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LabParlamento rilancia

Nuovo sito di notizie e approfondimenti. Gli scenari. Il ruolo dell’informazione.

di Stefano Delli Colli

Si arricchisce l’informazione giornalistica sul web. Da oggi LabParlamento (www.labparlamento.it) inaugura un nuovo sito di attualità con notizie, commenti, approfondimenti e scenari.

Al centro, come del resto è stato dall’avvio delle attività multidisciplinari del portale nato nel 2014, i fatti del Parlamento e del Governo con apposite rubriche di servizio ai lettori, come quella sulle scadenze – inserite in tempo reale – degli emendamenti in Aula e presso le Commissioni. Ma anche le news in settori di particolare interesse come politica economica, fiscale e del lavoro, affari sociali, politica estera, economia circolare, ambiente ed energia, industria, sharing economy, mobilità sostenibile, e-commerce, ICT e digitale. 

L’apporto esteso dei social, specie di Twitter con il costante monitoraggio dei lavori parlamentari e delle principali novità istituzionali, rafforza l’obiettivo di creare un vero e proprio laboratorio di conoscenza, imparziale e trasparente, in un momento quanto mai delicato della congiuntura politica, sociale ed economica del Paese.

Il nuovo LabParlamento lascia infatti gli ormeggi in un mare che tempestoso è dir poco. Per la vita nazionale. Per gli accadimenti internazionali. Nondimeno per i diritti/doveri di un’informazione che, da tutto ciò, dovrebbe far derivare un’assunzione di accresciuta sensibilità e responsabilità.

Ci troviamo in una delle fasi più incerte della storia nazionale. E assistiamo con preoccupazione all’involuzione di un sistema politico che pare più ansioso di delegittimarsi ulteriormente piuttosto che di ricostruirsi come punto di riferimento sicuro di un Paese che reclama mai come oggi buon governo, signorilità di comportamenti e concretezza di azioni per fronteggiare nell’ordine gravi calamità naturali, crescente malessere sociale e pesante crisi economica.

Atmosfera incupita dai segnali che arrivano dal resto del mondo. A un’Europa vieppiù balbettante e divisa fa infatti da contraltare una potenza democraticamente globalizzata, gli Usa, che con l’avvento dell’era Trump sembra aver scelto un’isolazionismo autoreferenziale, a dir poco presuntuoso. Sovvertendo in tal modo valori storicamente condivisi nell’ansia di risolvere problematiche esistenziali, culturali e materiali (al primo posto il terrorismo jiahidista) che, per questa via, rischiano inevitabilmente e pericolosamente di aggravarsi.

Questo, oggi, lo scenario che un’informazione sempre più ampia si trova a dover interpretare e descrivere. In tutti i settori ma particolarmente in quelli, assai delicati e sensibili, della politica e dell’economia.

La comunicazione ha raggiunto livelli straordinari dal punto di vista della diffusione, tali da rendere evidente la facile influenza, diretta o indiretta, sulla formazione delle persone. Ci si avvicina e poi ci si “consegna” a internet perché è uno spazio gratuito sempre meno indistinto e inaccessibile, dinamico e aperto. Il fenomeno cresce a ritmi esponenziali, con caratteristiche proprie che vanno di pari passo al sempre più evidente fallimento della Politica, al disincanto verso sicurezze che non sembravano attaccabili mentre si è perso ogni riferimento reale, perché dimostratosi falso e/o contraddittorio.

Il vero pericolo allora è quello di non distinguere più nulla. Fare di ogni erba un fascio. I concetti di buona e cattiva informazione deformandosi nell’imperativo di comunicare comunque, con scarsi per non dire nulli controlli. Tanto più pericoloso se la notizia riguarda settori specializzati, settoriali.

La “bolla” imploderà da sola? Difficile dirlo. Ma certo sarebbero urgenti diverse  linee guida, un’assonanza di rapporti e condivisioni – innanzitutto sociali – che al momento sembra perduta e richiede lunghi tempi di ricostruzione. Cosicché, intanto, crediamo che la cosa più utile da fare sia darsi un’autodisciplina, professionale oltre che personale. Siamo per un’informazione senza “se” e senza “ma” solo previa attenta selezione. Con il solo obiettivo, molto semplicemente, di spalancare la finestra sul mondo. Nessuno pretende di conoscere in assoluto tutte le risposte. Nondimeno è indispensabile sviluppare una sorta di spirito critico verso i tanti problemi che abbiamo davanti. In modo da elaborare prima e offrire poi valide, condivise soluzioni alternative. L’ambizione forse esagerata resta quella di cambiarlo il mondo, cominciando nel piccolo – perché no –  da noi stessi.