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Innovazione tecnologica a caccia di evasori

I danni dall’evasione tributaria causano una perdita per l’erario superiore a 90 miliardi. Il fisco si dota di nuovi segugi informatici per stanare le operazioni sospette

di Alessandro Alongi

Sister. Cete. Serpico. Siva. Molecola. Tanti nomi, originali e misteriosi che, seppur sconosciuti ai più, stanno diventano insostituibili punti di riferimento per gli esperti della Guardia di Finanza nella difficile lotta agli evasori fiscali, sistemi tecnologici grazie ai quali sarà possibile imprimere un’accelerata contro i «furbetti delle tasse».

Nell’ultimo anno e mezzo la Guardia di Finanza ha portato alla luce 2 miliardi e 300 milioni di euro frutto di distrazione, segnalando nel contempo più di 3 mila casi di società «cartiere» o «fantasma», create ad hoc per la realizzazione di frodi IVA, la costituzione di crediti fittizi e l’ottenimento di indebite compensazioni. Nel settore della fiscalità internazionale, le fiamme gialle hanno scoperto 2.120 casi di malversazione, avviando 128.000 tra verifiche e controlli nei confronti delle persone e delle imprese considerate maggiormente a rischio di evasione. Numeri da capogiro ma che rappresentano pur sempre la punta di un iceberg.

Le risorse recuperate dagli accertamenti tributari confluiscono nel Fondo per la riduzione della pressione fiscale, apposita voce di bilancio introdotta dalla legge di stabilità del 2014, ma ancora abbastanza esigua. Ma negli ultimi tempi l’azione di controllo e repressione può contare su un alleato in più: l’innovazione digitale.

In particolare spicca l’utilizzo di oltre 40 banche dati e applicativi informatici utilizzati in campo economico-finanziario dagli uomini delle fiamme gialle e, in particolare, dal Nucleo specializzato in entrate tributarie che, grazie all’incrocio delle informazioni in esse contenute, riescono a individuare efficacemente gli obiettivi da sottoporre a indagine e controllo.

Tra queste spicca Molecola, software che consente di cogliere tutte le incoerenze fra le risultanze economico-reddituali ufficiali (soprattutto derivanti dalle dichiarazione dei redditi) e l’effettivo tenore di vita dei soggetti sospettati di illeciti fiscali. Altra preziosa fonte è CETE (Controllo economico del territorio), applicativo che monitora le persone fisiche che manifestano una capacità economico-finanziaria non in linea con i propri redditi, grazie alle informazioni raccolte dalle pattuglie per strada, e poste in relazione con le risultanze di altre banche dati di tipo certificativo, come ad esempio SISTER (catasto e conservatoria immobiliare), il registro delle Camere di Commercio e il registro automobilistico. L’incrocio dei dati di questi data-base con quelli contenuti negli archivi dell’Anagrafe Tributaria consente di ottenere i nominativi per le successive attività di controllo.

E quasi a voler emulare le gesta eroiche dell’omonimo poliziotto interpretato da Al Pacino nel famoso film degli anni ’70, i finanzieri possono contare anche su SERPICO (Servizio per le informazioni sul contribuente) per avere evidenza di tutti i dati anagrafici e fiscali relativi a persone fisiche e giuridiche, insieme alle informazioni contenute su RETI, la banca dati contenente tutte le partite Iva. È stato grazie alle elaborazioni svolte da questi due cervelloni elettronici che tra il 2013 e il 2016 sono stati individuati 1.790 lavoratori autonomi che non avevano dichiarato nessun reddito, pur avendo incassato più di 50 mila euro. Senza dimenticare SIVA, l’applicativo che consente la gestione delle informazioni provenienti dalle segnalazioni per operazioni sospette ai fini antiriciclaggio, ed è funzionale al supporto di ogni genere di investigazione economico-finanziaria.

Ma di interesse non è soltanto quello che accade all’interno dei confini nazionali: in tema di «esterovestizione» (la dichiarazione di una residenza estera «fittizia» da parte di cittadini o imprese con il solo scopo di godere di un regime fiscale più vantaggioso), il Nucleo speciale della GdF può contare sul prezioso aiuto di Sonore (strumento informatico che monitora  i patrimoni in Italia dei nostri connazionali residenti formalmente all’estero, verificando i loro movimenti economici in Italia), insieme a Mint global, Mint Italy e Orbis, altre tre piattaforme che contengono informazioni dettagliate su oltre 200 milioni di aziende private in tutto il mondo e 3,5 milioni di soggetti.

Ma, accanto all’indubbio beneficio delle innovazioni digitali, il valore aggiunto in questa guerra rimane pur sempre il fattore umano. Tutti gli elementi contenuti nelle banche dati devono essere riscontrati e integrati con le informazioni apprese a seguito dell’azione di controllo economico del territorio, che la Guardia di Finanza è in grado di assicurare grazie alla quotidiana presenza “su strada” delle proprie pattuglie. Rimanendo umani in modo tecnologico.