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Il caso. Le “Calende nucleari” del M5S e la patata bollente del deposito

La Carta dei siti non riesce ad uscire. I Cinque Stelle però si preparano all’impatto. Oppure no…

di LabParlamento

“Non ho dubbi sulla necessità di mettere in sicurezza le scorie nucleari esistenti. Ma non ha senso pubblicare la Cnapi senza un programma nazionale e una governance capace di portare avanti il Decomissioning dei centri nucleari…”. Cinguettava così, nei giorni scorsi, Gianni Girotto, esponente di punta pentastellato per l’energia nella passata legislatura, appena rieletto e candidato ad una poltrona di rilievo nelle costituende commissioni parlamentari, sull’annosa questione della carta dei siti nucleari. Questione complessa e tuttora relegata per lo più in sordina nei giorni del dibattito sulle consultazioni al Quirinale per il nuovo Governo. Ma destinata presto a esplodere, non appena il dossier verrà ufficializzato per dare il via alla consultazione pubblica. Anche se la partita, pare di capire, potrebbe essere addirittura sospesa per l’ennesima volta. Il fatto è che l’attuale, tuttora in carica, ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha annunciato più volte negli ultimi tempi l’uscita del documento, svuotando i vari cassetti del ministero. Ma della carta finora nessuna traccia. Cosicché, nella prolungata vacatio, si è facilmente inserito l’altolà dei Cinque Stelle.

“Noi riteniamo – dichiarano infatti i senatori Girotto, Castaldi, Moronese, Nugnes, già componenti M5S delle Commissioni Industria ed Ambiente al Senato – che sia profondamente scorretto pubblicare la carta nazionale delle aree per ospitare il deposito senza il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti nucleari in Italia, tanto più essendo in assenza di una governance complessiva del settore. Sarebbe anche un grave scorrettezza politica: non può infatti prendere questa decisione un Ministro a termine di incarico come Carlo Calenda”.

I senatori ritengono tra l’altro che “non è vero nemmeno quanto si scrive sul sito del ministero dello sviluppo economico e cioè che il Programma Nazionale non riguardi in modo specifico la localizzazione del Deposito Nazionale. Basta leggere il parere sul Programma da parte della Commissione di Valutazione del Ministero dell’ambiente per saperlo: parere nel quale si chiedono chiarimenti in merito ai Ministri stessi”.

E aggiungono: “Dal 1999 ad oggi, Governi sempre troppo indifferenti hanno lasciato le responsabilità della gestione dei rifiuti nucleari esclusivamente alla Sogin (che ha maturato importanti competenze) ma senza prendere a cuore il problema e verificare quali fossero i risultati. E nonostante l’argomento sia così rilevante, le risorse umane dedicate dai Ministeri dello sviluppo e dell’ambiente sono talmente scarse che basterebbe una mano per contarle”.

Poi però, da una parte, affermano che “non ci sono poi termini perentori che obblighino il Ministro a rilasciare il nulla osta per permettere alla Sogin di pubblicare le aree potenzialmente idonee alla realizzazione del deposito di scorie nucleari” mentre, dall’altra ricordano che “è dalla fine del 2014 che il Governo avrebbe dovuto presentare alla Commissione Europea il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti radioattivi. Per non aver rispettato tali tempi la Commissione europea ha aperto un’infrazione nei confronti del nostro Paese e per non pagare caro il ritardo, solo lo scorso anno i Ministri competenti (ambiente e sviluppo) hanno avviato la procedura per la definizione del Programma con una proposta…”.

In ogni caso, a questo punto, il problema reale – insistono i senatori – “non è l’individuazione delle aree dove stoccare i rifiuti, ma rimane l’assenza in questo ambito di un Programma e di una governance politica nell’interesse nazionale che deve essere definita con urgenza”. “Dobbiamo uscire dallo smarrimento della politica – concludono – per andare oltre le “calende nucleari” …”.

Facile a dirsi, più difficile a farsi. Tanto per capire: la Cnapi avrebbe dovuto essere consegnata al Governo entro il 2 gennaio 2015 per avviare la consultazione pubblica. Sono trascorsi più di tre anni. E all’orizzonte… ci sono nuove tornate di elezioni regionali e comunali.