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Diminuisce la disoccupazione. Ma non è una buona notizia. Ecco perché

Occupati stabili nell’ultimo mese. Nel corso dell’anno crescono di più le donne. Diminuiscono i disoccupati, ma aumentano gli inattivi. Gli ultimi dati Istat

di Stefano Bruni

Occupazione stabile e consistente diminuzione della disoccupazione, dice l’Istat.

Tutto alla grande quindi ?!. Beh non proprio o, forse, per meglio dire, non in modo così diretto e semplice.

E’ vero, ad agosto il numero complessivo degli occupati è rimasto sostanzialmente invariato rispetto al mese precedente, mentre a livello trimestrale si è registrato un incremento di 45mila unità e a livello annuale di 140mila unità.

Sia la componente maschile che quella femminili hanno però mantenuto i medesimi livelli del mese precedente e rallentano rispetto agli andamenti di più lungo periodo.

Ma dietro questa “stabilità” si nasconde il primo dato interessante da analizzare. Su 140 mila unità di occupati in più registrati nel corso dell’anno, 99 mila sono donne, solo 41 mila uomini.

Questo vuol dire che il mercato del lavoro si sta “ristrutturando” al proprio interno. Ed è di questa ristrutturazione che si deve anzitutto tener conto.

L’altro dato da osservare senza lasciarsi andare a facili giudizi è quello che riguarda il numero dei disoccupati.

E’ un’ottima notizia il fatto che ci siano 87 mila disoccupati in meno. Ma non è così entusiasmante il fatto che ci siano 73 mila inattivi in più.

Insomma, il comunicato dell’Istat va letto bene, e soprattutto va letto fino in fondo.

Già perché è in fondo che si spiega la differenza tra disoccupati ed inattivi.

I primi, sono quelli che cercano un lavoro, ma non lo trovano. Sono, per così dire, “potenziali lavoratori”, “in cerca di occupazione” per usare i termini del glossario Istat allegato al comunicato stampa. Gli inattivi, invece, sono coloro che smettono di cercare lavoro e escono, magari per un periodo, totalmente dal mercato del lavoro. Per capirci ancora meglio, sono quelli che hanno anche smesso di mandare curricula via internet e sono a casa a non fare nulla. Come dice l’Istat sono “non forze di lavoro”.

Attenzione quindi, perché se su base congiunturale l’occupazione è pressoché stabile, ferma come abbiamo detto, mentre la disoccupazione si riduce e gli inattivi crescono, questo vuol dire che i disoccupati non sono diventati occupati, bensì inattivi.

È vero quindi che ci sono meno disoccupati, ma non è vero che il mercato del lavoro sta meglio. Anzi, l’ultimo comunicato stampa dell’Istat sui dati dell’occupazione deve essere letto con attenzione, evitando di cadere nella trappola della lettura superficiale del dato.

L’ultimo comunicato stampa deve essere studiato, altrimenti il rischio è quello di un mercato del lavoro in cui a crescere è solo la sfiducia e gli sfiduciati.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni