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Decreto Fiscale: maggioranza e opposizione si confrontano a colpi di emendamento

Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera

Alla Camera sono state presentate 1.000 proposte di modifica al DL collegato alla manovra economica. Dallo scudo penale per Arcelor Mittal all’Iva al 10% per i prodotti sanitari e igienici femminili, passando per pagamenti elettronici e lotteria degli scontrini. Lo scontro politico precede la battaglia sulla Legge di bilancio

 di Stefano Bruni

E’ tutto sotto controllo”, ha detto Carla Ruocco, presidente pentastellata della Commissione Finanze della Camera e relatrice, insieme a Gian Mario Fragomeli, sul disegno di legge di conversione del Decreto Fiscale (decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124).

La carica dei mille (emendamenti) non ha scomposto la combattiva Presidente del Movimento 5 Stelle che ha tranquillizato i giornalisti annunciando che “una parte degli emendamenti sono stati già ritirati mentre altri saranno sottoposti al vaglio di ammissibilità. E’ tutto fisiologico.”

L’accordo iniziale tra i partiti prevedeva un limite a 700 – 800 emendamenti, ma come spesso accade i parlamentari si sono lasciati prendere la mano, soprattutto quelli dell’opposizione.

150 emendamenti sono comunque del Partito democratico, circa una sessantina quelli dei renziani di Italia Viva, preoccupati soprattutto delle sorti dell’ex Ilva (oggi Arcelor Mittal) che potrebbe riottenere il famoso scudo penale, proprio per mano del partito di Matteo Renzi

L’altro fronte della maggioranza, quello pentastellato, si è opposto invece con forza alla proposta di ripristinare lo scudo penale per Arcelor Mittal. In particolare, l’ex Ministro Barbara Lezzi ha dichiarato in queste ore che non voterà un emendamento di questo tipo neanche se lo chiedesse il Presidente del Consiglio.

Di Maio, oltre al tema Ilva, è invece preoccupato per le misure antievasione, giudicate eccessive.

Ci sono poi tutta una serie di altre proposte di modifica, a volte bipartisan, a volte no.

Tutti d’accordo per esempio nel far slittare le multe per il mancato rispetto dell’obbligo dei seggiolini anti-abbandono: approvazione ed applicazione della norma in tempi troppo ristretti, mancanza di indicazioni operative per usufruire del bonus di 30 euro i motivi a sostegno della proposta di modifica.

Un emendamento bipartisan (primo firmatario Laura Boldrini) sottoscritto da 32 parlamentari chiede di introdurre l’aliquota Iva agevolata al 10% sui prodotti sanitari e igienici femminili, compresi quindi gli assorbenti.

Un altro emendamento ampiamente condiviso in Parlamento (ma non fuori, soprattutto da Confesercenti) chiede la proroga al 1° luglio dell’applicazione delle sanzioni per commercianti ed esercenti che non accettano il codice fiscale (o il codice giocata), impedendo così al cliente di partecipare alla lotteria degli scontrini.

Per quanto riguarda poi le multe ai commercianti che rifiutano di accettare un pagamento elettronico, l’altro partito di maggioranza (Leu) propone che l’entità della multa sia pari al 4% del valore della transazione, con un minimo di 20 euro. Nel testo iniziale del decreto fiscale è invece prevista una sanzione di 30 euro, aumentata del 4% del valore della spesa con decorrenza dal 1 luglio 2020.

Bipartisan anche l’idea di abolire o riscrivere l’articolo del Decreto sulle ritenute negli appalti con il Pd che sostiene l’obbligo di comunicazione di tutti i dati di contratto di appalto e subappalto, da inviare all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dalla sottoscrizione.

Stretta poi, sempre da parte del Pd, sugli omessi versamenti di ritenute superiori a 50mila euro nell’ambito dei contratti di appalto: i dem chiedono una pena da uno a 5 anni.

L’opposizione nel frattempo  ha presentato i propri emendamenti. La Lega in particolare ha proposto una modifica con la quale si chiede di riaprire la rottamazione delle cartelle esattoriali (estendendola anche ai crediti affidati agli agenti della riscossione nel corso del 2018) e una riapertura della sanatoria sulle liti pendenti.

Alla Camera dunque un primo assaggio della battaglia sulla Legge di bilancio che a breve vedrà impegnata, per la prima volta, la nuova maggioranza giallorossa.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni

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