Cellulari e tumori: sappiamo tutto?
gennaio 23, 2020
Di Maio e il rebus sull’anima dell’M5S
gennaio 24, 2020
Mostra tutto

Focus Europa: il Piano di investimenti per il Green Deal e il Just Transition Mechanism

Presentate dalla Commissione Ue la strategia per mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati e l’iniziativa per garantire la transizione equa verso un’economia a zero emissioni. Dal Parlamento primo via libera a innalzare i target di riduzione delle emissioni per il 2030

di Stefano Consonni

Commissione UE: il piano d’investimenti per il Green Deal e il Just Transition Fund

Martedì 14 gennaio 2019 la Commissione europea ha presentato il cosiddetto Piano di investimenti per un’Europa sostenibile che ha l’obiettivo di mobilitare investimenti pubblici e privati per almeno 1.000 miliardi di euro.

Tutti gli Stati membri, le regioni e i settori dovranno contribuire alla transizione, tuttavia la portata della sfida non è la stessa per tutti: alcune regioni saranno particolarmente colpite e subiranno una profonda trasformazione socioeconomica. Il Just Transition Fund fornirà loro sostegno pratico e finanziario su misura al fine di aiutare i lavoratori e generare gli investimenti locali necessari.

Il piano di investimenti del Green Deal europeo si articola in tre dimensioni:

  • Finanziamento: mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro di investimenti sostenibili nei prossimi dieci anni. Il bilancio dell’UE destinerà all’azione per il clima e l’ambiente una quota di spesa pubblica senza precedenti, attirando i fondi privati, e in questo contesto la Banca europea per gli investimenti svolgerà un ruolo di primo piano;
  • Quadro favorevole agli investimenti: prevedere incentivi per sbloccare e riorientare gli investimenti pubblici e privati. L’UE fornirà strumenti utili agli investitori, facendo della finanza sostenibile un pilastro del sistema finanziario. Agevolerà inoltre gli investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche incoraggiando pratiche di bilancio e appalti green e mettendo a punto soluzioni volte a semplificare le procedure di approvazione degli aiuti di Stato nelle regioni interessate dalla transizione ecologica;
  • Sostegno pratico: la Commissione fornirà sostegno alle autorità pubbliche e ai promotori in fase di pianificazione, elaborazione e attuazione dei progetti sostenibili.

Il Just Transition Mechanism è uno strumento chiave per garantire che la transizione verso un’economia a zero emissioni avvenga in modo equo. Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo si prefigge di soddisfare le esigenze di finanziamento di tutte le regioni, il meccanismo fornirà un sostegno mirato a quelle più colpite, nell’intento di mobilitare almeno 100 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, attenuando così l’impatto socioeconomico della transizione. Contribuirà a generare gli investimenti di cui necessitano i lavoratori e le comunità che dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili.

Il Just Transition Mechanism avrà tre fonti principali di finanziamento:

  • Per il Just Transition Mechanism saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi europei che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine. Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare (di concerto con la Commissione UE) i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali. Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di 30-50 miliardi di euro, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti;
  • Un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU, precedentemente noto come Piano Junker, che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di sviluppo;
  • Uno strumento di prestito per il settore pubblico in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti, sostenuto dal bilancio dell’UE, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia. La Commissione presenterà la relativa proposta legislativa a marzo 2020.

Il Just Transition Mechanism non è però circoscritto ai soli finanziamenti. Tramite la piattaforma per una transizione giusta la Commissione europea offrirà assistenza tecnica agli Stati membri e agli investitori, garantendo il coinvolgimento delle comunità interessate, delle autorità locali, dei partner sociali e delle organizzazioni non governative. Il meccanismo per una transizione giusta potrà contare su un solido quadro di governance basato su piani territoriali specifici.

Parlamento UE: accelerare la riduzione di emissioni di gas ad effetto serra

Mercoledì 15 gennaio il Parlamento europeo ha approvato con 482 voti favorevoli, 136 contrari e 95 astensioni una risoluzione a sostegno sia del Green Deal europeo che del Piano di investimenti sostenibili.

Nella risoluzione il Parlamento ha chiesto di innalzare il target per la riduzione delle emissioni di gas serra dal 50 al 55% entro il 2030. A questo proposito, il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare una proposta in tal senso consentendo all’Unione di adottare tale obiettivo con largo anticipo rispetto alla COP26 in programma a novembre. Inoltre, i deputati hanno sollecitato l’introduzione di obiettivi intermedi dell’UE per il 2040.

Per prevenire il trasferimento transfrontaliero delle emissioni di CO2, il Parlamento ha chiesto alla Commissione di lavorare a un meccanismo di adeguamento della CO2 alle frontiere che sia compatibile con l’OMC.

I deputati si sono detti disposti a modificare qualsiasi proposta legislativa per raggiungere gli obiettivi contenuti nel Green Deal. Infine, hanno chiesto obiettivi più elevati per l’efficienza energetica e l’energia rinnovabile, includendo, per quest’ultima, obiettivi nazionali vincolanti per ogni Stato membro.

Parlamento UE: sulla biodiversità obiettivi vincolanti

Giovedì 16 gennaio il Parlamento europeo ha adottato la propria posizione in vista della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità del 2020 (COP 15), che si terrà nel mese di ottobre a Kunming, in Cina.

Per arrestare l’attuale tendenza alla perdita globale di biodiversità, il Parlamento vuole che la prossima strategia sulla biodiversità per il 2030 garantisca all’Unione europea un ruolo centrale, ad esempio:

  • assicurando che almeno il 30% del territorio dell’UE sia costituito da aree naturali;
  • ripristinando almeno il 30% degli ecosistemi danneggiati;
  • integrando maggiormente la biodiversità in tutte le politiche;
  • istituendo un obiettivo di spesa chiaro (minimo del 10%) per l’integrazione della biodiversità nel bilancio a lungo termine 2021-2027.

I deputati hanno anche sottolineato il bisogno di assumere degli impegni forti a favore di sistemi alimentari e di agricoltura sostenibili, compresi obiettivi di riduzione vincolanti a livello europeo sull’uso dei pesticidi.

Phase-out dal carbone tedesco: molti soldi, ma ancora non basta

Giovedì 16 gennaio il Governo federale tedesco ha firmato un accordo con i quattro Land carboniferi (Nord Reno-Westfalia, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Brandeburgo) che hanno concordato una completa eliminazione del carbone entro il 2035, tre anni prima del termine fissato dalla Coal Commission tedesca lo scorso febbraio.

L’accordo prevede che Berlino verserà 40 miliardi di euro per sostenere la transizione energetica nelle regioni minerarie e 4,35 miliardi di euro per risarcire i produttori di energia per le perdite economiche.

Il think tank francese IDDRI si è espresso sull’accordo sostenendo che da un lato la Germania rispetterà la scadenza del phase-out ma dall’altro non riuscirà a rispettare l’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

Stefano Consonni

Stefano Consonni

Stefano Consonni si è laureato in Scienze Filosofiche con una tesi sul funzionamento del potere nella società contemporanea.Ha iniziato a lavorare nel settore delle Relazioni Esterne e Public Affairs durante gli anni di studio. Dopo un breve periodo come Business Development Manager, è attualmente Public Affairs & Digital Policy di Adl Consulting e Presidente di IDeal – Organization for Digital Politics, associazione con lo scopo di coinvolgere le giovani generazioni nel dibattito politico contemporaneo e divulgare gli studi sulle implicazioni della tecnologia sulla politica. Collabora con le testate Gli Stati Generali, Persone&Conoscenze e LabParlamento
Stefano Consonni