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di S.C.

Domenica 4 marzo 2018 si terranno le elezioni Politiche per eleggere i membri di Camera e Senato, mentre in Lombardia e nel Lazio si svolgeranno le elezioni regionali per il nuovo Consiglio e il Presidente della Regione.

I seggi elettorali saranno aperti dalle 7 alle 23.  Lo spoglio delle schede, vista la complessità della legge elettorale, non sarà brevissimo. I risultati definitivi arriveranno con le prime luci dell’alba.

Per venerdì 23 marzo è prevista la prima convocazione di Camera e Senato per l’elezione dei rispettivi Presidenti. Al Senato solitamente i tempi sono brevi, circa due giorni: se dopo tre votazioni nessuno supera la maggioranza assoluta si va al ballottaggio tra i due più votati. Alla Camera, invece, i tempi possono essere più lunghi: serve la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, poi la maggioranza assoluta. L’elezione dei Presidenti di Camera e Senato sarà il primo banco di prova per capire i nuovi equilibri interni al Parlamento.

Entro tre giorni dalla prima seduta deputati e senatori dovranno effettuare la dichiarazione di appartenenza ad un determinato gruppo parlamentare, mentre entro il 27 marzo i gruppi parlamentari dovranno eleggere i propri presidenti.

Una volta formati i gruppi, inizieranno le consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo.

Consultazioni

Il Presidente della Repubblica avvierà, per prassi costituzionale, le consultazioni per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia della maggioranza del Parlamento.

L’ordine delle consultazioni non è disciplinato se non dal mero galateo costituzionale ed è stato soggetto a variazioni nel corso degli anni. Sergio Mattarella dovrebbe quindi ricevere: i presidenti di Camera e Senato, i presidenti dei Gruppi parlamentari, i rappresentanti delle coalizioni e/o partiti e movimenti, e Giorgio Napolitano, già Presidente della Repubblica.

Al termine delle consultazioni, Mattarella affiderà o un incarico esplorativo (se la situazione dovesse essere ancora confusa) o incarico pieno, per formare il nuovo governo. Nel frattempo continuerà a governare il Premier Paolo Gentiloni, in carica per gli affari correnti.

L’incarico

Anche se non espressamente previsto dalla Costituzione, il conferimento dell’incarico può essere preceduto da un mandato esplorativo che si rende necessario quando le consultazioni non abbiano dato indicazioni significative. Al di fuori di questa ipotesi, il Presidente conferisce l’incarico direttamente alla personalità che, per indicazione dei gruppi di maggioranza, può costituire un governo ed ottenere la fiducia dal Parlamento.

Del conferimento dell’incarico da’ notizia, con un comunicato alla stampa, alla radio e alla televisione, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica. Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici.

La nomina

L’incaricato, che di norma accetta con riserva, dopo un breve giro di consultazioni, si reca nuovamente dal capo dello Stato per sciogliere, positivamente o negativamente, la riserva. Subito dopo lo scioglimento della riserva si perviene alla firma e alla controfirma dei decreti di nomina del Capo dell’Esecutivo e dei Ministri. In sintesi il procedimento si conclude con l’emanazione di tre decreti del Presidente della Repubblica:

  • quello di nomina del Presidente del Consiglio (controfirmato dal Presidente del Consiglio nominato, per attestare l’accettazione);
  • quello di nomina dei singoli ministri (controfirmato dal Presidente del Consiglio);
  • quello di accettazione delle dimissioni del Governo uscente (controfirmato anch’esso dal Presidente del Consiglio nominato)

Il giuramento e la fiducia

Prima di assumere le funzioni, il Presidente del Consiglio e i Ministri devono prestare giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

Entro dieci giorni dal decreto di nomina, il Governo è tenuto a presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere il voto di fiducia, voto che deve essere motivato dai gruppi parlamentari ed avvenire per appello nominale.

Al contempo, bisogna considerare i documenti economico-finanziari annuali: il DEF (Documento di Economia e Finanza) deve essere presentato al Parlamento entro il 10 aprile di ogni anno ed è il principale strumento della programmazione economico-finanziaria in quanto indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. La Nota di aggiornamento al DEF deve essere presentata entro il 27 settembre di ogni anno. Come il DEF, è un semplice documento programmatico.

La legge di Bilancio dovrà invece essere presentata entro il 20 ottobre 2018, e approvata entro il 31 dicembre di ogni anno per entrare in vigore il 1° gennaio dell’anno seguente.

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