Forza Italia: Bernini al Senato, Gelmini alla Camera. Chi sono le capigruppo elette
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Finestra politica. Premiership: Salvini litiga con Di Maio. Poi: “Ci vediamo”

Rapporto per la prima volta in salita. Centrodestra diviso al Colle. Nominati i Capigruppo. Lazio: Leu fuori dalla Giunta; vacilla Musumeci in Sicilia

di Labparlamento

I Cinque Stelle fanno quadrato su Luigi Di Maio per l’incarico in vista del nuovo Governo: nessun passo indietro nonostante la disponibilità di Matteo Salvini per un terzo nome che spiani la strada sulla base di un programma opportunamente mediato. Ed il leader della Lega stavolta replica a muso duro: così non va, dice, ricompattando il Centrodestra (che però andrà diviso da Mattarella) di cui Forza Italia, sottolinea, è parte integrante. È vera lite? Se lo chiedono in molti a fronte di un gioco delle parti che per le presidenze delle Camere ha funzionato alla grande. In ogni caso, lo stesso Salvini, poi, smorza i toni. E annuncia che si vedrà dopo Pasqua con Di Maio “in campo neutro alla Camera o al Senato”.

“Il governo non si può fare se non sarà fatto premier Luigi Di Maio. Il voto dei cittadini va rispettato”. A dirlo è ai microfoni di “24 Mattino”, su Radio24, il deputato M5S Alfonso Bonafede. In sede di registrazione di Porta a Porta la replica di Salvini: “Se Di Maio dice ‘o io premier o niente’ non è il modo giusto per partire. Se Di Maio dice o io o nessuno sbaglia, perché a oggi è nessuno. Non puoi andare al governo dicendo o io o niente, altrimenti che discussione è?”. La Lega, aggiunge, “ha già fatto passi indietro” per far partire il lavoro della Camere “ma non è che possiamo fare passi indietro su passi indietro”.  “Da soli non si va lontano. Io sono pronto, c’è una squadra pronta”. Ancora: “L’Italia non può permettersi preclusioni, arroccamenti o capricci”, ha detto il leader della Lega auspicando che tutto il centrodestra resti “disponibile a dialogare”. “Siamo a fine marzo, spero che entro un mese qualcuno possa giurare al Quirinale”, ha concluso poi Salvini sottolineando che farà di tutto per avere “un governo serio il prima possibile”.

In serata controreplica di Di Maio, affatto morbida: “Il premier deve essere espressione della volontà popolare. Il 17% degli italiani ha votato Salvini Premier, il 14 Tajani, il 4 Meloni. Oltre il 32% ha votato il M5S e il sottoscritto come premier. Non mi impunto per una questione personale, è una questione di credibilità della democrazia. È la volontà popolare quella che conta. Farò di tutto affinché venga soddisfatta. Se qualche leader politico vuole tornare al passato creando governi istituzionali, tecnici, di scopo o peggio ancora dei perdenti, lo dica subito davanti al popolo italiano”. Di Maio che poi annuncia: “Prima che inizino le convocazioni dei gruppi al Quirinale, il MoVimento 5 Stelle incontrerà tutte le forze politiche. L’obbiettivo degli incontri è vedere chi è interessato a risolvere i problemi degli italiani e chi invece passa il tempo a pensare alle beghe interne dei partiti o delle coalizioni. Mi aspetto responsabilità da parte di tutti.”

Intanto, a livello parlamentare, la notizia del giorno  è sicuramente quella che riguarda le elezioni dei capigruppo. Prossimo appuntamento:  la scelta di vicepresidenti, questori e segretari in calendario per giovedì.

