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Instagram dice addio ai like: panico tra le star di tutto mondo

Instagram annuncia un new deal etico: nessun “mi piace” sarà più visibile accanto alle immagini pubblicate dagli utenti, così da non creare più ansie e frustrazioni. La sperimentazione, già partita in Canada, arriva adesso anche in Italia, creando malumore tra i big del mondo digitale, che intravedono un futuro a tinte fosche. Influencer in fila per il reddito di cittadinanza?

di Alessandro Alongi

Rientro amaro dalle vacanze per vip e influencer di tutto il mondo, ma anche per ogni singolo utente di Instagram il cui umore quotidiano è legato al numero di approvazioni ricevute sulla più famosa piattaforma di immagini del mondo.

Da qualche mese il social network di proprietà di Mark Zuckerberg ha deciso di avviare una sperimentazione capace – se tale cosa entrerà in esercizio  – di sconvolgere la vita molti. È allo studio, infatti, la possibilità di rendere nascosti a tutti, fuorché al legittimo proprietario dell’immagine, il numero di like ricevuti da ogni fotografia postata sulla piattaforma. Al momento nulla è certo, ma tale salto di paradigma sta facendo già molto discutere.

«Vogliamo aiutare le persone a porre l’attenzione su foto e video condivisi e non su quanti like ricevono. Vogliamo che Instagram sia un luogo dove tutti possano sentirsi liberi di esprimersi. Stiamo avviando diversi test in più paesi per apprendere dalla nostra comunità globale come questa iniziativa possa migliorare l’esperienza su Instagram» ha dichiarato, senza possibilità di retromarcia, Tara Hopkins, Head of public policy di Instagram.

Il pulsante “mi piace” non verrà però rimosso. Secondo quanto si apprende da ambienti vicino al quartier generale della società che ha creato il mito degli influencer, esso rimarrà presente sul social, lasciando così invariata la possibilità di esprimere il proprio apprezzamento alle immagini caricate dagli utenti. Quello che cambierà rispetto a quanto accade adesso, invece, sarà l’impossibilità per gli altri utenti di vedere il numero di apprezzamenti registrati da ogni singolo scatto, informazione che rimarrà visibile soltanto all’autore. Per farsene cosa al momento non è chiaro. Che vantaggio ci sarebbe – pensano in queste ore i più narcisisti – a far sapere a chiunque il luogo di villeggiatura o il nuovo capo griffato senza possibilità di conteggiare pubblicamente apprezzamenti e invidie? Una vera rivoluzione, che di sicuro metterà in crisi il mondo del marketing che, sull’approvazione data ad ogni singola immagine, ha creato un nuovo business.

Ha iniziato il Canada, lo scorso aprile. Successivamente la fase di test ha progressivamente interessato altri paesi: Brasile, Australia, Irlanda, Giappone e Nuova Zelanda. Anche in Italia la società americana ha avviato, già su alcuni account, la sperimentazione a partire dallo scorso luglio. In sordina.

Quali siano i reali motivi della scelta dirompente ancora lo si ignorano, di sicuro tale valutazione va incontro a motivazione etiche, come la possibilità di contenere invidia, frustrazione e (secondo alcune ricerche) depressione di tutti gli utenti che, potendo “pesare” a suon di like la popolarità di celebrità, personaggi dello spettacolo o semplici amici e conoscenti, provano un senso di auto-ingratitudine di fronte a queste vite apparentemente perfette.

Altro mercato in declino, in prospettiva, sarà quello dei “like farlocchi”, ovvero la possibilità che, utilizzando determinati software e sistemi automatizzati, si possano acquistare illegalmente facili consensi digitali, così da far decollare i giudizi alle singole immagini pubblicate.

Stop, dunque, all’indice di gradimento formato da cuoricini e pollici all’insù. A farne le spese qualcosa le 95 milioni di foto quotidianamente postate sulla piattaforma. A tanto ammonta, infatti, il traffico di immagini caricate ogni giorno su Instagram. In futuro meno giudizi e più attenzione ai contenuti.

A farne le spese, in primis, tutto il mondo glitterato delle star, già colpito in Italia ripetutamente dall’Antitrust e che adesso vede profilarsi un futuro nebuloso, una crisi di popolarità che equivarrebbe alla fine del proprio business, viaggiando tale fama proprio sul consenso riscosso sulla piattaforma. Se essi non potranno più dimostrare l’importanza del numero dei propri seguaci, come riusciranno a riscuotere contratti milionari con aziende e case di moda, disposte finora a tutto per avvicinare l’immagine dei loro prodotti a quelle delle star digitali? In molti sussurrano che sarebbe anche ora che i nuovi vip virtuali si cercassero  finalmente un lavoro. Reale.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.