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I dati del Mef sulle partit(ine) Iva: boom di under 35 in regime forfetario

Meno partite iva nel terzo trimestre 2018 (-2,4%). Il 70% sono intestate a persone fisiche e il 43% delle nuove aperture è al Nord. Crescono soprattutto le partite iva del Commercio. Boom di giovani under 35 (47,2% del totale). Il regime forfetario spopola (39,2%)

di Stefano Bruni

In questi giorni il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha comunicato che nel terzo trimestre del 2018 sono state aperte 95.563 nuove partite Iva, il 2,4% in meno rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.

Le nuove partite iva fanno soprattutto capo a persone fisiche (il 70,5% del totale) e solo in misura minore vengono aperte da società di capitali (23,7%) e di persone (3,6%).

In calo, soprattutto, le nuove partite iva intestate a società di persone che hanno registrato una contrazione del 15,2% contro una riduzione di quelle delle persone fisiche di poco superiore al 2%

Quanto alla distribuzione territoriale c’è da evidenziare che il 43% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,5% al Centro e il 34% al Sud e Isole, con apprezzabili incrementi di avviamenti, rispetto all’anno scorso, registrati in provincia di Trento (+7,2%), in Calabria (+5,9%) e in Lombardia (+2,8%).

Per contro, invece, le diminuzioni più consistenti si sono verificate in Sicilia (-18,7%, dato rilevato principalmente nel settore dell’alloggio e ristorazione), in Abruzzo (-7,1%) e in Campania (-6,8%).

Rivolgendo lo sguardo alla classificazione per settore produttivo, i dati del Mef evidenziano che il maggior numero di avviamenti di partite Iva  è stato registrato dal commercio (21,5% del totale), seguito dalle attività professionali (14,6%) e dall’agricoltura (9,2%).

Il dato tendenziale (rispetto cioè al terzo trimestre del 2017) evidenzia poi che i maggiori aumenti si sono verificati nel settore dell’istruzione (+10,7%), nelle attività finanziarie (+2,9%) e nei servizi alle imprese (+2,3%).

Scendono invece in maniera significativa, come si diceva, i professionisti dei settori dell’alloggio e della ristorazione (-15,5%), del trasporto e magazzinaggio (-10,7%) e delle attività manifatturiere (-6,2%).

Ma i dati più interessanti sono due. Anzitutto rileva che il 47,2% delle nuove partite iva sono intestate a giovani fino a 35 anni (il 32,3% invece da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni).

E l’altro “numero” degno di nota è quello relativo a quanti hanno aderito al regime forfetario attualmente vigente: sono ben 37.508 soggetti, pari al 39,2% del totale delle nuove aperture, con un aumento tendenziale del 6%.

E perché sono rilevanti questi dati? Perché nella prossima legge di bilancio, ora in discussione in parlamento, ci sono ben due articoli, il numero 4 e il numero 6, rispettivamente rubricati “Estensione del regime forfetario dei contribuenti minimi” e “imposta sostitutiva per imprenditori individuali ed esercenti arti e professioni”(in vigore a partire dal 2020), che sicuramente andranno ad impattare fortemente proprio sui numeri appena indicati.

La norma contenuta nell’art 4, che entrerà in vigore, salvo modifiche, già dal 2019, infatti, consente di estendere l’ambito di applicazione del regime forfetario introducendo, per l’accesso al regime, un’unica soglia di ricavi e compensi, pari a 65.000 euro, indipendentemente dall’attività esercitata. La nuova soglia è dunque molto più elevata di quelle attuali, comprese tra i 25.000 e i 50.000 € a secondo delle attività, e inoltre prevede il superamento degli attuali limiti di accesso al regime agevolato relativi al costo dei beni strumentali (20.000 euro) e alle spese per prestazioni di lavoro (5.000 euro).

Quello che ci si aspetta è dunque una crescita del numero delle partite iva in generale e degli aderenti al regime forfetario in particolare, probabilmente anche per coloro che hanno una età non più giovanissima.

Inoltre, molti professionisti nel regime “ordinario” attuale saranno titolati e, forse, (dipende dalle detrazioni e deduzioni in essere) interessati a passare al nuovo regime.

Probabilmente, dunque, i primi dati del Mef per l’anno 2019 rifletteranno questi cambiamenti e allora sarà ancora più interessante rileggere e confrontare i dati appena diffusi con quelli che verranno.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni