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marzo 24, 2017
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L’accessibilità a Internet sbarca in Senato: sfida sulla net neutrality

Affermato il diritto di accedere liberamente alla Rete senza boicottaggi o rallentamenti. Sullo sfondo il caso Wind Tre

di Giacomo Di Stefano

È arrivato alla Commissione 8 del Senato (Lavori pubblici, Comunicazioni) il Disegno di legge Quintarelli sulla fornitura di servizi Internet. A luglio 2016 il provvedimento è stato approvato dalla Camera e ora è in corso d’esame, appunto, presso la Commissione presieduta dal senatore Altero Matteoli.

Tra i vari temi affrontati dalla proposta, spicca quello della net neutrality, il principio giuridico che sancisce il diritto di accedere liberamente ai servizi della Rete senza che i providers ne boicottino alcuni contenuti per favorirne altri.

Un argomento sentito in tutto il globo, dagli Stati Uniti – dove si vocifera che Trump la voglia mettere in discussione – all’Italia, dove nei giorni scorsi l’Agcom ha diffidato Wind Tre per una formula discriminante nei confronti della concorrenza. Al centro della disputa un app musicale e una di messaggistica, entrambe di Wind, che funzionano senza consumare giga. Secondo l’Autorità garante, quest’ impostazione andrebbe a danneggiare altre piattaforme (come Spotify o WhatsApp), ma soprattutto il principio di net neutrality.

L’affare-Wind è emblematico e racconta il tempismo di un’iniziativa parlamentare che cerca di far stare il legislatore al passo con i tempi del digitale.

All’interno della proposta relazionata in Commissione dall’ingegnere – e senatore Pd – Salvatore Margiotta, è l’articolo 3 a ospitare la tutela della neutralità della Rete.

Nel comma 1 si vieta ai fornitori di reti di ostacolare o rallentare la fruizione di app o servizi se non “per brevi periodi” al fine di limitare la congestione del traffico. Un’eccezione che si applica anche quando c’è da “preservare l’integrità e la sicurezza della Rete”.

Capitolo servizi premium: il comma 2 consente la “prioritarizzazione di classi di traffico nella rete di accesso per soddisfare una richiesta dell’utente riguardante il proprio segmento di rete di accesso”. Tutto ciò, a patto che l’offerta di Internet rimanga invariata e separata rispetto a eventuali canali privilegiati.

Sullo sfondo la convinzione che providers e operatori non possano influenzare le decisioni del consumatore. Scelte che potrebbero essere distorte, minando i princìpi della libera concorrenza.