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Dieselgate, ok alla risoluzione Ue ma non passa l’Agenzia europea

Approvate le raccomandazioni sulle emissioni inquinanti. La posizione italiana

di Maria Carla Bellomia

Il Parlamento europeo ha approvato ieri, in seduta plenaria, la risoluzione finale sullo scandalo Dieselgate, risoluzione votata a partire dalle raccomandazioni elaborate, in più di un anno di lavoro, dalla Commissione d’inchiesta sulle misurazioni delle emissioni nel settore automobilistico (EMIS).

Allo stesso tempo, il Parlamento si è espresso anche a favore delle modifiche al Disegno di legge della Commissione europea sull’omologazione dei veicoli a motore, noto anche come Dalton Report, proposta finalizzata a migliorare i controlli effettuati dai centri di omologazione nazionali, e che ha già ottenuto il parere favorevole del Senato italiano.

Dalla risoluzione, non vincolante, indirizzata alla Commissione e al Consiglio, emergono con chiarezza le responsabilità degli Stati membri e della stessa Commissione europea, nel non aver assunto tutte le opportune iniziative per proteggere la qualità dell’aria e la salute pubblica dei propri cittadini, sebbene fossero a conoscenza, ormai da oltre dieci anni, del superamento delle emissioni di ossido di azoto (NOx), prodotte dalle auto diesel, in condizioni di guida reali rispetto al test di laboratorio.

Una chiara denuncia, quella della Commissione d’inchiesta, circa il fallimento completo dell’attuale sistema comunitario di rilascio delle omologazioni e di vigilanza del mercato di riferimento, che arriva a quasi due anni dall’esplosione dello scandalo Volkswagen.

Eppure, nonostante l’invito degli eurodeputati a migliorare rapidamente il sistema dei test e adottare norme più restrittive per le omologazioni di nuove automobili, manca nei provvedimenti approvati dal Parlamento europeo un chiaro riferimento all’istituzione di un’Agenzia Europea di sorveglianza, incaricata di vigilare sul rispetto degli standard ambientali e di sicurezza su strada.

Se è vero che si rafforzano i poteri di supervisione della Commissione europea nel caso in cui le autorità nazionali non rispettino gli obblighi di omologazione, e che si prevedono delle sanzioni a carico delle case automobilistiche che falsificano i risultati dei test, con multe fino a un valore di 30.000 euro a veicolo, non c’è infatti nel rapporto la volontà di istituire un’Agenzia unica europea di sorveglianza sulle emissioni, proposta – sostenuta dalla Commissione EMIS e bocciata con 351 voti contrari – che avrebbe permesso controlli indipendenti, riducendo il rischio di possibili conflitti di interessi tra  istituzioni europee, Governi e case produttrici.

Quanto alla posizione del nostro Paese,  il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, si era già espresso a favore dell’ipotesi di un’Agenzia Europea Unica per la certificazione dei veicoli. Mentre il Governo italiano non ha ancora assunto una posizione univoca su questo argomento.

Insomma, l’ipotesi di istituire un’Autorità Europea di controllo rimane a tutt’oggi un argomento di discussione assai controverso nel dibattito istituzionale, sia europeo che italiano, ma che potrebbe trovare una sua puntuale definizione, per quanto riguarda l’Italia, nel documento di partecipazione nazionale al programma dell’Unione Europea per l’anno 2017.

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia

Maria Carla Bellomia, romana, classe 1985. Laureata con lode in Studi Europei presso la Sapienza di Roma, si è specializzata presso la medesima Università in Diritto parlamentare e delle Assemblee elettive. Attiva nel settore delle Relazioni istituzionali e del Public Affairs, dopo alcune esperienze formative di studio e di lavoro all’estero per organismi comunitari, dal 2013 collabora con un Gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, per il quale si occupa principalmente di monitoraggio e di drafting legislativo in materia di politiche dell’Unione europea, con particolare riguardo ai profili di adeguamento della normativa nazionale all’ordinamento comunitario. Collabora con LabParlamento dal 2017.
Maria Carla Bellomia

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