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M5S: la ‘svolta istituzionale’. Le novità rispetto al 2013

Totale cambio di strategia su Governo e Gruppi parlamentari. “Baluardo dell’Europa” e Di Maio convoca la stampa estera. Ma rimane il nodo doppio mandato

di Andrea Spuntarelli

La svolta era già sembrata evidente durante la campagna elettorale, culminata con la presentazione di un Governo composto per lo più da tecnici e docenti universitari, ma quanto avvenuto dopo il voto l’ha ormai tramutata in certezza: il Movimento 5 Stelle ha messo da parte posizioni e atteggiamenti antisistema, in favore di una condotta istituzionale all’insegna di affermazioni come “saremo il  pilastro della XVIII Legislatura” o “per il Governo tutti dovranno parlare con noi”.

Sono infatti lontani anni luce i toni che nel 2013 accompagnarono l’irruzione dell’M5S in Parlamento, all’epoca definito una “scatoletta di tonno da aprire” poiché habitat dei partiti tradizionali e ora ritenuto un ambiente da illuminare “con gli interessi e le esigenze dei cittadini, a partire dalla definizione del Def” grazie alla #LampadinaGialla incarnata dagli eletti di Camera e Senato. Anche su quest’ultimo fronte il cambio di strategia è evidente, al di là della sede scelta per la prima riunione romana dei nuovi deputati e senatori (cinque anni fa il Movimento si ritrovò in un hotel nei pressi della stazione Termini, mentre per l’appuntamento di venerdì scorso la scelta è caduta su un prestigioso albergo del quartiere Parioli/Pinciano).

I primi Capigruppo pentastellati saranno il medico legale Giulia Grillo a Montecitorio e l’ex ufficiale dei Carabinieri Danilo Toninelli a Palazzo Madama; entrambi sono parlamentari uscenti (Toninelli è il referente dell’M5S in ambito di legge elettorale e riforme, Grillo fondò nel lontano 2006 un Meetup a Catania) e qui risiedono con tutta probabilità le ragioni della loro nomina. Sui 339 rappresentanti che il Movimento 5 Stelle porterà nelle Camere circa il 70% sono al debutto in Parlamento, e di conseguenza la ‘doppia velocità’ della delegazione grillina farà sì che nelle prossime settimane gli esponenti più esperti avranno un ruolo centrale, tanto nei primi passaggi della Legislatura quanto nella futura gestione dell’attività legislativa, rispetto alla quale sarebbero già previste sessioni di tutoring per agevolare i nuovi arrivati. Inoltre, è stato accantonato il meccanismo dell’alternanza semestrale alla guida dei Gruppi, poiché in base al Codice Etico del Movimento Giulia Grillo e Danilo Toninelli rimarranno in carica per 18 mesi.

Una svolta istituzionale, si diceva poc’anzi, ogni giorno meno nascosta da Luigi Di Maio, che dal 5 marzo non smette di rivolgere alle altre forze politiche appelli a “dimostrare responsabilità”, “confrontarsi sui temi” e “guardare alla stabilità del Paese”, dividendo in ogni caso la partita delle presidenze delle Camere dai giochi per Palazzo Chigi, in merito ai quali il Capo politico del Movimento 5 Stelle ha ribadito pochi minuti fa in una conferenza presso l’Agenzia della Stampa Estera di non essere disponibile “a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare”. Particolarmente significativi, se si pensa ai toni delle origini, sono stati negli ultimi giorni i riferimenti di Di Maio alla politica come qualcosa cui appassionarsi e da non guardare più con distacco, accompagnati da una suggestiva citazione di Alcide De Gasperi: “politica vuol dire realizzare”. A ben vedere, l’esatto contrario della volontà di non contaminarsi con i partiti sfoggiata nel 2013 al cospetto del Pd di Pierluigi Bersani, allora partito di maggioranza alla Camera ma non al Senato.

A ulteriore supporto della ‘svolta governista’ dei pentastellati è arrivata la pubblicazione, nella giornata di ieri, di un articolo del potenziale ministro dello Sviluppo Economico Lorenzo Fioramonti sul Financial Times. Sul quotidiano per antonomasia dei mercati finanziari, Fioramonti ha voluto rassicurare sulle intenzioni dell’M5S di agire nel quadro dell’Eurozona e sulla sua natura di formazione progressista, tale da rappresentare una speranza di riscatto per l’Italia e un “baluardo di stabilità” per l’Europa. Dopo averne illustrato gli obiettivi in ambito di fisco, welfare (reddito di cittadinanza incluso), sviluppo sostenibile, clima e immigrazione, l’ormai ex docente dell’Università di Pretoria ha riconosciuto che il successo della linea del Movimento dipende in prima istanza da come gli Esecutivi europei interagirebbero con un eventuale Governo Di Maio.

Tuttavia, il disegno politico del ‘nuovo’ Movimento 5 Stelle potrebbe essere messo in difficoltà da una delle norme fondamentali che regolano la sua esistenza sin dalla nascita: il limite tassativo di due mandati per ogni rappresentante nelle Istituzioni, volto a evitare la presenza di ‘professionisti della politica’ tra le proprie file. Qualora si rendesse necessario tornare a elezioni nel 2018, tutte le principali personalità dei grillini avrebbero concluso la loro carriera pubblica, a meno che non intervenisse una deroga ad hoc che equivarrebbe a uno strappo definitivo con il passato. Luigi Di Maio nella sua conferenza odierna ha definito nuovamente “regola sacrosanta” il limite del doppio mandato, rimandando comunque ogni riflessione sul punto, dal momento che l’M5S “non sta lavorando su uno scenario di nuove elezioni, ma per dare un Governo all’Italia”.

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