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Sono state, per la maggior parte, mantenute promesse a costo zero o quasi – come tutte le promesse in tema di giustizia, quali l’aumento delle pene per le violenze sessuali, i furti e gli scippi, e quella sul dimezzamento dell’IRES per le no-profit, trattandosi di un semplice ritorno indietro rispetto a quanto previsto prima della legge di bilancio gialloverde

di LabParlamento

Dalla vostra analisi, frutto di un lavoro di mesi sin dal primo giorno del primo governo Conte, emerge come il 24% delle promesse del M5S e il 24% della Lega siano state mantenute. Quali le principali?
Le principali promesse mantenute le vediamo, innanzitutto, sotto il tema dell’immigrazione, caro alla Lega di Matteo Salvini: l’allora candidato premier aveva basato gran parte della sua campagna elettorale su questo tema; in particolare, sono 3 le promesse mantenute: il blocco dei porti per le ONG straniere – gli unici casi di sbarco sono stati di ONG italiane nonché della Sea Watch, tedesca, contro cui però il ministro fece oggettivamente moltissimo per impedire lo sbarco, che avvenne solo dopo la forzatura del blocco fisico delle navi della Capitaneria di Porto –, la donazione di motovedette alla Libia – in cambio di un maggiore pattugliamento e blocco dei migranti in partenza dalle coste libiche – e infine l’introduzione di norme per bloccare la domanda di asilo nei confronti di richiedenti che hanno commesso reati. Infine abbiamo la criticatissima Quota 100, che il governo entrante sembra già voler abrogare.Le promesse mantenute in quota Movimento 5 Stelle riguardano, prima di tutto, i loro cavalli di battaglia fin dalla precedente legislatura: reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza; abbiamo anche le norme introdotte dal Decreto Dignità, che introducono i promessi nuovi incentivi per le assunzioni dei giovani e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione. 

CheckPoint è stato fondato a settembre 2018 e lanciato in occasione del traguardo dei 100 giorni del Governo presieduto da Giuseppe Conte. L’impegno è verificare le promesse pronunciate dai membri del governo, per monitorarle nel tempo e controllare la loro attuazione. Sono divise in quattro categorie: mantenuta, in corso, in attesa, non mantenuta. I risultati sono disponibili sulla www.checkpointpromesse.it.

Circa la ormai ex maggioranza nel proprio complesso, secondo i vostri dati il 26% delle promesse sono state mantenute, 18% non mantenute mentre tra quelle in corso e quelle in attesa si raggiunge il 56%. Come va letto questo dato? Vi è stato troppo poco tempo?Va innanzitutto fatta una premessa: sono state, per la maggior parte, mantenute promesse a costo zero o quasi – come tutte le promesse in tema di giustizia, quali l’aumento delle pene per le violenze sessuali, i furti e gli scippi, e quella sul dimezzamento dell’IRES per le no-profit, trattandosi di un semplice ritorno indietro rispetto a quanto previsto prima della legge di bilancio gialloverde –; chiaramente bisogna tenere conto che per mantenere le promesse sul reddito di cittadinanza e quota 100 il governo ha dovuto trattare molto, anche a livello europeo, pertanto era difficile avere ulteriori fondi. Molte promesse richiedevano infatti notevoli movimenti finanziari – come ad esempio l’Alta Velocità al Sud – e l’unico modo per realizzarle era appunto quello di finanziarie nel tempo di una legislatura. 

In merito ai nostri dati, il contratto di governo aveva come orizzonte temporale 5 anni, pertanto bisogna tenere in considerazione questa situazione nel giudizio che si dà del governo Conte dimissionario; inoltre, alcune delle promesse, in particolare di quota 5 Stelle, potrebbero essere comunque mantenute dalla prossima maggioranza, infatti, in quanto già imbastite; ad esempio, è stato depositato il disegno di legge per l’introduzione del salario minimo, che trova – secondo fonti di stampa – un supporto anche nel Partito Democratico. Un’altra promessa che si trovava in corso era quella sulla nuova legge sul conflitto di interessi: in Parlamento è iniziata l’analisi, durante gli ultimi mesi, di due disegni di legge, il primo di firma grillina ed il secondo sottoscritto dall’onorevole Fiano del PD. 

Alcuni nostri lettori hanno talvolta suggerito di dire che tutte le promesse diverse da quelle mantenute, alla conclusione del Governo, vadano ritenute non mantenute: noi invece preferiamo un taglio diverso, mostrando anche le promesse che, a seguito di una cessazione anticipata dell’esperienza di governo, erano all’attenzione dell’esecutivo e delle Camere e i cui lavori potrebbero arenarsi. 

Al netto di queste considerazioni, dati alla mano, si può dire che le promesse del governo Conte I siano state in buona sostanza più mantenute che disattese?

La percentuale di promesse mantenute è, dati alla mano, effettivamente più elevata di quelle non mantenute: come facevamo notare prima, tante promesse mantenute sono state a costo zero, mentre varie di quelle non mantenute avrebbero richiesto una spesa molto sostanziosa per le casse pubbliche, spesa che non era in alcun modo sostenibile; ci riferiamo, ad esempio, al TAP che non è stato bloccato a causa delle penali eccessivamente elevate, all’introduzione fin dal 2019 della flat tax sia per le imprese che per le famiglie, i tagli ai settori strategici di sanità, scuola e ricerca, che nelle intenzioni del governo non vi sarebbero dovuti essere, a fronte del taglio invece di oltre 4 miliardi nella legge di bilancio 2019, la cancellazione delle accise fin da subito. 

In questo discorso, resta comunque un fatto da cui non si può prescindere: il 56% delle promesse, a vario titolo sono rimaste ferme al palo a causa dell’interruzione anticipata dell’esperienza di governo.

Secondo voi qual è stata la promessa mantenuta che ha richiesto il maggiore sforzo?

Sicuramente il combinato disposto di Reddito di Cittadinanza, Quota 100 e blocco dell’aumento dell’IVA nella stessa Legge di bilancio: il Presidente Conte ed il Ministro Tria riuscirono, solo dopo lunghe trattative, e con la spada di Damocle della procedura di infrazione, a ottenere maggiore flessibilità dalle istituzioni europee per introdurre quelle due misure e bloccare contestualmente anche per il 2019 le clausole di salvaguardia. 

Cosa farete con la nascita del nuovo governo? Ci sarà un CheckPoint Promesse bis?

CheckPoint Promesse rimane uguale a se stesso e non cambia! Certo, dovremo innanzitutto capire su cosa si baserà il nuovo accordo politico: il premier incaricato Conte infatti non ha parlato di un nuovo contratto, ma di un generico accordo che potrebbe essere anche un documento di poche pagine con delle dichiarazioni di intenti molto vaghe. CheckPoint continuerà comunque il suo lavoro di osservatorio nei confronti non solo delle promesse fatte e che verranno poste, ma anche dell’intera attività di governo. 

A breve ci saranno anche dei nuovi ingressi, in quanto il lavoro che svolgiamo, per essere fatto bene, richiede molte forze giovani: settimanalmente riceviamo comunque delle candidature e questo ci rende felici perché, oltre a essere apprezzati da testate nazionali o semplici cittadini, in tanti vogliono impegnarsi con noi nel monitorare, in maniera assolutamente gratuita, le attività dell’esecutivo.