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“Italia sempre più fragile, restano i nodi strutturali”

La crescita non basta e si distribuisce aumentando le disuguaglianze. Va meglio per i lavoratori dipendenti. La casa come protezione. Vecchi (Tor Vergata) commenta i dati di Bankitalia  

di Valentina Magri

“Il rapporto sulla ricchezza degli italiani di Banca d’Italia pone enfasi su mancata crescita, disuguaglianza e soprattutto sulla povertà. Se si confrontano i dati di Bankitalia del 2006 con quelli del 2016, il tasso di povertà è quasi raddoppiato al Nord e aumentato più tra gli stranieri che tra gli italiani. I divari tra Nord e Sud sono aumentati. Questi dati mostrano una fragilità e una vulnerabilità che mi preoccupano”, commenta a LabParlamento Giovanni Vecchi, professore associato di Economia all’Università di Roma Tor Vergata e autore della ricerca “In ricchezza e in povertà. Il benessere degli italiani dall’Unità a oggi” edita da Il Mulino.

Per la prima volta dallo scoppio della crisi, i dati di Banca d’Italia rilevano un aumento del 3,5% del reddito medio equivalente delle famiglie nel 2016 e al contempo un  aumento della disuguaglianza, “tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni ’90” e la quota di persone a rischio povertà (23%). Come si conciliano questi dati?

“Non sono sorprendenti. La crescita economica spesso si accompagna ad un aumento della disuguaglianza. La buona notizia è che ci sia una ripresa della crescita, quella cattiva è che continuiamo a vedere una distribuzione dei suoi benefici solo per alcuni che aumentano la loro distanza con gli altri, cumulando la disuguaglianza con quella passata. Secondo la “teoria del rigagnolo”, la crescita è come un ruscello che prima o poi raggiunge tutti a valle, ma non è quello che stiamo vedendo, ci dicono i dati.”

Banca d’Italia ha rilevato un aumento del reddito soprattutto per famiglie con lavoratori dipendenti e pensionati e una discesa per quello degli autonomi. Come mai, secondo lei?

“Non sono state svolte analisi che rispondano a queste domande da parte di Bankitalia. Per quanto riguarda il lavoro dipendente, sono aumentati il numero di percettori di reddito e la loro retribuzione media annua, mentre c’è stata una flessione del reddito degli autonomi di cui non sappiamo le cause. Sono cambiamenti che hanno luogo perché l’Italia non è ancora uscita dalla crisi, per cui le risorse si riallocano e i settori si riaggiustano. Buone notizie insomma per i dipendenti, meno per gli autonomi, che però dobbiamo ricordarci che hanno un reddito molto più alto, che ha subito una  flessione lieve.”

L’aumento di povertà e disuguaglianze è un effetto della crisi o un problema strutturale dell’Italia?

“Ho pochi dubbi sulla seconda ipotesi. L’Italia è stata colpita da uno shock nel 2007-2008, ma a differenza di altri paesi non ci siamo ancora ripresi in termini di PIL. I problemi di povertà e disuguaglianza sono strutturali anche perché i dati di Banca d’Italia confrontano il 2016 con il 2006 (pre-crisi) e mostrano che l’economia italiana non solo non ha recuperato ma è peggiorata rispetto al 2006. Un’economia che non si riprende in 12 anni ha evidentemente dei problemi strutturali. Il nostro sistema non si è ammodernato, non ha investito e da tempo è incapace di crescere.”

Il 70% delle famiglie è proprietaria della casa in cui vive, sebbene il valore degli immobili in media è diminuito del 23% rispetto al 2006. Come mai gli italiani amano vivere lo stesso in case di proprietà?

“Per molti proprietari della casa, essa  rappresenta più di due terzi della ricchezza.  La casa non si può vendere in caso di shock negativi di ricchezza, perciò gli italiani hanno poca liquidità da utilizzare per far fronte alle avversità. Continuano ad aumentare le persone che non riuscirebbero a farvi fronte per tre mesi  neanche vendendo tutto ciò che hanno accumulato: sono il 44% degli italiani. Ciononostante, appena escono dalla povertà cercano di acquistare benessere e quindi una casa. Questo significa che il mercato degli affitti non gode di buona salute, ed è difficile vendere ricchezza per fronteggiare le avversità ma anche che la casa è sinonimo di protezione quindi riflette un tratto culturale delle famiglie che la vogliono possedere.”