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Le magnifiche sette

La sede del Ministero dell'Economia a via XX Settembre

Le febbrili giornate che sta vivendo il Governo hanno concentrato tutte le attenzioni sull’emergenza Coronavirus. Peccato che il Sistema Paese deve andare avanti, e tra gli impegni più stringenti figura il rinnovo delle nomine ai vertici delle società partecipate. Sono sette le fuoriclasse di questo campionato: Enel, Eni, Poste Italiane, Mps, Terna, Enav e Leonardo, che da sole valgono oltre 160 miliardi

di Stefano Gianuario

La cronaca vince su tutto. E’ una delle prime regole che chiunque voglia fregiarsi del “titolo” di giornalista deve imparare. Non c’è costume, sport, gossip – figuriamoci economia – che possa battere la narrazione quotidiana dei fatti di estrema attualità. Se poi c’è in ballo la salute collettiva di un intero Paese non c’è proprio partita. E’ per questa ragione che nelle febbrili (non se ne voglia, l’aggettivo è d’obbligo) giornate dell’ultima settimana è pressoché impossibile trovare notizie, tra tv e radio, tra giornali e web, che non siano legate in qualche modo al Coronavirus o Covid-19 (per chi già si sente un grande esperto in materia).

Discutibile o meno è quello che accade tra i media. Ma è anche la questione principe per la politica, con il Governo in prima linea a dover gestire l’emergenza: dal Presidente Conte, chiamato alla prima vera grande prova di maturità da statista; al Ministro degli Esteri Di Maio, impegnato nel difficile compito di “difesa della reputazione” (di un Paese del G8, non sua); fino ad arrivare a Roberto Speranza, a capo del dicastero della Salute, che mai avrebbe pensato di essere così al centro degli interessi nazionali.

Ma se i giornali possono dedicare meno spazio a sport, spettacolo o moda, i politici non possono permettersi altrettanto. A inizio febbraio, nelle stanze del potere in quel di Roma, si discuteva – come ormai ci avevano tristemente abituato – all’interno della maggioranza su una partita molto ghiotta, di scarso interesse per l’opinione pubblica ma di grande rilievo per gli equilibri partitici: la nomina dei vertici delle società partecipate.

Tra marzo e maggio infatti il Governo dovrà rinnovare la guida di un’ottantina di società a partecipazione pubblica: un campionato di primaria importanza, che si gioca ogni quattro anni circa, come i Mondiali di Calcio, e che mette in palio ruoli chiave da presidenti, amministratori delegati e membri dei consigli di amministrazione di realtà di primissimo piano dello scenario nazionale.
In vetta si trovano sette colossi dell’energia, quali Enel ed Eni; della finanza come Poste e Mps; delle infrastrutture, ovvero Terna ed Enav e della difesa, cioè Leonardo.
Queste “magnifiche sette” valgono insieme qualcosa come 160miliardi di euro, l’equivalente di cinque o sei manovre finanziarie “generose”.

Va da sé che avere un posto nell’olimpo di queste società sia qualcosa in più che vincere al superenalotto per i comuni mortali.

C’è di più: le sette partecipate in questione non devono essere pensate come i classici “carrozzoni italici”, anzi. In Borsa i titoli delle suddette società registrano crescite a doppia cifra. Nell’ultimo triennio, giusto per fare un esempio, l’andamento del titolo di Enel ha guadagnato il 73,2%; quello di Poste Italiane il 65% e quello di Enav il 46,9%. Da leccarsi le dita cinque a cinque per chi attende a fine anno i dividendi.

Cosa accadeva tra le fila del Governo ante Coronavirus, ovvero di inizio febbraio? Vigeva il tradizionalismo, con il classico dei classici, il manuale Cencelli alla mano, a dettare le linee guida per la spartizione di queste poltrone d’oro. Poi il Covid-19 è sbarcato – o meglio è stato individuato – anche in Italia e la cronaca dell’attualità ha avuto la meglio su tutto.

Peccato solo che le nomine non possano rinviarsi ad eternum: le assemblee delle magnifiche sette sono già state convocate; si parte il 6 aprile con Mps e, di settimana in settimana, occorre prendere decisioni fino a metà maggio, quando andranno rinnovati i vertici di Leonardo. I ritardi non sono ammessi, perché potrebbero mettere a rischio la continuità della gestione di realtà indispensabili per il Sistema Paese.

Cosa accadrà, quanto in fretta verranno prese le decisioni e soprattutto quanto in sordina non è dato di sapere.

Un dato, curioso però, arriva dalla Corte dei Conti. La spending review del Governo Renzi, nel 2014, prevedeva un drastico taglio delle partecipate. Il senatore fiorentino, nei panni di Presidente del Consiglio, viaggiava in quei tempi su consensi attorno al 40% e coniava slogan degli di un marketer professionista. Sulle partecipate disse, “da 10mila a mille”, incaricando poi il Ministro delle Riforme dell’epoca di organizzare il taglio, diventato celebre con il Decreto Madia. Ebbene la relazione della Corte dei Conti rivela che ci sono ancora più di 7.400 società partecipate attive, di cui appena un terzo offrono un servizio pubblico e, rispetto alle intenzioni del Decreto Madia, ne sono state chiuse appena 200, il 2,8% di quanto dichiarato.

Se si considera che i danni per la paralisi dovuta al Coronavirus del Nord Italia costeranno punti di PIL, che solo la Milano di cultura, intrattenimento e ristorazione vale ogni settimana 600milioni di euro (inevitabilmente compromessi) e che le fiere in Italia – antica eccellenza – fatturano 60miliardi l’anno e che dovranno gestire rinvii e cancellazioni, forse si è persa una vera occasione per una spendig review degna di questo nome.