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Focus. Servizi segreti sempre più alla prova dei tempi

Alessandro Pansa, direttore generale del Dis (Photo credits: LaPresse)

Bilancio sullo stato di salute dei servizi di informazione nel decennale della riforma dell’intelligence. A breve iniziative nelle Università

di Alessandro Alongi

A dieci anni dalla sua approvazione, è il momento di un “tagliando di controllo” per la legge di riforma del «Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica», ovvero la riorganizzazione dei servizi segreti italiani.

Con la legge n. 124 del 2007, infatti, il Parlamento ha introdotto la riforma generale dei servizi di intelligence, spedendo in soffitta i famigerati SISDE e SISMI, ormai vecchi di trent’anni, e inaugurando i due corrispettivi, l’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), finalizzata al controllo delle attività di intelligence sul territorio nazionale e l’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) per le attività di spionaggio estere, entrambe non più dipendenti dai Ministri della difesa e dell’interno, ma sotto l’alta direzione e la responsabilità generale del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il bilancio, dopo anni di sfide e segreti combattimenti, è altamente positivo. A fare il punto della situazione, il 4 dicembre scorso, il gotha delle più alte istituzioni nazionali: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quello del Consiglio Paolo Gentiloni e il Direttore Generale del Dis (il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, luogo di coordinamento dei due servizi di intelligence), Alessandro Pansa.

Le caratteristiche della riforma, che hanno decretato il successo del modello italiano, capace di adattarsi alle nuove esigenze, nasce da un attento bilanciamento dei poteri e delle funzioni dei diversi attori coinvolti, un mix di politica e professionalità, sotto l’occhio vigile del Parlamento: accanto ai due “Servizi”, coordinati dal Dis, la legge di riforma individuò nel Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR) il soggetto politico-istituzionale deputato alla verifica della rispondenza dell’attività degli Organismi informativi, sia alla legge, quanto all’azione esclusiva dell’attività nell’interesse della Repubblica.

Degno delle migliori sceneggiature di James Bond, inoltre, la riforma rinnovò anche la famigerata «licenza di uccidere», figura edulcorata dalla cinematografia ma che introdusse, nell’ordinamento, il controverso argomento delle c.d. “garanzie funzionali”, ovvero lo strumento giuridico che esonera dalle responsabilità penali gli agenti dell’AISE e dell’AISI che, nello svolgimento di operazioni istituzionali, si ritrovano a compiere azioni configurabili come reato.

Sull’argomento, il dibattito politico, dieci anni fa, suscitò perplessità e incertezze ma, grazie ad una soluzione individuata nella «doppia chiave», fu possibile introdurre il sistema di garanzia che, ad oggi, non ha ancora mostrato criticità: l’autorizzazione alle condotte “fuori legge” viene autorizzata – contemporaneamente – dal presidente del Consiglio dei Ministri (con una chiara assunzione di responsabilità politica) e da un’autorità esterna al sistema di governo, ovvero dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Roma. A distanza di dieci anni non si sono mai verificate frizioni o attriti tra i due poteri, a dimostrazione della bontà della situazione individuata.

Ma i tempi cambiano, e le minacce si evolvono molto più velocemente della legislazione. Un nuovo banco di prova, per il sistema di difesa della Repubblica, è appena agli albori, e riguarda l’integrità dello spazio cibernetico, con minacce tecnologiche sempre più aggressive, dagli hacker ai cyber terroristi. Il Governo non si è fatto, però, cogliere impreparato, predisponendo per tempo il DPCM del 17 febbraio 2017 che ha ridisegnato l’architettura cibernetica nazionale, allestendo così il nuovo sistema di difesa dagli attacchi informatici.

Ma la vera sfida resta sempre quella di aumentare la consapevolezza dei rischi nel Paese, informando correttamente i più giovani, e non solo gli addetti ai lavori. Per questo che il Direttore del Dis, Pansa, in collaborazione col mondo della ricerca, ha annunciato il lancio di una nuova iniziativa: la prima campagna nazionale cyber rivolta ai «nativi digitali». Ne seguirà una seconda indirizzata alle piccole e medie imprese, sperando di accrescere la sensibilità sul tema e, forse così, magari proprio come il personaggio dei romanzi di Ian Lancaster Fleming nei panni dell’agente segreto più famoso di sempre, si potrà imparare a sconfiggere i grandi criminali che mirano a conquistare il mondo.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.