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Focus Europa: il grande assente nel Libro Bianco sull’IA è l’impatto ambientale

La pubblicazione della Commissione Ue (parte della Strategia sul digitale) non tiene conto delle conseguenze ecologiche del ricorso a tecnologie basate sull’intelligenza artificiale. Fumata nera sul Bilancio dell’Unione per il periodo 2021-2027

di Stefano Consonni

Bilancio pluriennale 2021-2027: fumata nera al vertice del Consiglio europeo

Giovedì 20 e venerdì 21 febbraio il Consiglio europeo si è riunito in un vertice speciale per negoziare un accordo sul bilancio pluriennale dell’UE per il periodo 2021-2027. Al termine della riunione il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha dichiarato che gli Stati membri hanno bisogno di più tempo per negoziare una decisione.

Le posizioni contrastanti emerse sono sostanzialmente due: da un lato Olanda, Austria, Danimarca e Svezia con il sostegno velato della Germania ( molti), che puntano a contenere il bilancio sotto l’1% del Pil complessivo, mantenendo il “rebate” (rimborso per i contributori netti al budget comune) e riducendo le risorse per agricoltura e coesione; dall’altro, quindici Paesi tra cui Italia, Spagna e Portogallo che sostengono invece un bilancio ambizioso in grado di affrontare le sfide dell’Unione in nome di una maggior coesione. La questione si complica anche a causa del buco di bilancio lasciato dalla Brexit.

Per provare a facilitare i negoziati, venerdì 21 febbraio la Commissione europea ha fatto circolare un “non paper” contenente una proposta che prevede l’aumento delle risorse per la politica agricola e il mantenimento del “rebate”. A farne le spese sarebbero i settori di spazio e difesa con un taglio rispettivamente di 900 milioni e 1,5 miliardi di euro. La proposta, già accantonata, è apparsa paradossale in quanto i tagli alla difesa sono stati proposti proprio dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen che aveva chiesto un’Unione più geopolitica.

Il Parlamento europeo dal canto suo fa sapere che non darà il proprio consenso ad un bilancio pluriennale che non garantisca adeguate risorse per affrontare le sfide dei prossimi anni.

Progetti di comune interesse: il Parlamento chiede una revisione dei criteri di selezione

Martedì 18 febbraio, la Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con cui chiede alla Commissione UE che la revisione del Regolamento TEN-T, relativo alle linee guida per la selezione dei progetti di comune interesse che concernono le infrastrutture energetiche prevista per la fine dell’anno, sia in linea con gli obiettivi di sostenibilità dell’Unione europea.

Inoltre, i deputati ricordano che il Regolamento TEN-T risale al 2013, prima della firma degli Accordi di Parigi e dei rivoluzionari cambiamenti in materia di politica energetica e ambientale.

La risoluzione non è vincolante e verrà votata nella Plenaria di marzo.

Programma LIFE, la Commissione UE stanzia 101,2 milioni di euro per la tutela dell’ambiente

Il 17 febbraio la Commissione europea ha annunciato un investimento di 101,2 milioni di euro in nuovi progetti finanziati dal programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima. Il finanziamento sosterrà dieci grandi progetti ambientali realizzati in nove Stati membri: Irlanda, Cipro ed Estonia (tutela e gestione delle aree protette), Francia (finanza sostenibile e adattamento ai cambiamenti climatici), Grecia (economia circolare e gestione dei rifiuti), Lettonia (acqua), Slovacchia e Repubblica Ceca (qualità dell’aria), Spagna (adattamento ai cambiamenti climatici).

I progetti hanno lo scopo di aiutare gli Stati membri a conformarsi alla legislazione europea in sei settori: natura, acqua, aria, rifiuti, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici.

Il programma LIFE è lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e il clima, creato nel 1992, ha cofinanziato più di 5.400 progetti in tutta l’Unione europea e nei Paesi terzi. Il numero di progetti in corso si attesta costantemente sui 1.100.

Il finanziamento per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di euro. I progetti LIFE sono stati introdotti nel 2014 per aiutare gli Stati membri a rispettare le norme fondamentali dell’UE in materia di ambiente, natura e clima. Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE 2021-2027, la Commissione propone di aumentarne il finanziamento di quasi il 60%.

