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Fake news, l’Ue mette in campo la sua task force

Photo credits: European Commission

Un gruppo di 39 esperti dovrà elaborare la strategia vincente per contrastare il fenomeno. In campo 4 italiani. Risultati in primavera

di Maria Carla Bellomia

Si è tenuto ieri, a Bruxelles, il primo incontro del gruppo europeo di lavoro, formato da 39 esperti di alto livello (tra cui 4 italiani: la dirigente di Mediaset Gina Nieri, il vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini, l’ex direttore del Tg1 Gianni Riotta e il docente di diritto della Bocconi Oreste Pollicino) e incaricato dalla Commissione Ue di elaborare, entro il prossimo mese di aprile, un piano efficace contro il dilagare delle fake news. Una vera e propria task force  – con specialisti selezionati da Bruxelles e appartenenti alla società civile, al mondo accademico, a quello della comunicazione e dei social media – chiamata a contrastare un fenomeno che è stato definito, dalla stessa Commissaria al digitale Mariya Gabriel, una minaccia alla democrazia e ai valori democratici degli Stati membri, nonché un pericoloso promotore di movimenti populisti e nazionalisti.

Un argomento, quello delle “false notizie” create e diffuse ad arte per minare la credibilità dei mezzi di comunicazione e delle stesse Istituzioni, che non è di certo nuovo nel dibattito pubblico, in primis quello italiano, ma che di fatto entra per la prima volta a far parte dell’agenda politica della Commissione europea, attraverso l’istituzione di  un comitato ad hoc – in regime di costante dialogo e confronto con gli stati membri  e l’inserimento dell’iniziativa contro le fake news nel programma di lavoro dell’Esecutivo comunitario per il 2018.

La scelta di mettere in campo una squadra europea di alto livello per delimitare il fenomeno, contenere il diffondersi delle fake news e per elaborare, allo stesso tempo, una strategia efficace, anche attraverso la formulazione di pareri e raccomandazioni, nasce con ogni probabilità dalle polemiche degli ultimi mesi, che hanno investito in particolar modo il sospetto di interferenze sul voto per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti o sul rischio di ingerenze nelle prossime elezioni in Italia, e dall’esigenza di regolare con urgenza una tendenza che sembrerebbe attualmente fuori controllo.

La disinformazione online creata dalle fake news, come più volte ribadito dalle Istituzioni nazionali e comunitarie, rappresenta una minaccia sempre più seria per la tenuta democratica dei Paesi europei, dal momento che incide direttamente sulle percezioni dei singoli individui e rischia per questo di avere pesanti conseguenze distorsive anche sui processi elettorali, compreso quello italiano del prossimo 4 marzo.

Parallelamente al lavoro degli esperti, la Commissione Ue ha promosso una consultazione pubblica sulle notizie false, che si concluderà il prossimo 23 febbraio, per riunire i pareri di quanti tra cittadini, organi di stampa e autorità pubbliche volessero contribuire a inviare i propri suggerimenti, per individuare possibili azioni finalizzate a riconoscere informazioni affidabili e verificate e limitare la divulgazione di quelle false.

Anche il Parlamento europeo non è rimasto a guardare ed ha adottato, nel giugno scorso, una risoluzione in cui invitava la Commissione di Juncker a verificare la possibilità di un intervento legislativo in materia.

Nonostante il riconoscimento del tema come prioritario e il suo inserimento nell’agenda politica del prossimo anno, non c’è ancora un accordo tra quanti preferirebbero un sistema di auto-regolamentazione a livello dei singoli Stati membri, e quanti, invece, sono maggiormente favorevoli al ricorso a un sistema sanzionatorio a livello europeo.

Ma dalle dichiarazioni rilasciate ieri dalla commissaria Gabriel in occasione della prima riunione del gruppo di esperti, l’ipotesi più probabile è che l’Unione europea, anche alla luce dei risultati raggiunti dalla task force, decida di definire delle regole certe, valide per tutti i Paesi dell’Ue.

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia