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Governo M5S-Lega, Di Maio comincia subito dal Lavoro

Si insedia al Ministero, convoca i rider della gig economy e parla di salario minimo garantito. Ma quali sono gli altri programmi?

di Simona Corcos

Il leader del Movimento 5 Stelle, Vicepremier e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio oggi ha incontrato i rider della gig economy nel dicastero di Via Veneto. Si è trattato del primo incontro da Ministro del Lavoro, la prima occasione per evidenziare la volontà di tutelare una nuova categoria di lavoratori “simbolo di una generazione abbandonata che non ha ne tutele e a volte nemmeno un contratto”. Di Maio ha evidenziato la volontà di garantire loro un’assicurazione ed una paga minima dignitosa.

Ma vediamo cos’altro è stato inserito all’interno del Contratto di Governo M5S – Lega in materia di lavoro, trattato all’interno dei capitoli 14, 16, 18 e 22 del Contratto.

Salario minimo orario

Al primo punto del capitolo 14 dedicato al lavoro la volontà di garantire una “retribuzione equa al lavoratore in modo da assicurargli una vita e un lavoro dignitosi, in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità, in attuazione dei principi sanciti dall’articolo 36 della Costituzione”.

A tal fine si ritiene necessaria l’introduzione di una legge salario minimo orario che, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva, stabilisca che ogni ora del lavoratore non possa essere retribuita al di sotto di una certa cifra.

“Similmente non potranno essere più gratuiti gli apprendistati per le libere professioni” si dichiara nel Contratto.

Da evidenziare che in Italia le retribuzioni minime vengono fissate dai contratti collettivi. Si stima però che circa il 15% dei lavoratori non abbia nessuna tutela sotto questo punto di vista. Il salario minimo assicurerebbe dunque una paga minima stabilita per legge a quei lavoratori che oggi dipendono solo dalle leggi del mercato.

Da segnalare che il salario minimo era stato uno dei cavalli di battaglia del Partito Democratico durante le ultime elezioni e che anche il Jobs Act conteneva una delega, mai esercitata, sull’introduzione del salario minimo.

Riduzione strutturale del cuneo contributivo e le semplificazioni burocratiche per le imprese

Nei primi punti viene menzionata anche una riduzione del cuneo fiscale, cioè delle tasse e dei contributi sui salari, che fanno crescere il divario tra il costo del lavoro lordo pagato dalle aziende e le retribuzioni nette percepite dai loro dipendenti in busta paga. Nel Contratto si evidenzia infatti: “Al fine di favorire una pronta ripresa dell’occupazione, occorre porre in essere da un lato una riduzione strutturale del cuneo fiscale e dall’altro una semplificazione, razionalizzazione e riduzione, anche attraverso la digitalizzazione, degli adempimenti burocratici connessi alla gestione amministrativa dei rapporti di lavoro che incidono pesantemente sul costo del lavoro in termini di tempo, efficienza e risorse dedicate”.

Lavoro occasionale

Nel Contratto si evidenzia come “la cancellazione totale dei voucher ha creato non pochi disagi ai tanti settori per i quali questo mezzo di pagamento rappresentava, invece, uno strumento indispensabile. La sua sostituzione con il c.d. «libretto famiglia» e con il «contratto di prestazione occasionale» ha soltanto reso più complesso il ricorso al lavoro accessorio, col rischio di un aumento del lavoro sommerso. Occorre pertanto porre in essere una riforma complessiva della normativa vigente volta ad introdurre un apposito strumento, chiaro e semplice, che non si presti ad abusi, attivabile per via telematica attraverso un’apposita piattaforma digitale, per la gestione dei rapporti di lavoro accessorio”.

Non è chiaro se verranno reintrodotti i voucher, anche se il Contratto di governo parla del ricorso a strumenti gestibili per via telematica e in forma digitale, capaci di prevenire forme di abuso e sfruttamento del lavoro.

Rafforzamento delle politiche attive e riforma Centri per l’impiego

Si parla poi di sviluppo e di rafforzamento delle politiche attive che facilitino l’occupazione, la ricollocazione ed adeguate misure di sostegno al reddito e di protezione sociale.

Per procedere in questa direzione, sarà necessario attuare “una profonda riforma e un potenziamento dei centri per l’impiego”.

