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Il Lavoro secondo M5S: stop ai sindacati e meno ore di lavoro

Photo credits: Lettera43

Dopo Energia ed Esteri, nuova consultazione. “Lavoratori più partecipi dei processi aziendali”

di LabParlamento

Dopo Energia ed Esteri, il M5S ha effettuato una nuova consultazione in vista di una possibile assunzione di responsabilità governativa. Stavolta è toccato al Programma Lavoro.

Un comunicato informa che hanno partecipato alla votazione 24.050 iscritti certificati che hanno espresso complessivamente, per i cinque quesiti proposti, 210.788 preferenze. I risultati saranno oggetto di una conferenza stampa.

Al centro della consultazione il ruolo del sindacato.

Il primo quesito riguardava la Democrazia e sindacati nei luoghi di lavoro”. Il quesito era “Sei d’accordo che i lavoratori debbano avere il diritto di poter eleggere le proprie rappresentanze sindacali e di essere eleggibili con libera competizione tra tutte le organizzazioni indipendentemente dall’aver firmato l’accordo sindacale con la controparte?” 24.050 preferenze espresse. 23.283 sì, 767 no.

Seguiva lo Stop ai privilegi sindacali”: 47.709 le preferenze espresse. STOP ai sindacalisti carrieristi della politica e nei consigli di amministrazione e gestione delle aziende, la richiesta più pressante. Seguita nell’ordine dallo STOP ai bilanci opachi senza obblighi di trasparenza; ai finanziamenti pubblici e alle quote di servizio dei contratti e degli enti bilaterali; al rinnovo automatico delle tessere degli iscritti; ai distacchi retribuiti se non sono legati alla effettiva rappresentanza nei luoghi di lavoro e, infine, all’esercizio di Caf e Patronati senza alcun reale controllo pubblico.

Terzo quesito sugli Strumenti di partecipazione dei lavoratori all’impresa”: 47.043 preferenze espresse. Tra i temi più “cliccati”: avere dei rappresentanti dei lavoratori nei consigli di amministrazione per discutere la strategia e le risorse aziendali (Es. Consigli di Sorveglianza come in Germania); poter partecipare agli utili dell’azienda come pure a gruppi di miglioramento, composto da lavoratori, per l’innovazione organizzativa e la qualità del lavoro; poter dire la propria su come e’ organizzato il lavoro anche attraverso proposte e suggerimenti di cui il management deve tenere conto; avere spazio di scelta sul proprio orario di lavoro (Orario scelto); avere dei rappresentanti eletti direttamente da tutti i lavoratori per la gestione quotidiana dei problemi organizzativi con l’azienda.

Poi si affrontava il tema della Riduzione dell’orario di lavoro”: 68.700 preferenze espresse. Secondo i partecipanti alla consultazione occorrerebbe agire riducendo l’orario di lavoro al di sotto delle 40 ore settimanali; le giornate lavorative settimanali e/o annue: settimana di 4 giorni, aumento dei riposi, ecc.; disincentivando lo straordinario sul piano contributivo e fiscale e incentivando il part time lungo (> 30 ore) sul piano contributivo e fiscale; introducendo il diritto individuale al part time, salvo oggettiva impossibilita’ organizzativa; estendendo i congedi genitoriali, assistenziali, di studio e per attività civiche, anche aumentando le relative indennità economiche (es. dal 30% al 60% per i congedi parentali); incentivando i contratti di solidarietà difensivi, come strumento di riduzione dell’orario di lavoro e del salario, con lo scopo di mantenere l’occupazione in caso di crisi aziendale, come pure  i contratti di solidarietà espansivi, come strumento di riduzione dell’orario di lavoro e del salario, con lo scopo di favorire nuove assunzione all’interno dell’azienda; infine, agevolando il part time anche per i ruoli di responsabilità.

Ultima questione quella della Flessibilità pensionistica e lavori usuranti”: 23.286 preferenze espresse. Le risposte hanno puntato prioritariamente sull’incentivazione della staffetta generazionale, come strumento di riduzione dell’orario del lavoratore vicino alla pensione, a fronte dell’assunzione di giovani, al fine di favorire l’occupazione giovanile e accompagnare i lavoratori anziani verso la pensione, garantendo un passaggio di conoscenze ed esperienze tra generazioni; garantire la libertà dei lavoratori di decidere, entro certi limiti, il livello di contribuzione e l’eta’/anzianità di uscita dal lavoro; come pure, l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi versati a prescindere dall’età anagrafica estendendo, allo stesso tempo, le tutele previdenziali dei cosiddetti lavori “usuranti” a categorie professionali oggi non incluse.