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“Incentivi sul lavoro una tantum insufficienti. Servono interventi strutturali”. L’intervista al Presidente del Cnel Tiziano Treu

SEDE CNEL

“L’occupazione si è ripresa (anche e soprattutto grazie ai part-time) ma non è aumentato il volume del lavoro e la crisi ha generato una crescita del lavoro povero”

di Stefano Bruni

Presidente Treu ci può dire, nello spazio di un tweet, quale è il messaggio contenuto nel Rapporto sul mercato del lavoro 2018 del Cnel?

Lo dico in meno di 140 caratteri: “basta con interventi spot sul mercato del lavoro, ci vogliono misure strutturali e più strutturate”. Quanti caratteri sono?

Per esempio?

Tiziano Treu è Presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Ministro del lavoro e della previdenza sociale nel Governo Dini e nel Governo Prodi I e Ministro dei trasporti e della navigazione nel Governo D’Alema I

Negli ultimi anni è cresciuto in Italia il “lavoro povero”. Questa tendenza dipende da vari fattori. Certamente dalla crisi economica, ma anche dal minor numero di ore lavorate, dalla precarietà dell’occupazione, dall’impiego di manodopera poco qualificata, soprattutto nelle piccole imprese, e dalle scelte di aziende più “forti” sul mercato che decidono di scaricare il contenimento dei costi soprattutto sui salari dei lavoratori. E poi c’è da considerare anche il fatto che il lavoro povero si concentra soprattutto in alcuni settori caratterizzati da minore valore aggiunto, da minore produttività e, quindi, da livelli retributivi mediamente più bassiPer contrastare questo fenomeno, pensiamo sia necessario far leva anzitutto sulla contrattazione collettiva nazionale prevedendo l’introduzione del salario minimo legale, ma è indispensabile anche ridurre stabilmente il cuneo fiscale, soprattutto dove le retribuzioni sono più basse, e migliorare i livelli di formazione dei lavoratori e dalla parte della domanda per aumentare la produttività.

Però l’occupazione si è ripresa…

E’ vero, ed è un fatto positivo, soprattutto perché siamo in un periodo di debole crescita. Rimane però il fatto che questa occupazione non si è tradotta in un aumento del volume del lavoro rispetto al periodo pre-crisi. Per dirla in modo semplice, lavorano più persone, ma a orario ridotto. Infatti il numero di lavoratori a tempo pieno ha subito un contrazione pari all’8%. E poi c’è un altro dato da tenere in considerazione e cioè che l’occupazione cresce in modo polarizzato. In generale non sarebbe un problema, ma se a crescere di più è la fascia meno qualificata, allora il problema c’è.

E degli sgravi contributivi “anti precarietà” cosa dice il Rapporto del Cnel?

Che un imprenditore tende ad assumere se ha necessità di produrre di più e assume in modo stabile se il quadro generale delle regole è chiaro e definito. L’occupazione infatti è cresciuta, come dicevo, grazie al part- time, ma anche perché sono cresciuti i contratti a tempo determinato: 800.000 occupati in più (+ 35%) tra il 2014 e il 2018 contro 460.000 occupati con contratti a tempo indeterminato in più registrati nel medesimo periodo. Il ricorso a incentivi diretti a sostenere l’occupazione a tempo pieno e indeterminato è dunque di per sé insufficiente se il sistema generale non è chiaro e definito e se il contesto economico non è favorevole. Servono dunque, lo voglio ribadire e sottolineare, interventi strutturali, a cominciare da maggiori investimenti pubblici e privati soprattutto nei settori innovativi dell’economia.

Un ultima domanda. Cosa pensa di “Quota 100”?

Oggi ci siamo occupati di lavoro. In un’altra occasione parleremo di pensioni.