A tal proposito Di Maio ha dichiarato: “I centri per l’impiego sono di competenza regionale. Non sono qui per prendermi i meriti… vorrà dire che metterò insieme tutti gli assessori al lavoro delle regioni italiane: faremo un tavolo e cominceremo a lavorare per migliorare i centri per l’impiego, che hanno bisogno di più personale, più risorse e una filosofia di pensiero diversa nel dare lavoro alle persone”.

Revisione del Jobs Act e contrasto alla precarietà

Come anticipato da Di Maio durante questo weekend, che ha parlato di interventi urgenti per superare il Jobs Act (il leader 5 Stelle ha dichiarato: “Interverremo subito per abolire il Jobs act che ha precarizzato il lavoro, perché ci vuole per tutti e deve essere dignitoso, non ci possono essere stipendi da fame”), nel Contratto si evidenzia come “Particolare attenzione sarà rivolta al contrasto della precarietà, causata anche dal “Jobs Act”, per costruire rapporti di lavoro più stabili e consentire alle famiglie una programmazione più serena del loro futuro”.

La riforma del lavoro del Governo Renzi è infatti stata pesantemente criticata durante la passata legislatura e durante la campagna elettorale sia dalla Lega che dal M5s. Luigi Di Maio ha più volte affermato la necessità di una riforma del Jobs Act e il ritorno dell’articolo 18. Non è specificato però se verrà reintrodotto l’articolo 18 o se saranno cancellate alcune norme dell’ultima riforma del lavoro.

Formazione e innovazione tecnologica

Nel Contratto si sottolinea inoltre come le parti si impegnino a “favorire gli investimenti in imprese giovani, innovative e tecnologiche, significa scommettere sul futuro e valorizzare il merito e la ricerca. A tal fine appare necessaria anzitutto una profonda riorganizzazione della formazione finalizzata all’effettivo impiego e di qualità, che guardi non solo alla realtà odierna ma che investa sui settori del futuro al fine di adeguare il lavoro ai cambiamenti tecnologici e di offerta, attraverso processi di formazione continua dei lavoratori. Si dovrà inoltre favorire, nell’ambito delle scuole secondarie di secondo grado e dell’università, la nascita di nuove figure professionali idonee alle competenze richieste dalla quarta rivoluzione industriale ed in possesso degli opportuni profili, nonché prevedere misure di sostegno alle micro e piccole imprese nel rinnovamento dei loro processi produttivi, quale presupposto per lo sviluppo di una strategia che miri alla più ampia diffusione delle tecnologie avanzate. È necessario inoltre introdurre misure volte a garantire un’adeguata formazione secondaria superiore di tipo tecnico professionale, capace di assicurare ai nostri giovani l’accesso al mondo del lavoro e delle professioni manuali, tecniche e artigianali”.

Alternanza Scuola – Lavoro

Nel Contratto si parla anche dell’alternanza Scuola Lavoro: “La c.d. “Buona Scuola” ha ampliato in maniera considerevole le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro. Tuttavia, quello che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento. Uno strumento così delicato che non preveda alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente, non può che considerarsi dannoso”.

L’alternanza, dunque, secondo Lega e M5S, è uno strumento efficace di formazione, tuttavia la Buona Scuola l’ha reso inefficace, in quanto gli studenti sono impegnati in attività non coerenti con i percorsi di studio. L’obiettivo, pertanto, dovrebbe essere quello di legare l’alternanza all’apprendimento e al percorso formativo degli studenti.

Lavoro e disabili

Il Governo ha istituito un nuovo Ministero, senza portafoglio, per la “Famiglia e le Disabilità” guidato dal leghista Lorenzo Fontana. Nel Contratto di Governo di sottolinea come “Bisogna fare una ricognizione dello stato di attuazione della legge 68/99 sul collocamento al lavoro delle categorie protette, con una particolare attenzione per le disabilità gravi, assicurandone il rispetto nel pubblico e incentivando le assunzioni nel settore privato e, se necessario, contemplando percorsi lavorativi specifici per disabilità fisiche e/o psichiche”. Nel programma di centrodestra si dichiarava la volontà di prevedere: “Incentivi all’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro”.

Lavoro e maternità

Nel Contratto di Governo si parla anche di tutela del lavoro delle madri: “Occorre introdurre politiche efficaci per la famiglia, per consentire alle donne di conciliare i tempi della famiglia con quelli del lavoro, anche attraverso servizi e sostegni reddituali adeguati. Inoltre, è necessario prevedere: l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per le donne che rientrano al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli”.