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Europee: partito che vai, promesse che trovi. L’analisi di CheckPoint Promesse

Dal salario minimo all’elezione del Presidente della Commissione Ue, passando per la ridistribuzione dei migranti e la tutela del Made in Italy: ecco cosa propongono le forze politiche italiane

di CheckPoint Promesse

Se per i maratoneti di Mentana, queste elezioni europee saranno “la madre di tutte le no-stop”, per gli osservatori di ciò che avviene giornalmente in politica, la tornata elettorale che si celebrerà fra pochi giorni

CheckPoint è stato fondato a settembre 2018 e lanciato in occasione del traguardo dei 100 giorni del Governo presieduto da Giuseppe Conte. L’impegno è verificare le promesse pronunciate dai membri del governo, per monitorarle nel tempo e controllare la loro attuazione. Sono divise in quattro categorie: mantenuta, in corso, in attesa, non mantenuta. I risultati sono disponibili sulla www.checkpointpromesse.it.

è sicuramente un punto di svolta, sia dal punto di vista nazionale che dell’Unione. Il Parlamento europeo, secondo le stime, vedrà ridimensionata la componente che finora ha governato l’Unione, anche se non è detto che la riduzione dei voti porterà il fronte euroscettico a diventare maggioranza; i risvolti per quanto riguarda la politica nazionale sono invece tutti in divenire: secondo fonti del Quirinale, il Presidente Mattarella non avrebbe preso impegni nelle tre settimane successive al 26 maggio, per un rischio di crisi di governo. Secondo altri commentatori, invece, la continua bagarre fra i due partiti di Governo sarebbe solo in chiave elettorale, e dopo le elezioni continuerebbero a governare di nuovo in pieno d’accordo.

I maggiori partiti nazionali che si candidano alle prossime elezioni europee compongono già oggi il Parlamento nazionale: si va dal PD a +Europa, da Forza Italia a Fratelli d’Italia, senza ovviamente dimenticare i due partiti che attualmente siedono nei banchi della maggioranza, Movimento 5 Stelle e Lega. Per prendere il maggior numero di voti possibili, cosa hanno promesso tutti questi partiti ai loro elettori?

Partito Democratico

Il Partito democratico, rinnovatosi e parzialmente tornato alle origini, spostandosi nuovamente a sinistra, con la nuova guida di Zingaretti, si candida in una lista unitaria con l’ex ministro del MISE Carlo Calenda, che ha fondato recentemente il suo contenitore Siamo europei. I punti del programma sono vari e sono tutti chiaramente volti ad aumentare la presenza dell’Italia in Europa, ma anche rilanciare e aumentare la pregnanza delle politiche europee in ambiti sempre più ampi: la promessa più ambiziosa è quella dell’istituzione di un salario minimo comune, obiettivo che in parte condividono con il Movimento 5 Stelle ma sul quale ultimamente proprio l’ex ministro Calenda ha avuto un acceso scontro con l’onorevole grillino Carabetta. La promessa subisce un importante limite, che la futura Commissione europea dovrà affrontare qualora si muovesse per realizzare tale obiettivo: il diverso costo della vita, nonché gli eterogenei sistemi di tassazione che esistono nei 28 (o 27, in caso di effettiva Brexit) Stati membri.

Sul fronte immigrazione, tema carissimo al ministro Salvini, il PD promette di realizzare un’equa ripartizione dei rifugiati: in questo caso sarà necessario superare non tanto le ostilità dei partiti italiani, quanto quelle dei governi in particolar modo dell’Est Europa e quello austriaco, che hanno già detto che non debba esserci alcuna modifica al sistema attuale sul punto.

Infine, per quanto riguarda le istituzioni europee, sentite troppo lontane dalla maggioranza degli abitanti dell’Unione, la lista unitaria propone l’elezione diretta del Presidente della Commissione UE; inoltre, il Parlamento, secondo tale disegno istituzionale, dovrebbe essere messo sullo stesso piano del Consiglio e non in posizione subordinata.

+Europa

La lista guidata da Emma Bonino, indicata come uno dei 7 Spitzenkandidaten del gruppo europeo ALDE, propone un programma, come si può intuire dal nome stesso del partito, a marcato stampo europeista. Per realizzare questo obiettivo, la promessa principale è quella di realizzare una federazione di Stati europei, gli Stati Uniti d’Europa, dotata di una sua Costituzione e di un Parlamento in grado di legiferare su temi oggi in mano alle singole Assemblee nazionali.

