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Dati Istat, Italia “sommersa dal sommerso”

211 miliardi il valore nel 2017 dell’economia non osservata. 192 miliardi di economia sommersa e 19 miliardi di attività illegali. In crescita nel 2017 le unità di lavoro irregolare (+ 25 mila unità). Gli ultimi rilevamenti dell’Istituto di Statistica

di Stefano Bruni

Sommersi dal sommerso. Sembra un gioco di parole, ma in verità è la triste realtà nella quale si trova l’Italia, stando ai dati certificati dall’Istat a proposito della cosiddetta economianon osservata”. Vediamo di capire meglio.

Nell’economia non osservata rientrano il “sommerso” e le “attività illegali”, intendendo per economia sommersa il “valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto), o generato mediante l’utilizzo di input di lavoro irregolare” e per attività illegali tutte quelle “attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati”.

Il totale di queste due attività cuba 211 miliardi di euro totali nel 2017. Solo l’economia sommersa vale 192 miliardi di euro, mentre le attività illegali ‘soltanto’ 19 miliardi. Numeri davvero importanti, che continuano a crescere: questa fetta di economia nascosta dell’Italia è cresciuta dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

Ci si salva solo perché il valore aggiunto complessivo è stato un pelino più ‘frizzante’ e così il rapporto Pil/economia non osservata si è fermato al 12,1%. Una enormità, se solo si pensa, per esempio, che la quota di risorse investite per l’innovazione in Italia è pari all’1,38% del Pil (quasi un decimo rispetto alle risorse drenate dall’economia non osservata).

Dove si concentra questo sommerso?

Secondo i dati Istat il 41,7% si annida nel settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, mentre il 12,3% è negli Altri servizi alle persone.

Cresce poi il fronte delle unità di lavoro irregolari (3 milioni 700 mila nel 2017), con un incremento di 25 mila unità rispetto al 2016.

L’aumento della componente non regolare (+0,7% rispetto al 2016) segna la ripresa di un fenomeno che nel 2016 si era invece attenuato (-0,7% rispetto al 2015).

Inoltre, l’incidenza del lavoro irregolare – spiega l’Istat – è più elevata nel settore dei servizi (16,8%) e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli Altri servizi alle persone (47,7%), dove la domanda di prestazione lavorative non regolari da parte delle famiglie è rilevante. Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari anche in agricoltura (18,4%), nelle costruzioni (17,0%) e nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (15,8%)”.

Infine, il rapporto Istat evidenzia che “nel 2017, le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali hanno generato un valore aggiunto pari a 18,9 miliardi di euro, con un incremento di 0,8 miliardi rispetto all’anno precedente. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 20,3 miliardi (+0,9 miliardi rispetto al 2016), che corrispondono all’1,9% del valore complessivo della spesa per consumi finali. Tra 2014 e il 2017 l’incremento delle attività illegali è stato pari a 2,4 miliardi per il valore aggiunto e 2,7 miliardi per la spesa per consumi finali delle famiglie (con una crescita media annua rispettivamente del 4,7 e 4,9%). La crescita delle attività illegali è determinata prevalentemente dal traffico di stupefacenti. Nel 2017 Il valore aggiunto sale a 14,4 miliardi di euro e la spesa per consumi raggiunge i 15,7 miliardi di euro. Nel corso dell’intero periodo l’incremento medio annuo per entrambi gli aggregati è di circa 5,8 punti percentuali”.

A questo punto la domanda nasce spontanea: “come si possono recuperare miliardi dal sommerso da destinare a investimenti in politiche di sviluppo?”. Difficile dare una risposta, ma in qualche modo si dovrà fare…e si dovrà fare presto e bene!

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni

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