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Italia, si stabilizzano i disoccupati ma non ancora i contratti

De Novellis (REF Ricerche) commenta a LabParlamento gli ultimi dati Istat. Maggiori straordinari e minori part-time 

di Valentina Magri

“Non è detto che l’economia stia peggiorando, ma magari è un segnale che la crescita ha un minore contenuto di occupazione, per cui la produttività è maggiore. Inoltre si entra in una fase in cui le imprese iniziano a crescere utilizzando le ore lavorate per occupato, attraverso maggiori straordinari e minori part-time, invece che aumentare la platea degli occupati” Così Fedele De Novellis, partner REF Ricerche, interpreta le stime su occupati e disoccupati italiani pubblicate ieri dall’Istat.

A gennaio 2018 il tasso di disoccupazione ha ripreso a salire: non accadeva da luglio. Può commentarci le ultime dinamiche della disoccupazione italiana?

“Al di là di queste oscillazioni mensili, per loro natura erratiche, possiamo dire che il calo della disoccupazione si è arrestato da agosto, ma oggi abbiamo all’incirca lo stesso numero di disoccupati di agosto e il tasso di disoccupazione è simile a quella di agosto-settembre 2017. Toccato il minimo del tassi di disoccupazione a giugno, abbiamo avuto delle oscillazioni. Da 6-7 mesi la disoccupazione  ha smesso di ridursi e si è stabilizzata. Questa stabilizzazione deriva da una consolidamento del numero di occupati negli ultimi 6 mesi.”

Sono saliti gli occupati rispetto al mese scorso, ma l’aumento è trainato dai contratti a termine, mentre scendono quelli a tempo indeterminato. Significa che non c’è molta fiducia verso la ripresa da parte delle imprese?

“Negli ultimi due anni, è cambiata la composizione degli occupati: sono aumentati i lavoratori a termine e si sono ridotti gli autonomi, anche per un passaggio di questi ultimi da collaboratori a lavoratori a termine. Avevamo quasi 15 milioni di contratti a tempo indeterminato poi la riduzione degli incentivi ha portato a 100mila persone in meno con questi contratti. I lavoratori permanenti sono cresciuti molto nel 2015 grazie agli incentivi, sono saliti ancora nel 2016, hanno toccato il massimo nel marzo 2017, poi hanno iniziato a ridursi. Potrebbe chiudersi nel 2018 la forbice tra contratti a tempo determinato e indeterminato, con i primi che salgono e i secondi che scendono.”

Tra le donne italiane, salgono le occupate e scendono le inattive, anche se i nostri livelli di occupazione femminile sono ancora parecchio inferiori a quelli degli altri paesi UE. Secondo lei è in atto un cambiamento di passo a livello nazionale?

“La partecipazione femminile al lavoro in Italia ha dei livelli da economia molto marginale, non da economia sviluppata. È normale che il tasso di partecipazione femminile sia maggiore nelle nuove generazioni, che non si comportano più come le loro nonne, per cui man mano che entrano nuove coorti nella forza lavoro, si hanno comportamenti femminili simili a quelli della forza lavoro maschile. È un trend fisiologico e auspicabilmente destinato a continuare.”

Quali saranno a suo avviso gli effetti dei nuovi incentivi alle assunzioni dei giovani reintrodotti con la legge di Stabilità?

“Nel 2015 sono stati dati molti soldi per un periodo lungo, ora lo sgravio è di ammontare inferiore e per un periodo più breve. Non si tratta di un cambiamento di costo tale da poter generare livelli di contratti a tempo indeterminato come nel 2015. Però i dati degli ultimi mesi ci dicono che per gli under 25 c’è stato un discreto aumento dell’occupazione: potrebbe essere un primo segnale di un migliore ingresso sul mercato del lavoro da parte dei giovani.”

Scarica il rapporto Istat