+Europa, inoltre, promette di aumentare il ruolo dell’Italia all’interno dell’Unione: per realizzare questa promessa, ovviamente molto ambiziosa, Emma Bonino stila nel suo programma una serie di punti che hanno però più inerenza nazionale che a livello di politiche europee; infatti si propone di ridurre la burocrazia italiana, ridurre il debito e aumentare gli investimenti nella tecnologie, tutti obiettivi che solo un esecutivo nazionale può perseguire.

Ultimo punto molto importante riguarda l’ambiente: +Europa promette di spingere le future istituzioni europee a porre molta più attenzione rispetto a quella attualmente profusa sul tema; economia circolare, transizione energetica e un patto con il mare per il futuro del Mediterraneo sono gli elementi fondamentali della promessa.

Forza Italia

Forza Italia si presenta a queste elezioni con un leader d’eccezione, l’ex 4 volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che dopo la riabilitazione a seguito della condanna per l’affaire Mediaset, non vuole saperne di lasciare la politica, neppure a 83 anni. Forza Italia ha sempre mantenuto una posizione fortemente europeista, tanto da portare Antonio Tajani sullo scranno più alto del Parlamento europeo: anche il partito di Berlusconi promette infatti un rafforzamento delle istituzioni con conseguente aumento dei poteri del Parlamento, unico organo che attualmente viene votato direttamente dai cittadini, e la sua parità con il Consiglio. Sul punto va segnalata una maggior vicinanza alle promesse avanzate dai partiti che in Italia si inquadrano nel contenitore politico del centrosinistra, rispetto all’attuale destra italiana che si dimostra di gran lunga euroscettica: con la destra, però, Forza Italia ha corso tutte le ultime competizioni politiche, dalle elezioni che hanno portato alla formazione attuale del Parlamento italiano a tutte le competizioni amministrative medio tempore celebratesi.

Una promessa che, se realizzata, potrebbe aiutare di gran lunga il rilancio dell’Italia, riguarda la previsione di regole più flessibili per incentivare la crescita ed il lavoro, mettendo così fine alla politica di austerità: la promessa rimane, invero, vaga e Forza Italia non entra nello specifico di come dovrebbe svilupparsi questa maggiore flessibilità.

Infine, Forza Italia promette ai suoi elettori che in Europa non ci saranno più paradisi fiscali a seguito dell’armonizzazione fiscale che si prefigge di realizzare; per concludere, non può mancare l’attenzione alla tutela del made in Italy per evitare la concorrenza sleale di altri Paesi: anche questa, però, rimane una promessa molto vaga e poco specificata nel corso dei comizi e degli incontri pubblici svolti.

Fratelli d’Italia

La lista guidata da Giorgia Meloni si presenta alle elezioni con grandi aspettative: dopo l’insuccesso alle scorse elezioni europee, in cui raggiunse la soglia di sbarramento, e il mancato ingresso nella coalizione di governo a seguito del veto posto dal Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia punta a raggiungere un buon obiettivo per proporsi alla Lega come partner privilegiato e convincerlo a togliere la spina al governo giallo-verde. Il programma è ricco di sentimenti nazionalisti, tanto che attualmente uno dei post maggiormente sponsorizzati su Facebook dalla pagina del partito – con l’hashtag #votaitaliano – riguarda un punto non altrimenti realizzabile se non dal Parlamento nazionale, ossia l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Per quanto riguarda invece le promesse da realizzare direttamente in Europa, spicca quella di chiedere delle misure compensative per gli Stati che sono stati svantaggiati dalla moneta unica, fra cui a loro dire ci sarebbe anche l’Italia: nel programma però non è indicato come individuare né le misure compensative né gli svantaggi a cui si fa riferimento.

Il partito inoltre mostra molta attenzione alle tematiche ambientali, promettendo la messa al bando di tutti i prodotti non degradabili ed il contrasto all’inquinamento; non manca ovviamente il riferimento – invero estremamente generico – alla tutela del made in Italy: il partito infatti non specifica le misure per mantenere questa promessa.

