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L’Italia spende ogni anno 5 miliardi di euro in ICT, ma non mancano sprechi e investimenti errati

Il deputato Coppola (PD) chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione della PA

Lo scorso 21 aprile la Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati ha iniziato l’esame del documento relativo all’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni statali e locali e sugli investimenti complessivi riguardanti l’ICT. La proposta, di cui è relatore il deputato Paolo Coppola (PD), risale al marzo 2015, e nella relazione introduttiva si ricorda come l’attuale Agenzia per l’Italia digitale (rinominata così nel 2012) sia il risultato di una serie di trasformazioni che partono dal lontano 1993 (ex Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione). Alle agenzie si sono affiancati nel tempo decreti e disegni di legge che hanno definito l’organizzazione e la strutturazione tecnologica dello Stato e degli enti locali.

Lo scopo? Sburocratizzare i rapporti con il cittadino. Il risultato? Non ancora raggiunto.

Secondo uno studio Assinform la spesa complessiva ICT nella pubblica amministrazione nell’anno 2012 si è attestata intorno a 5.422 milioni di euro. Inoltre, questa sarebbe in costante calo dal 2007, a causa dei tagli determinati dalla spending review e dai limiti posti dal patto di stabilità interno (qui gli aggiornamenti al 2014)

Per quanto riguarda gli enti locali, invece, l’ISTAT ci informa che nel 2011 la spesa ICT è stata di 1.726.109.679 euro, pari a circa lo 0,69 per cento delle spese totali delle amministrazioni considerate. Considerando la spesa per abitante, si calcola una media nazionale pari a 28 euro, con notevoli differenze territoriali che variano dai 242 euro per abitante della Valle d’Aosta a quella minima di 10 euro della Campania.

Nonostante gli oltre 5 miliardi di euro di spesa complessiva annua, tra pubblica amministrazione centrale e locale, lo stato dell’innovazione e del digitale in Italia rimane ugualmente problematico e non adeguato ai livelli degli altri Paesi europei.

Come sono state spese le risorse messe a disposizione? Ci sono stati sprechi o investimenti errati?

A queste domande dovrebbe rispondere la Commissione di inchiesta che il gruppo dei deputati guidati da Coppola chiede di istituire:

  • Articolo 1: istituisce la Commissione e individua compiti specifici previsti per lo svolgimento delle finalità descritte;
  • Articolo 2: definisce i criteri per individuare i componenti e la costituzione dell’ufficio di presidenza e durata dei lavori della Commissione stessa, stabilita in un anno a partire dalla prima convocazione;
  • Articolo 3: definisce i poteri e i limiti previsti per lo svolgimento delle funzioni della Commissione;
  • Articolo 4: definisce l’obbligo al segreto di atti e documenti per i componenti della commissione, per il personale della stessa e per chiunque collabori con essa, al fine di non compromettere le indagini in corso;
  • Articolo 5: definisce l’organizzazione, prevedendo l’adozione di un regolamento interno, la possibilità di avvalersi dell’opera di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, la disponibilità di personale, locali e strumenti messi a disposizione dalla presidenza della Camera dei deputati e individua un limite massimo di spesa per il funzionamento della Commissione.

@malessandra_c