La Strategia sul digitale della Commissione UE vuole aiutare anche la transizione ecologica

Mercoledì 19 febbraio la Commissione europea ha presentato la nuova Strategia sul digitale. In particolare, si tratta della strategia europea per i dati e del libro bianco sull’intelligenza artificiale che elenca le opzioni strategiche volte ad assicurare lo sviluppo antropocentrico della tecnologia. Nel comunicato stampa della Commissione si legge che “le tecnologie digitali sono un potente alleato nella lotta ai cambiamenti climatici e per il conseguimento della transizione sostenibile”.

Secondo i dati della Commissione, il settore dell’ICT rappresenta il 2% delle emissioni globali di CO2 (tanto quanto il traffico aereo) destinate ad aumentare fino al 14% entro il 2040. Per far fronte all’impatto climatico,  la Commissione intende rendere i data center e le infrastrutture ICT a emissioni zero entro il 2030, integrando i regolamenti sulla longevità e la riparabilità dei dispositivi, ad esempio gli smartphone.

Secondo le stime della Commissione, attraverso l’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale sarà possibile aumentare l’efficienza e ridurre di ben 7 volte le emissioni globali. Ad esempio, il monitoraggio del consumo di energia potrebbe aiutare a prevedere quando e dove l’energia è (e non è) necessaria. Attraverso l’agricoltura di precisione, secondo la Commissione, i produttori agricoli potrebbero ridurre l’uso dei pesticidi. Infine, la mobilità intelligente potrebbe aumentare l’efficienza dei trasporti.

Come indicato nella testo, la Commissione presenterà nel corso dell’anno una direttiva sui servizi digitali e un piano d’azione per la democrazia europea. Inoltre, proporrà una revisione del regolamento eIDAS (identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche nel Mercato Comune Europeo) e rafforzerà la sicurezza cibernetica attraverso un’unità creata ad hoc.

Il grande assente nel Libro Bianco sull’IA è l’impatto ambientale

Mercoledì 19 febbraio la Commissione europea ha pubblicato – come parte della strategia sul digitale – il White Paper sull’intelligenza artificiale nel quale viene illustrato l’approccio europeo alla tecnologia.

Nonostante la pubblicazione della Commissione sottolinei i vantaggi delle diverse applicazioni dell’intelligenza artificiale non tiene conto dell’impatto ambientale causato dall’uso di questa tecnologia. A sottolinearlo sulla testata europea Euractiv è Fieke Jansen, dottoranda presso il Data Justice Lab e Mozilla Foundation Fellow 2019-2020.

Il White Paper rileva che il volume dei dati utilizzati per addestrare le intelligenze artificiali su scala globale quadruplicherà entro il 2025, passando dagli attuali 40 zettabyte a 175 zettabyte. Inoltre, ad oggi l’80% dei 40 zettabyte è archiviato nel cloud ma l’UE presume che con l‘incremento dei prodotti IoT e dell’edge computing la percentuale dello stoccaggio decentralizzato di dati subirà un aumento. Il problema, sottolinea Jansen, è che il documento si ferma qui, non considerando come questo massiccio aumento di dati produrrà un forte impatto ecologico. Questa svista, continua la ricercatrice, è scoraggiante e pericolosa, oltre che contraddittoria rispetto alle dichiarazioni sul Green Deal. Tra l’altro, l’impatto del settore ICT sull’ambiente è documentato da diversi studi inclusi quelli della Commissione UE.

Il think-tank The Shift Project, nel report “lean ICT” 2019 ha rivelato che per acquistare un libro su Amazon, la piattaforma costringe il consumatore a navigare attraverso 12 interfacce “pesanti”, il cui valore energetico è pari a 8.724 pagine A4 stampate o 87,33 MB di informazioni. Il caricamento di queste pagine consuma 30 wattora. Nel 2014 Google.com ha ricevuto circa 47.000 richieste di query al secondo, che equivale a una quantità stimata di emissioni di CO2 pari a 500 kg al secondo. L’impatto dell’IA è ancora più pesante, come ha dimostrato una ricerca del MIT di Boston: la creazione, la costruzione e il collaudo di un modello NPL (Natural Language Processing) può emettere più di 626.000 libbre di CO2.

In conclusione, secondo la Jansen, prima di parlare di come l’IA possa contribuire all’efficienza energetica la Commissione dovrebbe valutare l’impatto climatico dei progetti.