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Conferenza stampa di fine anno di Conte: “il nostro Governo è innovativo”  

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante le sue comunicazioni in vista del Consiglio Ue

Modifiche in vista per l’Ires sul terzo settore. Manovra economica tutta “made in Italy” e in linea con il contratto di Governo. Nessun aumento di tasse per i cittadini. Orgoglio per il reddito di cittadinanza. A breve riforma della disciplina fiscale e task force contro gli sprechi

di Stefano Bruni

È tempo di bilanci per il governo gialloverde di Giuseppe Conte, in carica dal 1 giugno. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno tenuta il 28 dicembre, oltre ad aver illustrato le varie misure prese in questi primi nove mesi di Governo dal suo esecutivo, si è assunto la responsabilità della norma relativa all’Ires per gli enti morali, chiarendo poi che “a gennaio raccoglieremo le istanze del terzo settore e cercheremo di calibrare meglio l’intervento correttivo”.

Dunque, un Presidente del Consiglio che “dirige la politica generale del governo e ne è responsabile”, proprio come recita l’art. 95 della nostra Costituzione, ma anche un Premier costretto molto spesso a “giustificare” l’azione dell’esecutivo che porta il suo nome.

“La manovra economica si pone in continuità e in coerenza con gli impegni presi nel contratto di governo – ha detto infatti Conte -. In passato succedeva che si facevano delle promesse non scritte e non sempre si mantenevano gli impegni. Questa è una cosa che inevitabilmente condizionerà ogni esperienza futura. Quando parlo di populismo parlo di questo modo di procedere”. “La manovra economica è la prima tappa significativa di un ampio progetto riforma – ha chiarito. Non è stata scritta a Bruxelles ma in Italia. Il negoziato con l’Europa ha riguardato solo il saldo finale, non i punti qualificativi del provvedimento”. E ha poi assicurato che “girerà tutta l’Italia per spiegarla alle imprese”.

A proposito invece del rischio che la manovra contribuisca ad aumentare la pressione fiscale, il premier ha spiegato che l’eventuale aumento delle tasse di mezzo punto, come indicato dall’ufficio parlamentare di bilancio, non sarà pagato dai cittadini, ma da banche e giganti del web. “La pressione fiscale per i cittadini l’abbiamo alleggerita, attenuando il cuneo fiscale, portando l’Ires al 15%, la nuova cedolare secca al 21%. Abbiamo realizzato un’opera redistributiva privilegiando alcune fasce sociali”, ha affermato. “L’idea del governo – puntualizza Conte – è quella di realizzare una riforma complessiva della disciplina fiscale” perché “il nostro sistema è iniquo e inefficiente”.

E poi ancora, Conte è intervenuto a difesa del reddito di cittadinanza affermando: “È stato crocifisso Luigi Di Maio quando si è affacciato dal balcone, avete evocato – rivolgendosi ai giornalisti – oscure figure del nostro passato che non vogliamo che ritornino. Era solo la genuina immagine di chi per anni si è battuto per questa misura di civiltà sociale, di equità sociale”, aggiunge il premier parlando di “orgoglio” per questa misura di equità.

Ma il Presidente ha anche rassicurato, soprattutto quando, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha detto che “Il debito pubblico è da tenere sotto controllo, ma non è così spaventoso”. Ritiene inoltre impossibile “che non si realizzi una crescita robusta. L’1% è la soglia minima, ma dobbiamo andare oltre”. E annuncia una “task force che lavori in modo mirato sul taglio degli sprechi”.

Altro tema “caldo” affrontato da Conte è stato quelle delle pensioni. A questo proposito, ha precisato che “non abbiamo attentato alle pensioni, siamo intervenuti sulle fasce più alte, con il taglio di quelle d’oro. E abbiamo introdotto un meccanismo di indicizzazione che è un po’ ‘raffreddato’ ma che non tocca le pensioni fino a tre volte le minime. Forse neppure l’Avaro di Molière nelle fasce più alte si accorgerebbe di qualche euro in meno. Oggi i pensionati sono in piazza a protestare, li ricordo silenti quando fu approvata la legge Fornero”.

Quanto al suo futuro in politica, Conte, che continua a definirsi “avvocato del popolo” senza aggiungere altro, afferma: “Tra cinque anni libero la poltrona, non farò campagna elettorale per le europee, non mi compete. La mia esperienza di governo rimane una parentesi entusiasmante”.