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Prevale la linea Renzi che avvicina le primarie, allontana le elezioni e (forse) apre le porte alla fuoriuscita di Bersani e i suoi

di Andrea Spuntarelli

Si allontanano le elezioni Politiche, ma si avvicina sempre di più la scissione tra maggioranza e minoranza del Partito Democratico. Si può riassumere così, ricorrendo a una sintesi magari eccessiva, l’esito della Direzione Pd che ha visto prevalere nettamente la linea del segretario Matteo Renzi: congresso del Partito in tempi brevi e nessun riferimento alla data di conclusione della Legislatura o alla durata del Governo Gentiloni, esattamente il contrario di quanto richiesto dalle varie anime della minoranza (primarie per l’elezione del Segretario solo al termine di un’approfondita discussione sulla linea del Pd e sostegno all’Esecutivo fino al 2018).

Se Renzi pare da un lato aver rinunciato all’idea di un rapido ritorno alle urne, dall’altro è ormai chiaro che l’ex premier non ha intenzione di rimanere a lungo sulla scena politica senza ricevere una nuova legittimazione popolare che ne recuperi l’immagine di leader audace ed energico, offuscata dal referendum del 4 dicembre. La via più agevole per cercare una nuova legittimazione è quella di sondare la base del Partito Democratico, che se venisse chiamata ai gazebo nel prossimo mese di aprile (come vorrebbe l’attuale Segretario) con tutta probabilità confermerebbe Renzi come propria guida, date anche le divisioni della minoranza bersanian-dalemiana.

Tuttavia, la decisione di Matteo Renzi di dimettersi durante l’Assemblea Pd di domenica 19 febbraio, avviando così il percorso congressuale, rischia di aver reso inevitabile l’uscita dei suoi oppositori dal Partito. In base a quanto dichiarato da Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e altri esponenti a loro vicini, le scelte di Renzi metterebbero a rischio la tenuta del Partito Democratico e la stabilità del Paese in un momento di forti incertezze su scala internazionale, minando peraltro la credibilità di Paolo Gentiloni. Di fronte all’escalation di attacchi in corso nei confronti del quartier generale renziano, non sarebbe sorprendente che Bersani e i suoi annunciassero l’avvenuta scissione addirittura in occasione della stessa Assemblea dem.

In attesa di assistere all’esito della nuova puntata della contesa tra renziani e antirenziani che, all’interno del Pd, va avanti dal 2012, va in ogni caso tenuto presente che con dei sistemi elettorali proporzionali le due fazioni saranno comunque costrette a trovare un’intesa prima o dopo lo svolgimento delle prossime elezioni Politiche, e che forse non va troppo lontano dalla verità chi ipotizza che il nodo della disputa sia in realtà la composizione delle future liste elettorali, stante l’esistenza dei capilista bloccati alla Camera.

Andrea Spuntarelli

Andrea Spuntarelli

Andrea Spuntarelli, è nato a Roma nel 1988. Giornalista, laureato in Scienze Politiche e della Comunicazione (Triennale) e in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica (Magistrale) presso la Luiss Guido Carli di Roma, dal 2014 lavora in Adl Consulting, dove attualmente ricopre il ruolo di Senior Policy Analyst. Scrive per LabParlamento fin dalla registrazione del sito come testata giornalistica. Dopo essere stato Assistente del Direttore responsabile, è ora Project manager del nostro giornale.
Andrea Spuntarelli