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L’allarme dell’ANAC: le organizzazioni criminali stanno infiltrando l’economia legale

Legge sul whistleblowing, decreto Sblocca-cantieri e i casi di imprese raggiunte da interdittive antimafia. Ecco i numeri dell’ultima relazione dell’Autorità Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone

di Stefano Bruni

Eccezionale successo della legge sul whistleblowing, dubbi sul decreto Sblocca-cantieri e timori per l’aumento dei casi di imprese raggiunte da interdittive antimafia.

Ecco in due righe il contenuto della relazione dell’Anac, presentata, per l’ultima volta, il 6 giugno scorsoda Raffaele Cantone, Presidente in uscita dell’Autorità.

Le oltre trecento pagine di relazione hanno evidenziato alcuni numeri positivi rispetto alle segnalazioni da parte dei whistleblowing (cioè i dipendenti pubblici che intende segnalare illeciti di interesse generale e non di interesse individuale, di cui siano venuti a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, in base a quanto previsto dall’art. 54 bis del d.lgs. n. 165/2001, modificato dalla legge 30 novembre 2017, n. 179).

Nel 2015 erano 125 le segnalazioni, 183 nel 2016, 384 nel 2017 e addirittura 783 nel 2018.

Il dato dell’ultimo anno risente probabilmente dell’entrata in funzione della piattaforma informatica che consente la compilazione, l’invio e la ricezione delle segnalazioni stesse in forma riservata.

Interessante la distribuzione territoriale delle segnalazioni: il 42% sono arrivate da regioni del sud, il 32% da quelle del nord e il 23% dal centro.

Alcune (il 3%) sono non classificate, 16 sono invece quelle trasmesse, per competenza, alla procura, e 10 quelle indirizzate alla Corte dei Conti.

Sfogliando la relazione si vede anche che il 37,12% delle segnalazioni si riferisce a Regioni ed enti locali, il 16,96% ad amministrazioni ed enti pubblici in generale, il 14,8% ad aziende sanitarie e ospedaliere, il 13,14% ad istituzioni scolastiche, di formazione e ricerca, il 9,44% a società a capitale pubblico o pubblico-privato, l’1,53% a società private.

Tra le tipologie d’abuso, invece, la voce “corruzione, cattiva amministrazione, abuso di potere” (19,84%) prevale su “appalti illegittimi” (17,72%), “adozione di misure discriminatorie da parte dell’amministrazione o dell’ente” (15,34%), “concorsi illegittimi” (12,57%), “incarichi e nomine illegittime” (10,98%), “mancata attuazione della disciplina anti-corruzione” (8,47%), “cattiva gestione delle risorse pubbliche e danno erariale” (7,94%), “conflitto di interessi” (5,56%).

Uno dei punti più delicati del report è però quello relativo al serio aumento dei provvedimenti di commissariamento delle imprese raggiunte da interdittiva antimafia. Negli ultimi quattro anni le prefetture hanno infatti emesso 1.922 interdittive antimafia: 366 nel 2015, 411 nel 2016, 572 nel 2017 e 573 l’anno scorso, il 56,5% in più rispetto al 2015.

Un numero preoccupante – lo ha definito Cantone – sintomatico di quanto le organizzazioni criminali stiano infiltrando l’economia legale”.

Approfondendo il punto, il vertice dell’ANAC ha spiegato che si tratta di un “istituto di competenza del solo prefetto e sul quale comunque l’autorità viene sempre sentita”. Inoltre, ha precisato meglio l’ex pm, “le aziende interdette vengono immediatamente segnalate all’autorità ai fini dell’annotazione nel casellario”.

Un passaggio dell’intervento di Cantone è stato poi dedicato al decreto sblocca – cantieri che, come noto, non riscuote le simpatie delle opposizioni in Parlamento.

Il provvedimento invece non è parso così negativo al relatore: “pur incidendo anche sui poteri dell’Autorità “non è criticabile”, è stato detto.

Non solo. È “il giudizio complessivo sull’impianto che resta sospeso” ha chiarito Cantone “anche in attesa che si completi l’iter legislativo della conversione e soprattutto dell’approvazione della legge delega”.

L’importante, è stato detto in conclusione, è che “il settore degli appalti ha assoluto bisogno di stabilità e certezza delle regole, e non di continui cambiamenti che finiscono per disorientare gli operatori economici e i funzionari amministrativi”.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni