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Focus Europa: cosa succede nella plenaria del 2 luglio?

La prima riunione del Parlamento Ue dopo le elezioni del 26 maggio. In Consiglio Ue nessun accordo sull’azzeramento delle emissioni nel 2050, la Commissione ha bocciato i Piani Clima-Energia degli Stati membri

di Stefano Consonni

Parlamento UE: cosa succede nella Plenaria Costitutiva del 2 luglio?

Da martedì 2 a giovedì 4 luglio si terrà la Plenaria Costitutiva, ossia la prima Plenaria del nuovo Parlamento europeo votato da oltre 200 milioni di cittadini tra il 23 e il 26 maggio 2019.

L’ordine del giorno prevede che i neodeputati eleggano il nuovo Presidente del PE, 14 vicepresidenti e 5 questori.

I candidati alla presidenza del PE possono essere presentati o da un gruppo politico o da 38 deputati (1/20) e l’elezione si svolge a scrutinio segreto. Per essere eletto un candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti (50% +1). Se al terzo scrutinio non viene eletto nessuno, i due candidati con il punteggio più alto di quel turno passano al quarto scrutinio, dove vince chi riceve il maggior numero di voti.

Inoltre, Il Parlamento voterà anche sulla composizione numerica delle commissioni e delle sottocommissioni permanenti sulla base di una proposta della Conferenza dei presidenti (CoP) che dovrà essere votata a maggioranza semplice in Plenaria. Inoltre, è prevista l’assegnazione dei neodeputati alle diverse Commissioni in base a quanto deciso dai gruppi politici. La prima riunione delle commissioni è invece prevista per la settimana dall’8 al 12 luglio.

Per quanto concerne l’elezione del Presidente della Commissione UE il Parlamento sarà chiamato ad esprimersi nella Plenaria del 15-18 luglio, dopo le consultazioni e il voto a maggioranza qualificata del Consiglio. Il nuovo presidente dovrà essere eletto a maggioranza assoluta (376 deputati minimo). Poi verrà avviato l’iter di composizione dell’intera Commissione.

In ultimo, è importante sottolineare che il lavoro svolto nella scorsa legislatura (per esempio nelle diverse commissioni) sui dossier che non hanno raggiunto il voto della Plenaria decade giuridicamente a meno che la nuova Conferenza dei presidenti (Presidente PE e i presidenti dei gruppi politici) decida di proseguire con il lavoro svolto in precedenza.

Consiglio UE: nessun accordo sull’azzeramento delle emissioni

Nonostante le conclusioni del Consiglio del 20 giugno facciano ampio riferimento all’importanza della transizione ad un economia a zero emissioni entro il 2050, anche in vista del vertice sull’azione per il clima convocato dal Segretario generale delle Nazioni Unite per settembre 2019, i 28 Paesi non sono riusciti a trovare un accordo.

Infatti, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria e Polonia (i Paesi che maggiormente dipendono dalle fonti fossili) hanno fatto opposizione chiedendo un’analisi dettagliata dei costi della transizione e adeguati finanziamenti europei per limitare le perdite economiche e dei posti di lavoro. Una data certa per raggiungere zero emissioni, come si legge nelle conclusioni, verrà decisa «prima della fine dell’anno» e con tutta probabilità in contemporanea con la definizione del budget di lungo termine dell’UE.

Il testo concordato inoltre, invita la Commissione a predisporre un quadro in grado di assicurare la transizione verso una UE a impatto zero che «tenga conto delle situazioni nazionali degli Stati membri e ne rispetti il diritto di decidere in merito ai rispettivi mix energetici».

In conclusione, al punto 5 della sezione relativa ai cambiamenti climatici del documento, si legge che l’UE e i suoi Stati membri «mantengono l’impegno ad aumentare la mobilitazione di finanziamenti internazionali per il clima provenienti da una molteplicità di fonti pubbliche e private». Dopotutto, le stesse parole si leggono nella nuova agenda strategica 2019-2024 adottata dal Consiglio sempre il 20 giugno in cui si precisa che «il successo della transizione verde dipenderà da una consistente mobilitazione di investimenti privati e pubblici».

Commissione UE: nei PNIEC solo 8 Paesi hanno presentato la data di phase out dal carbone

Martedì 18 giugno la Commissione europea ha pubblicato le valutazioni sui Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC) da cui è emerso che solo 8 Paesi su 28 hanno presentato un piano per il phase out dal carbone entro il 2030. I restanti 20 Paesi non hanno presentato scadenze.