Forza Italia si tinge ancora di rosa. Infatti, dopo l’elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati a presidente del Senato (la prima volta per una donna), arriva la conferma che ci si aspettava sui capigruppo: Mariastella Gelmini guiderà gli azzurri a Montecitorio e Anna Maria Bernini lo farà a Palazzo Madama. Per quanto riguarda il Partito democratico invece, il testimone va al renziano Andrea Marcucci che assumerà la presidenza di senatori, mentre alla Camera il gruppo dem sarà guidato dal ministro dei Trasporti uscente Graziano Delrio; una scelta, quella di Delrio, che il segretario ad interim Maurizio Martina, dopo averlo proposto, definisce un grande segno di unità. Sebbene il confronto interno sia stato durissimo fino all’ultimo. Fratelli d’Italia provvede a confermare Fabio Rampelli come capogruppo alla Camera dei Deputati, la guida dei senatori di Giorgia Meloni sarà invece di Isabella Rauti. Anche la Lega si comporta come da previsione, e dopo la riconferma degli scorsi giorni di Gian Marco Centinaio come capogruppo a Palazzo Madama, oggi si è acclamato il nome di Giancarlo Giorgetti, salviniano col pedigree, come capo dei deputati; bisognerà però vedere chi gli succederà se quest’ultimo dovesse diventare Vicepresidente di Palazzo Madama.

I 5 Stelle, che sui capigruppo Giulia Grillo (per la Camera) e Danilo Toninelli (Senato), avevano giocato d’anticipo, oggi alle 20.00 voteranno lo Statuto valido per la Camera. (Sempre in casa M5S, il presidente di Montecitorio Roberto Fico ha provveduto a richiedere la rinuncia indennità di carica che gli spetterebbe come presidente della Camera dei deputati mentre l’Assessore pentastellato al Commercio di Roma Capitale, Adriano  Meloni, lascia la giunta romana di Virginia Raggi).

Diversamente, i Gruppi Misti di entrambe le Camere saranno presieduti da un esponente di Liberi e Uguali, rispettivamente da Loredana De Petris al Senato e Federico Fornaro alla Camera; esito quasi scontato considerando che, almeno alla Camera, LeU costituisce l’insieme di deputati più consistente (14 su 36). Tra i membri del Gruppo Misto anche gli ex M5s: Silvia Benedetti, Salvatore Caiata, Antonio Tasso, Catello Vitiello, Andrea Cecconi.  I deputati di + Europa sono: Riccardo Magi, Alessandro Fusacchia e Bruno Tabacci. Per Noi con l’Italia-Udc: Alessandro Colucci, Enrico Costa, Maurizio Lupi, Renzo Tondo. Del partito Civica popolare, fanno parte Beatrice Lorenzin e Gabriele Toccafondi. Per Svp Renate Gebhard, Albrecht Plangger, Emanuela Rossini e Manfred Schullian. Infine, per Insieme, Serse Soverini, Mario Borghese per il Maie; Fausto Longo per il Psi, Eugenio Sangregorio per l’Usei.

Nel giorno del passaggio di consegne tra Roberto Maroni e Attiilio Fontana in Regione Lombardia, fumata nera nell’accordo su un nome unitario da proporre al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, per completare l’ultima casella della giunta con la delega al Lavoro. Questo il motivo della rottura tra Leu e il governatore Pd, sancita con un comunicato in cui i vertici laziali di Liberi e Uguali sostengono che “non ci sono le condizioni politiche per la partecipazione alla giunta regionale”. In sostanza, a Zingaretti è stata sottoposta una shortlist di due nomi, quello di Piero Latino, coordinatore di Mdp Roma, e quello di Paolo Cento, membro dirigente di SI, lasciando al governatore il compito e la responsabilità di sceglierne uno vista l’incapacità di trovare un accordo, che le parti invece non ammettono. Onere che è stato respinto dal presidente, causando le ire dei vertici di LeU che ora parlano di appoggio esterno.

A completare il panorama a livello locale, le nuove difficoltà in Regione Siciliana con la giunta Musumeci in piena crisi a causa della bocciatura del documento di previsione economico-finanziaria.