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Photo credits: Piattaforma infanzia

Cosa prevede la nuova normativa sulla tutela dei migranti minori non accompagnati

di Eleonora Masi

Ventisette articoli in un testo unico che risponde alle esigenze di un’emergenza di lungo termine: la Proposta di legge Zampa presentata per la prima volta più di 3 anni fa, il 4 ottobre 2013, è stata approvata definitivamente mercoledì 29 marzo con 375 sì, 13 no e 41 astenuti. Il provvedimento che rende illegale il respingimento di un minore non accompagnato alla frontiera, non è eccezionale, bensì “riconosce il diritto di essere bambini a prescindere dallo status di migranti o di rifugiati” come dichiara Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children che l’ha fortemente voluto insieme alla firmataria on. Sandra Zampa (Pd).

Dal 2014 in poi, il crescendo esponenziale degli arrivi (adolescenti tra i 13 e i 18 anni, prevalentemente maschi, da Afghanistan, Bangladesh, Egitto, Tunisia, Somalia ed Eritrea e ragazze provenienti soprattutto dalla Nigeria) e le inadempienze nei meccanismi di prima accoglienza hanno fatto sì che il tema diventasse sempre più urgente.

Dalla media di 7.000 arrivi annui pronosticati nel 2013 (tenendo in considerazione solo quelli identificati), i cosiddetti Msna (Minori stranieri non accompagnati, definizione chiarita dalla legge per applicare distinzioni più precise) il numero è di oltre 25.000 secondo il ministero dell’interno, per un totale di 11.656 richieste d’asilo. Queste ultime, a differenza del passato, da questo momento potranno essere presentate direttamente dai richiedenti senza la presenza di un tutore – a loro volta adesso regolati dall’elenco dei cosiddetti “tutori volontari” che ne assicura formazione e disponibilità. Oltre a quella dei tutori, è prevista la presenza di mediatori culturali durante tutto il percorso di accoglienza, che potrà estendersi oltre la maggiore età fino a 21 anni in casi straordinari, e verrà documentato da una “cartella sociale” che andrà a costituire un sistema informativo nazionale, una banca dati in cui raccogliere, se necessario, anche i frutti delle indagini familiari svolti dalle autorità competenti, nell’interesse del minore.

Questo servirà anche e soprattutto nei casi frequenti di alternanza degli operatori, in maniera che possano essere a conoscenza del background del minore e prendere decisioni in linea, evitando procedure ripetute e superflue. L’istituzione di un sistema nazionale anche a livello economico permetterebbe, poi, di alleggerire le responsabilità dei Comuni, finanziando quelli più interessati dal fenomeno.

Il monitoraggio anagrafico all’arrivo sarà molto più serrato ed uniforme sul territorio, poiché è proprio lì che molti minori si perdono: più di 10.000 “dispersi” su tutto il continente europeo secondo Europol, nel 2015, 6.000 solo in Italia nel 2016, molto spesso vittime di mafia e sfruttamento, senza considerare il dilemma opposto dei maggiorenni che mentono sull’età pur di ottenere tutela. Tuttavia, meno burocratiche saranno le procedure per l’ingresso nel Sistema Sanitario Nazionale e la riscossione del titolo di studi, anche in assenza del permesso di soggiorno.

Estrema priorità sarà data all’affido familiare e ai minori reduci da tratta ed abusi. Inoltre, le procedure giudiziarie saranno più “child friendly” nella misura in cui il minore ha diritto all’ascolto e all’assistenza legale come gratuito patrocinio a spese dello Stato. L’Italia, infatti, aveva già stanziato un fondo apposito regolato dall’articolo 25 della legge appena approvata pari a 30 milioni di euro per il 2014 e a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016.

Una manovra con cui l’Italia si rende orgogliosamente esempio per gli altri Paesi Ue.

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