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Istat e Eurostat lanciano l’allarme: mercato del lavoro italiano fermo

400.000 occupati in più e 200.000 disoccupati in meno in tre anni. Diminuiscono le persone in cerca di occupazione (-0,9%, pari a -25 mila unità) e sono soprattutto donne e giovani (15 – 34 anni). Aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +26 mila unità) e il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,1 punti percentuali). Disoccupazione giovanile al 31,6%, meglio solo della Grecia (36%) e della Spagna (34,1%)

di Stefano Bruni

Il mercato del lavoro in Italia è sostanzialmente fermo. Lo dicono gli ultimi dati Istat relativi al mese di novembre 2018.

Il numero di occupati in verità è anche un po’ diminuito rispetto al mese precedente, ma cresciuto, anche se di poco, dall’inizio dell’anno (23.063.000 di occupati a gennaio contro 23.238.000 registrati a novembre). Certo è che se questi numeri si confrontano con quelli di tre anni prima (cioè del 2016) quello che si percepisce è uno stato di “immobilismo” del mercato del lavoro. A gennaio 2016 gli occupati erano infatti 22.630.000: 400.000 in meno rispetto ad oggi. Dunque l’Italia ha una crescita dell’occupazione pari a circa 12.000 unità al mese su oltre 22 milioni di lavoratori. Un po’ pochino.

E poi torna a calare, dopo due mesi di crescita, la stima delle persone in cerca di occupazione (-0,9%, pari a -25 mila unità). Il calo si concentra prevalentemente tra le donne e le persone da 15 a 34 anni. Aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,2%, pari a +26 mila unità) e il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,1 punti percentuali). Anche questo dato conferma che il mercato del lavoro ha poco appeal . O forse, come hanno sussurrato alcuni leggendo i dati, si tratta dell’effetto reddito di cittadinanza: “se il mercato del lavoro non è dinamico e pronto ad accogliermi, tanto vale stare a casa ad aspettare il reddito di cittadinanza” ha osservato qualcuno mettendosi nei panni di chi è alla ricerca di una occupazione.

Timidi, ovviamente, anche i segnali sul fronte della disoccupazione al 10,5% (-0,1 punti percentuali), con quella giovanile che scende al 31,6% (-0,6 punti).

Anche qui, se si rivolge lo sguardo indietro, i numeri non sono molto cambiati: a gennaio 2016 c’erano 2.959.000 di disoccupati (pari ad un tasso di disoccupazione dell’11,6%), a novembre 2018 erano 2.735.000 (tasso di disoccupazione al 10,5%).

Analizzando invece l’andamento annuo si vede che l’occupazione cresce dello 0,4%, pari a +99 mila unità; l’espansione interessa solo gli uomini e i lavoratori a termine (+162 mila); risultano lievemente in crescita gli indipendenti, mentre si registra una flessione dei dipendenti permanenti (-68 mila). Nell’anno aumentano poi esclusivamente gli occupati ultracinquantenni (+275 mila), mentre si registra una flessione tra i 15-49enni (-175 mila).

Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età. Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna al calo dei disoccupati (-4,3%, pari a -124 mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,4%, -49 mila).

Se si guarda oltre i confini, ed in particolare nell’area dell’euro, i dati sono ben diversi. Eurostat ha indicato che il tasso di disoccupazione destagionalizzato è stato del 7,9% a novembre 2018, in calo rispetto all’8,0% di ottobre 2018 e all’8,7% di novembre 2017.

Si tratta cioè del tasso più basso registrato nell’area dell’euro dall’ottobre 2008.

Nell’Ue28, il tasso di disoccupazione era del 6,7% a novembre 2018, stabile rispetto a ottobre 2018 e in calo dal 7,3% del novembre 2017. Rimane il tasso più basso registrato nell’Ue28 dall’inizio del gennaio 2000.

Secondo l’Ufficio statistico europeo, inoltre, i tassi di disoccupazione più bassi registrati a novembre 2018 nei Paesi europei sono stati quelli della Repubblica ceca (1,9%), della Germania (3,3%) e dei Paesi Bassi (3,5%). I più alti tassi di disoccupazione sono stati registrati invece in Grecia (18,6% nel settembre 2018) e in Spagna (14,7%). Sempre nel novembre 2018, 3,4 milioni di giovani di età inferiore ai 25 anni erano disoccupati nell’Ue28: i tassi più elevati di disoccupazione giovanile sono stati rilevati invece in Grecia (36%), in Spagna (34,1%) e in Italia (31,6%).