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Approvato a larga maggioranza dal Parlamento europeo. Bonafè: “Target sfidanti”

di LabParlamento

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza  il “pacchetto” sull’economia circolare. “Un lavoro serrato durato mesi, che recepisce l’attività in Commissione su un dossier delicato e importante”, commenta soddisfatta la relatrice, Simona Bonafè (Pd), che poi aggiunge: “È riduttivo relegare le nuove norme nell’ambito di politiche ambientali o in quello della politica dei rifiuti, la sfida è quella di un nuovo modello industriale sostenibile come leva della competitività del sistema economico europeo. L’attuale modello di sviluppo lineare – sottolinea – sta mostrando infatti tutti i propri limiti in termini di costi ed efficacia, e non produce più benessere ai cittadini europei con un impiego non più sostenibile di risorse naturali”.

Tra i numeri recepiti nel “pacchetto”, la previsione di una riduzione al 70% dei rifiuti urbani riciclati entro il 2030 (contro il 65% chiesto inizialmente da Bruxelles) e all’80% per gli imballaggi (contro il 75%). Prevista anche la riduzione dei rifiuti in discarica, oltre al taglio del 50% per i rifiuti alimentari.

“La transizione a un’economia circolare non è solo recupero di materia prima dai rifiuti, ma anche un circolo virtuoso con cui si crea valore in tutto il ciclo di vita di un prodotto con un occhio alle nuove tecnologie, a nuovi posti di lavoro da innestare nel sistema economico europeo”, ha sostenuto ancora Bonafè nel suo intervento a Strasburgo.

Del resto “la normativa deve essere chiara, con target sfidanti – aggiunge – e la proposta iniziale della Commissione Ue è stata migliorata nell’iter in Parlamento, da una parte nella prevenzione della generazione dei rifiuti e, dall’altra, nello sviluppo di un mercato efficiente delle materie prime”.

In particolare, tra le misure di prevenzione si possono annoverare le nuove definizioni di “end of waste” e di sottoprodotti, i requisiti minimi della responsabilità estesa del produttore e le misure specifiche sul riuso e l’obsolescenza programmata oltre a due target ambiziosi quali –  come già ricordato – la riduzione del 50% dello spreco alimentare e del 50%  per il “marine litter” (plastica in mare e specchi d’acqua chiusi),  obiettivi Onu precedentemente non previsti nella normativa europea.

Infine, il pre-requisito per un mercato della materie prime secondarie efficiente, consiste in un balzo in avanti sulla raccolta differenziata anch’essa di qualità, esteso all’obbligo di rifiuto organico e tessile, “una situazione che richiede la ‘chiusura’ del cerchio con i rifiuti industriali e commerciali”, conclude la relatrice.