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Gli italiani nel guado dell’informazione: TV regina ma i social incalzano

Il Rapporto Agcom fotografa la trasformazione dei modelli di consumo dei media nel nostro Paese: arretra la stampa quotidiana, la metà degli italiani accende la radio quotidianamente ma già oggi il protagonista è Internet, anche se le news in rete sono ritenute poco affidabili

di Alessandro Alongi

Italiani sempre più informati (l’80% accede alle notizie ogni giorno) ma, a differenza del passato dove la televisione rappresentava la principale fonte di aggiornamento (e che comunque ancora oggi tiene incollata agli schermi il 69% della popolazione, confermandosi come il mezzo con la maggiore valenza informativa) si affacciano altre fonti divulgative capaci di catturare maggiormente l’attenzione: non solo radio e quotidiani, ma è soprattutto Internet a riscuotere il maggior successo, affermandosi sempre più come mezzo di informazione di massa (principalmente nei minori) pur godendo di scarsa credibilità, contrariamente ai tradizionali mass media. In tale ambito sono i canali televisivi in chiaro a confermare il loro primato, non solo per audience ma anche per attendibilità. Insomma, il vecchio adagio “l’ha detto la televisione!” rimane ancora valido.

Sono solo alcune indicazioni portate alla luce dal Rapporto sul consumo dell’informazione, approfondimento svolto dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e raccolti nel volume Italiani alla fonte (ed. Egea). Nella lunga analisi sul percorso che conduce il cittadino ad acquisire le notizie dai mezzi di comunicazione, sono stati esaminati i moderni modelli di accesso e consumo dell’informazione, nonché i fattori atti ad incidere su tali modelli.

Soffre la carta stampata (consultata per informarsi quotidianamente dal 17% degli individui), vittima anch’essa del web, scelta primaria degli utenti (dopo la TV) per conoscere i fatti del mondo (con una quota pari al 41% della popolazione, davanti alla radio con quasi il 24%). I giornali sono ritenuti comunque una fonte credibile di informazione per il 40% della popolazione.

Il Rapporto disegna la parabola ascendente di Internet come strumento informativo, sia per praticità che per disponibilità del mezzo, grazie a computer e smartphone sempre collegati: oltre un quarto della popolazione nazionale reputa il web come il più importante mezzo d’informazione, anche se si è consapevoli delle sue mille criticità, come evidenziato per altro dalla stessa Autorità nel corso di un’altra indagine. Il recente proliferare del fenomeno della disinformazione online, e in particolare delle fake news, mette a serio rischio proprio la qualità dell’informazione in rete.

La tendenza futura sembra comunque tracciata. Secondo il Rapporto siti web, algoritmi, app e aggregatori di notizie hanno ridefinito in maniera incisiva il consumo di contenuti informativi da parte degli utenti, che affiancano (o sostituiscono) alle tradizionali fonti i prodotti dell’economia digitale. L’analisi delle fonti innovative attraverso cui i cittadini si informano testimonia la forte presenza delle piattaforme digitali nella dieta mediale dei cittadini. I social network (al pari dei motori di ricerca) rappresentano la principale sorgente utilizzata dagli Italiani per accedere ai temi di attualità: sul gradino più alto del podio per frequenza di accesso troviamo Facebook, seguito da YouTube, Instagram e Twitter.

Tale preferenza è ancora più evidente nei minori. In tale ambito il Rapporto evidenzia come circa un quarto dei millenials o non si informa, o lo fa utilizzando un solo mezzo di informazione, tipicamente il web (l’87%), privilegiando proprio i social network: più della metà di coloro che si informano su Internet utilizza i social a tale scopo (55,8%), rimettendo di conseguenza la loro voglia di conoscere l’attualità nelle mani degli algoritmi, fenomeno affrontato in maniera dettagliata nelle pieghe dell’indagine Agcom.

Sono sempre di più, infatti, gli italiani  che si informano attraverso strumenti governati da algoritmi (social network, motori di ricerca, aggregatori e, in generale, le piattaforme digitali), e proprio il ruolo delle fonti algoritmiche sono al centro di un diffuso dibattito. Grazie agli algoritmi le piattaforme sono in grado di filtrare le notizie e presentarle agli utenti secondo un ordine prestabilito, spesso personalizzato in base alle preferenze che essi hanno precedentemente manifestato per mezzo dei loro clik, like, commenti o condivisioni, assumendo così un ruolo decisivo nel determinare le modalità di fruizione dell’informazione da parte degli internauti, orientando significativamente il successo (e la visibilità) o meno di una notizia.

È il web, in buona sostanza, che decide cosa dobbiamo leggere, ponendo in evidenza alcune informazioni a scapito di altre, e non sempre veritiere. In attesa che arrivino norme per regolare e migliorare il funzionamento degli algoritmi che filtrano le notizie, lo scettro dell’informazione rimane saldamente nelle mani della rete, un difficile matrimonio tra Internet e la principale caratteristica dell’informazione stessa: la sua libertà.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.