Piano Innovazione: ecco la rivoluzione tecnologica promossa dalla Ministra Pisano
febbraio 28, 2020
LabParlamento, una sfida vinta in nome della libera informazione
luglio 20, 2020
Mostra tutto

Coronavirus, una sfida che si può vincere solo in nome dell’unità nazionale

Per salvare l’Italia dall’emergenza sanitaria per il Coronavirus non bastano semplici “cure” ma servono provvedimenti schock sui quali è necessario il sostegno unanime di tutte le forze politiche per tenere uniti pezzi di società e categorie che sono già in situazioni drammatiche. Serve un governo di unità nazionale che promuova un nuovo senso di solidarietà nel Paese e un’alleanza sociale per ripartire e pesare anche in Europa.

Di Daniele Piccinin

“Aiuti di Stato subito, straordinari e per tutti”. Lo sentiamo da giorni, a più ripetizione, ribadirlo come un mantra da tutti gli attori di questa inaspettata terza guerra mondiale della quale, ad oggi, siamo il Paese incredibilmente che sta pagando il prezzo più pesante. Noi che nella nostra Costituzione abbiamo messo a lettere cubitali “l’Italia ripudia ogni forma di guerra”, noi che storicamente siamo chiamati in causa in tutti i più grandi conflitti del pianeta per le nostre capacità diplomatiche, per quell’innato istinto alla pacificazione e alla ricostruzione che ci ha consentito di far rialzare dalle macerie una Nazione, una Comunità, un’Italia unita e in grado di posizionarsi tra le più grandi potenze mondiali nel giro di pochi anni. 

Servono aiuti a tutti i settori, grandi aziende, piccola e media impresa, partite iva, famiglie, lavoratori. Nessuno deve essere lasciato indietro e tutti vanno messi il più possibile in protezione. Lo stanno dicendo tutti, è l’unica cosa sulla quale, almeno a parole, sembriamo tutti d’accordo. Tra il dire e il fare però, mai come in questo caso, la distanza può fare la differenza perché ognuno guarda, anche comprensibilmente, al proprio interesse personale, ognuno è inghiottito dal suo dramma economico e familiare. 

Per questo non è demagogia ma è brutale e drammatico realismo sostenere che l’Italia reggerà e ripartirà solo se sarà in grado di mettere insieme, per la prima volta, un’alleanza sociale fondata sulla solidarietà e su un senso di rinnovata giustizia sociale. Se continuiamo ad alimentare divisioni, odio per il capitale o disprezzo per la forza lavoro, tanto per dirne una, finiremo tutti all’inferno, senza possibilità di sconti, in gironi danteschi che si tramuteranno presto in cruda realtà fatta di morte e miseria. Ci sono intere generazioni, quelle che questa Italia l’hanno messa in piedi, che sono a rischio di estinzione. Pensiamo al bollettino di guerra che parla di migliaia di anziani, nonni e nonne, genitori che ci hanno lasciato per via del terribile virus. E’ a loro che in primo luogo dobbiamo pensare per mettere in atto, dal basso, una vera pacificazione sociale che esorti tutti i cittadini a fare la propria parte (e non mi riferisco solo all’importantissimo diktat di starsene a casa). 

Dobbiamo tornare a pensare come comunità. Dobbiamo farlo anche e soprattutto ricostruendo un rapporto sano con l’Europa, che non può più essere solo una poltrona bene remunerata da occupare per i nostri europarlamentari senza che tutto ciò porti un risultato positivo nei confronti del sistema italiano che continua ad essere sbeffeggiato dalle istituzioni europee. Va presa una scelta forte ma unitaria per ridisegnare “confini” e dialogo con quell’Europa di cui siamo di diritto considerati Padri Fondatori. 

Se non riparte l’economia italiana, se le grandi aziende non verranno messe in condizioni di riprendere le attività ci saranno migliaia di lavoratori e famiglie che non sapranno più come sostenersi. Mai come ora, quindi, tutti gli italiani devono guardare oltre il proprio interesse e comprendere che questa guerra è la peggiore che potesse capitare, perché va a minare le nostre certezze legate ai privilegi conquistati con il benessere e con la globalizzazione. Dovremo tutti rinunciare presto ad un gran pezzo delle nostre libertà e delle nostre conquiste. Dovremo farlo e vinceremo solo se lo faremo tutti, nessuno escluso, solo se sapremo cogliere questo momento storico come un’occasione per cambiare destino e prospettive alle nostre vite. 

Tutto questo sentire va tradotto in un senso di responsabilità del quale finora i nostri governanti non sembrano aver colto il significato. Abbiamo finora letto provvedimenti ricchi di impegni e “cure” che tuttavia non trasmettono sicurezza e senso di giustizia ai cittadini. Pensiamo all’azzeramento (inteso come rinvio?) di tutti i debiti, per consentire a imprese e famiglie di rifiatare in questo momento. Un provvedimento che tuttavia non deve passare per un “tana libera alcuni” a discapito di altre categorie di cittadini che invece facendo sacrifici e rinunce rispettano da sempre la legge. 

Penso ad un’altra misura controversa, quella dell’una tantum di 600 euro accordata a pioggia alle partite iva costituite da imprese e lavoratori autonomi non ordinistici che avrebbe potuto essere, come sostenuto da alcuni, modulata in misura diversa, diversificando gli importi concessi e commisurandoli all’ultimo reddito di impresa dichiarato. In questo modo non solo l’aiuto sarebbe stato proporzionale alla dimensione dell’impresa, ma sarebbe stato anche un chiaro segnale di palese sostegno a chi i redditi li dichiara e li tassa ed un altrettanto chiaro messaggio per chi evade ed oggi più che mai è un complice, insieme al virus, dell’omicidio di Stato che si sta verificando mettendo in ginocchio servizi e diritti di tutti noi.

Questo è solo un piccolo esempio per dimostrare che va assolutamente evitata la guerra sociale, il tutti contro tutti. Non va criminalizzato il capitale così come deve essere rispettata, oggi più che mai, la forza lavoro. Il sistema reggerà soltanto se tutte queste categorie saranno messe nelle condizioni di ripartire. Se non ripartono le imprese non ci sarà lavoro. Ma allo stesso modo dobbiamo dire No a forme mascherate di tana libera tutti, No a indulti e amnistie fiscali, No anche a patrimoniali indiscriminate. 

I politici sono chiamati a fare la loro parte, forse per la prima volta rimboccandosi le mani facendo vedere agli italiani se veramente il bene pubblico prevale sugli interessi di casta e di partito. Leggiamo e comprendiamo, ad esempio, gli appelli a riaprire il Parlamento che arrivano dalle opposizioni che si sono messe a disposizione del governo e della maggioranza per portare idee e contributi. Sarebbe bello e non assolutamente demagogico se da chi oggi ricopre il ruolo privilegiato di parlamentare arrivasse un gesto concreto di aiuto al Paese. Penso ad esempio alla possibilità, ognuno per le professionalità e le esperienze lavorative ricoperte prima di diventare deputato, di mettersi a disposizione concreta della Protezione Civile. Non è una proposta provocatoria ma un invito rivolto a chi oggi vuole rendersi utile, visto che l’attività parlamentare è purtroppo in parte compromessa. 

In tutto questo, per concludere, un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché continui e rafforzi la propria presenza e il ruolo di garante delle Istituzioni. L’Italia ha bisogno di unità concreta. E’ l’unica strada possibile. La strada più difficile per vincere l’ennesima guerra, la più dura di sempre. Possiamo farcela, anzi, insieme ce la faremo.