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Con l’intesa di Versailles parte un negoziato delicato che richiede la presenza di un Esecutivo nazionale forte

di LabParlamento

 “Chi vuole di più fa di più” ovvero la terza opzione del Libro Bianco di Jean-Claude Juncker, pare da subito la scelta messa sul tavolo per blindare – almeno questo l’auspicio – il futuro dell’Europa. Dalla reggia di Versailles, dove si è svolto ieri il vertice a quattro tra Hollande, Merkel, Gentiloni e Rajoy, arriva infatti una decisione importante per i prossimi mesi densi di appuntamenti elettorali e sicure fibrillazioni socio-economiche.

“L’Europa a più velocità” proposta dalla cancelliera tedesca significa per ora coordinamento soltanto in alcuni settori chiave (come difesa dei confini e sicurezza interna), ma anche la presa d’atto che soltanto in questo modo è possibile evitare uno stallo che sta portando l’Europa a sbattere contro un muro. Certo, la “diversa velocità” tedesca non è proprio la stessa cosa dei “diversi livelli di integrazione” citati da Gentiloni (“vogliamo anche un’Europa sociale che punta alla crescita e agli investimenti”), tuttavia la strada sembra lo stesso segnata. Ed è una strada che passa per il vertice europeo di questa settimana a Bruxelles e soprattutto per la celebrazione del sessantennio dei Trattati di Roma, prevista in Campidoglio il prossimo 25 marzo, da cui dovrebbe uscire la formalizzazione dell’intesa. Accordo, cui seguirà l’avvio dei negoziati in quella che si annuncia fin d’ora una trattativa strategicamente assai delicata, laddove conta la presenza di un Esecutivo nazionale pienamente legittimato.

Per Paolo Gentiloni un altro mattoncino al proprio rafforzamento in ottica fine Legislatura.