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Focus Europa: dalle major Oil & Gas 250 milioni in attività di lobbying Ue

In base a un report curato da associazioni ambientaliste, i maggiori gruppi petroliferi avrebbero investito ingenti risorse tra il 2010 e il 2018. L’accusa dei gruppi green: puntano a indebolire la lotta al climate change

di Stefano Consonni

PE: 2 miliardi in più nel bilancio dell’UE per il clima

Mercoledì 23 ottobre, il Parlamento europeo riunito in seduta plenaria ha approvato con 529 voti a favore, 130 contrari e 43 astensioni il progetto di risoluzione sulla legge di Bilancio dell’Unione europea per il 2020. Il Bilancio 2020 è l’ultimo del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) corrente e dovrebbe preparare la strada al QFP relativo al periodo 2021-2027.

In particolare, il Parlamento ha rafforzato la proposta presentata dalla Commissione Ue, aggiungendo complessivamente più di 2 miliardi di euro per la tutela del clima.

Il voto in plenaria da il via a tre settimane di negoziati con il Consiglio con l’obiettivo di raggiungere un accordo in tempo utile affinché il bilancio possa essere votato dal Parlamento entro la sessione plenaria di novembre (25-28 novembre). Nel caso in cui non si raggiungesse un accordo, la Commissione dovrà presentare un nuovo progetto di bilancio.

Major Oil & Gas: 250 milioni in lobby EU. I gruppi green: indeboliscono la lotta al climate change

Giovedì 24 ottobre, Corporate Europe Observatory, Food & Water Europe, Friends of the Earth Europe e Greenpeace EU hanno pubblicato la ricerca Big Oil and Gas Buying Influence in Brussels.

Il report sostiene che le major dell’Oil & Gas, ossia BP, Chevron, ExxonMobil, Shell e Total, abbiano speso 123,3 milioni di euro per attività di lobby nelle istituzioni europee nel periodo 2010-2018; le associazioni di categoria che le rappresentano hanno investito altri 128 milioni. L’obiettivo, secondo gli autori del report, è indebolire la lotta al cambiamento climatico. Un ulteriore dato riguarda il numero di incontri con i funzionari europei: da quando la Commissione Junker è entrata in carica (2014), le aziende citate hanno partecipato ad almeno 327 high level meetings con la Commissione europea. I dati sono stati tratti in parte dal registro pubblico per la trasparenza delle lobby e in parte sono stati forniti dalle imprese.

La major coinvolte hanno respinto la premessa del report rimarcando la loro volontà di rispettare gli Accordi di Parigi.

Honda: macchine elettriche sul mercato europeo entro il 2023

Mercoledì 23 ottobre, ad Amsterdam, la casa automobilistica giapponese Honda ha presentato Jazz, il nuovo veicolo completamente elettrico pronto ad essere venduto sul mercato europeo entro il 2022. Dalla metà del 2020 invece sarà disponibile il modello ibrido.

Già a settembre Honda aveva dichiarato la volontà di eliminare gradualmente in Europa tutte le vendite di veicoli diesel a favore di veicoli elettrici entro il 2021. Tom Gardner, vicepresidente senior di Honda Europe ha fatto sapere in un’intervista ad AFP che si tratta della risposta della casa automobilistica alle normative europee sulla riduzione delle emissioni dei veicoli.

Centrali a carbone: oltre 6 miliardi di perdite da inizio anno

Giovedì 24 ottobre, il Think tank britannico Carbon Tracker ha pubblicato un report sulla redditività delle centrali elettriche a carbone. Lo studio sostiene che a causa dell’aumento di normative a sostegno dell’ambiente e della concorrenza delle energie rinnovabili le centrali elettriche a carbone europee hanno perso 6,6 miliardi di euro da inizio anno.

La Germania è la più colpita con perdite pari a 1,9 miliardi di euro, seguono Spagna (992 milioni) e Repubblica ceca (899 milioni). Solo alcune centrali elettriche in Polonia, Italia e Slovenia continuano a realizzare profitti grazie ai prezzi dell’elettricità stabili sul mercato all’ingrosso. Questo vale anche per due impianti ad alta efficienza situati sia in Germania che nei Paesi Bassi.

RWE ed Uniper, primo e secondo produttore di energia da carbone in Germania, pur riconoscendo che il carbone non sarà la risorsa del futuro, hanno criticato il report sostenendo che circa la metà delle centrali elettriche a carbone è legata a contratti a lungo termine (con costi slegati dal prezzo dell’energia), pertanto i relativi dati falsano lo studio.

Stefano Consonni

Stefano Consonni

Stefano Consonni si è laureato in Scienze Filosofiche con una tesi sul funzionamento del potere nella società contemporanea.Ha iniziato a lavorare nel settore delle Relazioni Esterne e Public Affairs durante gli anni di studio. Dopo un breve periodo come Business Development Manager, è attualmente Public Affairs & Digital Policy di Adl Consulting e Presidente di IDeal – Organization for Digital Politics, associazione con lo scopo di coinvolgere le giovani generazioni nel dibattito politico contemporaneo e divulgare gli studi sulle implicazioni della tecnologia sulla politica. Collabora con le testate Gli Stati Generali, Persone&Conoscenze e LabParlamento
Stefano Consonni