Tra gli 8 Paesi dell’UE che introducono o confermano tali scadenze, la Francia intende eliminare gradualmente il carbone entro il 2022, mentre Italia e Irlanda entro il 2025. Danimarca, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Finlandia puntano invece al phase out entro il 2030.

La Commissione ha aggiunto che la Germania, Paese con la percentuale più alta di emissioni CO2 dell’intero blocco, non ha comunicato alcuna data. Il Centro di Ricerche Climate Analytics di Berlino ha dichiarato a Euractiv che la data del phase out tedesco è prevista tra il 2035 e il 2038. L’istituto tedesco ha aggiunto che l’impatto degli impegni dichiarati è limitato in quanto gli otto Paesi rappresentano meno del 20% della capacità totale di carbone installata nell’UE e che in questo modo il 40% della capacità attuale sarà ancora attiva nel 2030.

Inoltre, agli 8 Paesi che hanno fissato la data di phase out dal carbone rimane da spiegare nel dettaglio in che modo intendono finanziare la transizione e con quali fonti di energia sostituiranno il carbone.

Tuttavia, la Commissione ha concluso che per quanto concerne il raggiungimento dei target relativi alle emissioni CO2 l’UE è sulla buona strada.

Commissione UE: sui PNIEC negativa la valutazione complessiva sui target di efficienza energetica e Fer

Martedì 18 giugno la Commissione europea ha pubblicato la valutazione delle proposte dei Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC) dando un giudizio complessivamente negativo. «Allo stato attuale», si legge sul comunicato della Commissione, «le proposte di PNIEC presentano contributi insufficienti sia per le fonti rinnovabili sia per l’efficienza energetica: per le fonti rinnovabili la lacuna da colmare potrebbe arrivare a 1,6 punti percentuali; per l’efficienza energetica, addirittura potrebbe essere di 6,2 punti percentuali (se si considera il consumo di energia primaria) o di 6 punti percentuali (se si considera il consumo di energia finale)». Tuttavia, gli Stati membri dispongono ancora di sei mesi per innalzare il livello di ambizione sul piano nazionale.

Per quando concerne le energie rinnovabili sono stati considerati insufficienti 17 Piani nazionali che rischiano di non consentire l’allineamento del blocco al target del 32% di energia rinnovabile prodotta entro il 2030. I Piani considerati positivamente ambiziosi invece sono i seguenti: Danimarca (55% contro un target calcolato del 46%), Estonia (42% vs 37%), Spagna (42% vs 32%), Lituania (45% vs 34%) e Portogallo (47% vs 42%). Giudizio positivo anche per l’Italia che indica il 30% contro il 29%, la Germania è in linea con il calcolo del 30% e la Francia è al di sotto di un punto (32% vs 33%). È dai Paesi più virtuosi, afferma la Commissione, che dipenderà il raggiungimento degli obiettivi fissati.

In materia di efficienza energetica, invece, la Commissione ha espresso un giudizio sufficiente su Italia, Lussemburgo e Spagna, sia per i consumi primari che finali gli obiettivi fissati. Positivo anche il giudizio su Francia e Olanda ma solo per i consumi finali la prima e per quelli primari la seconda. I PNIEC di tutti gli altri Paesi sono stati respinti, con alcuni (come la Germania) che non hanno neppure incluso nei loro Piani obiettivi per l’efficienza.

Commissione UE: firmata la roadmap per la sincronizzazione delle reti elettriche con gli Stati baltici

Giovedì 20 giugno, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha firmato, accompagnato dal vicepresidente Maroš Šefčovič, la roadmap che attua la sincronizzazione delle reti elettriche degli Stati baltici con la rete europea continentale attraverso la Polonia. La firma è avvenuta alla presenza di Dalia Grybauskaitė, presidente della Lituania, Jüri Ratas, Primo Ministro dell’Estonia, Mateusz Morawiecki, Primo Ministro della Polonia e Krišjānis Kariņš, Primo Ministro della Lettonia.

La Roadmap concordata stabilisce la data obiettivo del 2025 per la sincronizzazione completa. Il 19 marzo 2019 è stata firmata la convenzione di finanziamento del meccanismo per collegare l’Europa per un totale di 323 milioni di euro per la prima fase del processo di sincronizzazione.