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Energia Ue: Di Maio, efficienza e Fer al 35%. Ma su strategie tutto tace

Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico

Alla riunione di Lussemburgo ministro assente. Sposata, con una nota, la linea più spinta dell’Europarlamento

Di LabParlamento

“L’Italia deve puntare sulle energie rinnovabili come motore per il futuro della sua economia. Per questo in Consiglio oggi abbiamo ribadito la nostra linea, più ambiziosa rispetto al passato, in merito alle proposte di Direttiva del Parlamento Europeo sull’efficienza energetica e sulla Direttiva per la promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. La conclusione del Parlamento europeo, che chiede di fissare un obiettivo vincolante pari al 35% sia per la prima, sia per la seconda, è la strada giusta”.

Così il Ministro dello Sviluppo Economico e vicepremier Luigi Di Maio, in una nota diramata a margine del Consiglio Energia svoltosi ieri a Lussemburgo. Trattenuto a Roma dalla urgenze di questo momento, Di Maio si è fatto rappresentare da alcuni funzionari ministeriali. “Anzi, contiamo di alzare maggiormente l’asticella nonostante la proposta della Commissione parli di uno scarso 27%”, aggiunge la nota. “ In Parlamento europeo – conclude il ministro – abbiamo già convinto la plenaria della bontà di queste proposte grazie al lavoro degli europarlamentari. Da oggi ci metteremo al lavoro come Governo per far sentire maggiormente la nostra voce anche agli altri partner europei”.

L’occasione poteva essere utile per rispondere ad alcuni interrogativi più generali sulla strategia del Governo nel settore. Tuttavia su questo si attendono ancora novità. Per esempio, sulla sorte della Sen, sui passaggi concreti della decarbonizzazione, citata nel contratto di programma ma solo nel capitolo Ambiente, e sulle infrastrutture a cominciare dal completamento del gasdotto Tap. Restano nel limbo anche alcuni passaggi operativi di rilievo come l’abbandono del mercato elettrico tutelato.

Di tutto ciò nel contratto e nel discorso del premier, Giuseppe Conte, per la fiducia alle Camere non c’è traccia, essendosi limitato anche Conte, a parlare in via generale di ambiente, innovazione e sharing economy.