Fratelli d’Italia inoltre promette l’uscita dal Global Compact, che secondo il partito favorisce l’immigrazione in maniera sconsiderata: e per tutti coloro che comunque arrivano, il partito di Giorgia Meloni promette che saranno stipulati sempre più accordi di rimpatrio.

Lega

La Lega di Salvini non ha presentato un vero e proprio programma, ma fa riferimento al manifesto predisposto dal gruppo europeo MENL, composto anche dal Raggruppamento Nazionale di Marine Le Pen, il Partito delle Libertà del dimesso vice cancelliere austriaco Strache, Alternative für Deutschland e altri partiti nazionalisti e sovranisti.

MENL ha come promessa principale nel programma una revisione molto incisiva dei trattati sull’immigrazione e l’abbandono della moneta unica: mantenere tali promesse è molto difficile, in quanto per modificare i trattati serve l’accordo di tutti i Paesi membri e non è sufficiente una decisione della Commissione, ancorché a composizione sovranista.

Come per Fratelli d’Italia, anche la Lega promette maggiori controlli delle frontiere e l’assegnazione di maggiori poteri ai singoli Stati per controllare i confini; una promessa interessante riguarda l’ampliamento e la tutela della libertà digitale, secondo il Carroccio attualmente poco tutelata e anzi molto compressa.

Movimento 5 Stelle

Il consorte della Lega si presenta con un programma di 10 punti: sulla scorta del disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento, il Movimento 5 Stelle, come il PD, propone un salario minimo europeo per tutti i lavoratori; come rilevato sopra, la difficoltà nel mantenere questa promessa risiede nel grande gap nelle retribuzioni e nella tassazione dei vari Paesi membri.

Al pari anche delle altre liste, vari sono i punti a tutela dell’Italia: in particolare, i candidati promettono di tutelare maggiormente il Made in Italy e le imprese italiane; per tutelare le imprese, il Movimento grillino promette una grande lotta all’evasione e ai paradisi fiscali.

Sulla scorta delle lotte sulle indennità portate avanti in Italia, i grillini promettono inoltre il taglio degli stipendi e dei privilegi dei commissari e parlamentari europei; nell’ottica di spending review, il Movimento promette anche il taglio delle spese inutili fra cui la doppia sede di Strasburgo: tale promessa è di quasi impossibile mantenimento, per una ragione storica, ossia il fatto che la Francia ha sempre voluto, per dimostrare il proprio peso in Europa, una sede secondaria del Parlamento UE in territorio francese.

E le promesse del Contratto di governo, che peso avranno sulle prossime elezioni?

Il Governo si presenta alle elezioni a quasi un anno esatto dalla sua entrata in carica: le promesse mantenute sono il 24% e quelle non mantenute il 14%; il Movimento 5 Stelle conta, per aumentare i propri consensi, sul reddito e la pensione di cittadinanza: va notato che però, molti beneficiari si sono mostrati molto scontenti della cifra ottenuta dal beneficio, in quanto convinti che per tutti il beneficio sarebbe stato di 780 euro per tutti. Varie sono le altre promesse mantenute e introdotte nel contratto di governo da parte del partito guidato da Luigi di Maio: l’aumento delle pene contro la corruzione, il Daspo per i corrotti e l’agente sotto copertura; non crediamo però che queste promesse incideranno molto sul voto. Al Sud, inoltre, il Movimento pagherà la sconfitta sul fronte TAP e ILVA e l’immobilismo sul fronte dell’Alta velocità nelle regioni del Mezzogiorno.

Per quanto riguarda invece la Lega di Salvini, sicuramente incideranno sul voto l’estensione della legittima difesa e Quota 100, di cui già molti pensionandi stanno usufruendo; sul tema flat tax invece il movimento leghista potrebbe subire qualche problema: inizialmente presentata come realizzabile per tutti i contribuenti, è stata prevista solo per le partite IVA con ricavi inferiori a 65mila euro; da fonti di stampa sembra che gli industriali del nord siano rimasti molto scontenti di ciò e pertanto Salvini potrebbe perdere qualche consenso su quel fronte. La Lega pagherà sicuramente anche per quanto riguarda le accise sui carburanti: il ministro Salvini aveva promesso che sarebbero state abolite con il primo atto del Governo e invece non sono neppure state ridotte.