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Istat: disoccupazione in calo, ma 2,5 milioni di italiani sono ancora senza lavoro

Il tasso scende al 9,9%, il livello più basso degli ultimi anni. Crescono gli occupati anche se “a ritmi meno sostenuti”. Tra i canali preferiti per la ricerca di lavoro si confermano quello informale, l’invio dei curricula e Internet. Aumentano i contatti con Centri per l’impiego e agenzie di somministrazione

di Stefano Bruni

Disoccupazione in calo nel secondo trimestre dell’anno 2019.

A certificarlo è l’Istat, che ha diramato il 12 settembre il comunicato sull’andamento del mercato del lavoro, nel quale si legge che il tasso di disoccupazione registrato è stato pari al 9,9%.

A livello trimestrale, è questo il dato più basso per il tasso di disoccupazione negli ultimi anni. Fu infatti nel quarto trimestre del 2011 che l’indicatore della disoccupazione si fermò al 9,2%.

In considerazioni di tali andamenti, la stima del numero di disoccupati in valore assoluto scende a 2 milioni 545 mila persone.

Rispetto al numero degli occupati, si registra un incremento rispetto al trimestre precedente pari a 130 mila unità (+0,6%), grazie soprattutto all’aumento dei dipendenti permanenti (+97 mila, +0,7%). «Meno intensa» invece, dice l’Istat, la crescita dei dipendenti a termine (+16 mila, +0,5%) e degli indipendenti (+17 mila, +0,3%).

Il tasso di occupazione sale quindi e si attesta al 59,1% (+0,3 punti), mentre il tasso di inattività rimane stabile al 34,3% in tre mesi. Gli occupati stimati dalla rilevazione dell’ Istat risultano pari a 23 milioni 390 mila persone. Nel confronto rispetto al trimestre precedente, la crescita risulta più accentuata nel Mezzogiorno (+1,1%) rispetto al Nord e al Centro (+0,4% e +0,3%, rispettivamente).

L’Istituto nazionale di Statistica segnala inoltre che prosegue ma «a ritmi meno sostenuti» anche la crescita su base annuale: +78 mila occupati (+0,3%), dovuta ai dipendenti permanenti (+112 mila, +0,7%) a fronte del calo di quelli a termine (-15 mila, -0,5%) e indipendenti (-19 mila, -0,4%).

Volgendo lo sguardo all’input di lavoro, nello stesso periodo, per le ore lavorate si osserva una lieve diminuzione su base congiunturale (-0,1%) e un rallentamento della crescita in termini tendenziali (+0,4%).

Tali dinamiche sono la conseguenza, dice l’Istat, di una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica che infatti ha registrato, nell’ultimo trimestre, una variazione congiunturale nulla del Pil.

Altro dato interessante è quello del costo del lavoro che, nel secondo trimestre, cresce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

La spiegazione di questa dinamica è legata all’ aumento delle retribuzioni pari a +0,1% su base congiunturale e +1,6% su base annua e degli oneri sociali, che crescono di più, pari a +0,3% su base congiunturale e +4,5% su base annua.

Ancora una volta, il canale prevalente nella ricerca del lavoro è stato quello informale. È l’82,7% a rivolgersi a parenti, amici e conoscenti per poter avviare o riavviare il proprio percorso lavorativo.

Il 65,4% si affida invece all’invio del proprio curriculum, il 55,6% utilizza internet.

Tutti e tre i canali sono però in contrazione rispetto al passato, mentre aumenta la quota di disoccupati che ha contattato il Centro pubblico per l’impiego (22,3%, +1,1 punti) e quella di quanti si sono rivolti alle agenzie di somministrazione (12,2%, 1,6 punti).

Commenti positivi rispetto ai dati sono giunti, come prevedibile, dalla compagine pentastellata del Governo Conte II.

La neo Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha infatti sottolineato che tali dati «sono l’ennesima testimonianza della bontà delle misure che come Movimento 5 Stelle abbiamo messo in campo nei primi quattordici mesi alla guida del Paese» ed ha rilanciato affermando che è sua intenzione «portare avanti il percorso iniziato creando un mercato del lavoro sempre più inclusivo, con al centro il rispetto della dignità e dei diritti dei lavoratori. Salario minimo, fase 2 del Reddito di cittadinanza e parità di genere nelle retribuzioni – rimarca – sono i prossimi obiettivi che voglio realizzare per il bene dei cittadini».

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni