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Focus Europa: i nodi del Green Deal europeo

Dalla Tassonomia al Fondo per la transizione giusta, fino a una revisione del Patto di Stabilità in chiave sostenibile: ecco i temi su cui i vertici dell’Unione dovranno trovare una soluzione da qui ai prossimi mesi. Putin ed Erdogan hanno inaugurato il gasdotto TurkStream

di Stefano Consonni

Presidenza UE: al via il semestre croato

La presidenza del Consiglio UE è passata dalla Finlandia alla Croazia dal 1° gennaio 2020.

La Croazia presiederà il Consiglio UE in un periodo intenso, tra la Brexit e i negoziati per la definizione del bilancio pluriennale dell’Unione europea.

Le priorità del nuovo corso sono: sviluppo sostenibile, economia interconnessa, sicurezza e ruolo guida dell’UE a livello internazionale.

I principali nodi e i prossimi passi sul Green Deal europeo

Il Green Deal è stato presentato dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen l’11 dicembre scorso come «lo sbarco dell’uomo sulla luna». Tuttavia, prima di fare dell’Europa il leader mondiale della lotta al cambiamento climatico raggiungendo l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050, i vertici UE dovranno sciogliere diversi nodi. Di seguito i principali:

  • Tassonomia europea: i negoziati sulla Tassonomia stanno creando diverse tensioni fra i Paesi membri e fra Consiglio e Parlamento. La Francia sta spingendo fortemente per l’inclusione del nucleare tra le risorse sostenibili. Questa posizione trova l’opposizione della Germania e di parte del Parlamento europeo che considerano il nucleare non idoneo a soddisfare i criteri di sostenibilità richiesti dalla Tassonomia.
  • Fondo per la transizione giusta: durante il Consiglio europeo di giovedì 12 dicembre tutti i Paesi dell’Unione hanno sottoscritto l’accordo per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, tranne la Polonia che dipende ancora molto dalle fonti fossili e teme i costi sociali della decarbonizzazione (non è la sola a nutrire dubbi in merito). La Commissione, avendo contezza del problema, ha risposto alle preoccupazioni lanciando il Fondo per la transizione giusta da 1.000 miliardi di euro. Il problema però è che ancora non è chiaro se e in che misura questi soldi verranno raccolti. Infatti, ancora non è stato trovato un accordo sul Bilancio a lungo termine dell’Unione che coprirà il periodo 2021-2027 e il Continente è diviso tra chi chiede un budget più ambizioso e chi invece vorrebbe ridurlo (Germania e Olanda). Questo è un punto cruciale poiché senza investimenti la gestione della transizione diventerà impossibile.
  • Sostenibilità economica e ambientale: la Commissione ha dichiarato che presto presenterà un riesame del Patto di Stabilità. La motivazione dell’annuncio risiede nel fatto che alla richiesta di Bruxelles di aumentare gli investimenti nazionali sulla sostenibilità, molti Paesi hanno risposto che perché ciò accada andrebbero rivisti gli attuali vincoli di Bilancio imposti dall’Unione europea.

Turchia e Russia accrescono l’influenza energetica e militare sul Mediterraneo

Mercoledì 8 gennaio il Presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Erdogan hanno inaugurato il gasdotto TurkStream che trasporterà il gas russo verso l’Europa meridionale.

L’oleodotto, lungo 930 km e con capacità annua di 30 miliardi di metri cubi, rafforza i legami energetici tra Mosca e Ankara, che recentemente hanno intensificato anche la cooperazione militare dopo l’acquisto da parte della Turchia di missili russi e dopo aver coordinato azioni militari in Siria e in Libia pur appoggiando schieramenti diversi.

La Russia sta costruendo il TurkStream su due condotte, ciascuna con una capacità annua di 15,75 miliardi di metri cubi. Il primo gasdotto fornirà la Turchia e il secondo si estenderà dalla Bulgaria alla Serbia e all’Ungheria.

Il TurkStream è parte della strategia russa per escludere l’Ucraina dal transito del gas verso l’Europa. Infatti, il nuovo accordo tra Mosca e Kiev per il periodo 2021-2024 prevede 40 miliardi di metri cubi di gas, 25 in meno rispetto all’accordo precedente.