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Def, crescita decelera: d’accordo Bankitalia e Istat. Upb su “manovrina”

Giorgio Alleva - Istat

Audizioni di Signorini, Alleva e Pisauro

Di LabParlamento

Bankitalia conferma le stime sul Pil diffuse a gennaio: quest’anno è prevista una crescita dell’1,4% e nel 2019 e 2020 dell’1,2%. “Continuiamo a ritenere che questo rimanga lo scenario più probabile – ha detto il vicedirettore generale, Luigi Federico Signorini, in audizione sul Def alle Commissioni speciali di Camera e Senato, aggiungendo che però è aumentato il rischio di una minore crescita, anche in relazione all’andamento osservato nell’economia Internazionale e agli sviluppi nelle relazioni geopolitiche”.

“Segnali di decelerazione” dell’economia che prospettano “uno scenario di minore intensità della crescita” illustrati anche dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Peraltro, le stime di Bankitalia coincidono con quelle dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che rivede “lievemente al ribasso” la crescita dell’economia italiana per il 2018 rispetto  alle stime di marzo, calcolandola ora all’1,4 per cento contro il precedente 1,5. La correzione, secondo il presidente, Giuseppe Pisauro, “riflette principalmente una dinamica più contenuta dei consumi privati, penalizzati dall’erosione del potere d’acquisto indotta, tra l’altro, dal più elevato prezzo del petrolio.

Istat e Bankitalia sono d’accordo anche sul fatto che, sulla crescita, pesa il rischio relativo al rallentamento del commercio mondiale, a causa della “guerra dei dazi” inaugurata dagli Stati Uniti: “La dinamica più contenuta degli scambi internazionali influirebbe negativamente sulla crescita complessiva del sistema economico, determinando una diminuzione del Pil di 0,3 punti percentuali rispetto allo scenario base: le esportazioni registrerebbero un rallentamento significativo, diminuendo di 1,1 punti, le importazioni di 0,3 punti”, dice Alleva. “L’introduzione dei dazi Usa e l’incertezza sulle prospettive del commercio mondiale “potrebbe trasmettersi ai mercati finanziari e alla fiducia delle imprese e delle famiglie – sottolinea Signorini – scoraggiando investimenti e consumi. Il nostro Paese che ha una struttura produttiva assai orientata ai mercati esteri, ne risentirebbe”. Naturalmente, un altro problema sul tavolo, sottolineato, è quello della mancata sterilizzazione dell’Iva il prossimo anno: “Avremmo problemi” che si rifletterebbero con un “minore tasso di crescita dello 0,1%”, spiega il presidente Istat.

Sempre da Alleva arriva la considerazione che aumentano gli italiani in povertà assoluta. Il fenomeno riguarderebbe circa 5 milioni di individui, l’8,3% della popolazione residente, in aumento rispetto al 7,9% del 2016 e al 3,9% del 2008. Le famiglie in povertà assoluta, secondo stime preliminari, sarebbero 1,8 milioni, con un’incidenza del 6,9%, in crescita di sei decimi rispetto al 6,3% del 2016 (era il 4% nel 2008). Sempre nel 2017 in 1,1 milioni di famiglie italiane “tutti i componenti appartenenti alle forze di lavoro erano in cerca di occupazione”, pari a 4 famiglie su 100, in cui non si percepiva dunque alcun reddito da lavoro, contro circa la metà (535mila) nel 2008, ha inoltre sottolineato il presidente dell’Istat.

 “Anche se fondamentalmente solvibili, i Paesi molto indebitati sono comunque esposti al rischio di crisi di liquidità”. ha affermato ancor il vicedirettore generale di Bankitalia, ricordando che il debito pubblico italiano “é elevato” e inferiore nell’area euro solo a quello greco. Signorini ha quindi indicato come obiettivo “credo largamente condiviso” quello di “collocare in modo credibile il debito lungo un sentiero di duratura e visibile riduzione”.

“Rispetto ad un aggiustamento richiesto di 0,3 punti, il Def mostra un miglioramento del saldo strutturale di solo 0,1 punti di Pil. Nonostante la flessibilità concessa, si evidenzierebbe quindi un rischio di deviazione di -0,2 punti di Pil che dovrebbe comportare la necessità di una manovra aggiuntiva di 0,2 punti sul 2018″, ha annunciato l’Ufficio parlamentare di bilancio, facendo peraltro notare che “secondo le stime più recenti della Commissione Ue non vi sarebbe nessun aggiustamento strutturale nel 2018, evidenziando quindi il rischio di una deviazione pari a -0,3 punti, maggiore di quanto precedentemente stimato”.

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