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Cannabis light: quale soluzione per l’attuale incertezza?

L’Italia, nel giro di cinque anni, ha visto aumentare di dieci volte la produzione industriale da canapa, ma il vuoto normativo che riguarda il settore ne ha impedito il decollo. Dichiarato inammissibile un apposito emendamento alla Legge di Bilancio, bisognerà aspettare un Disegno di Legge ad hoc

di Ester Catucci

Il 12 dicembre la Commissione Bilancio del Senato aveva approvato un emendamento alla Legge di Bilancio che disciplinava la vendita della cannabis light ma, tre giorni dopo, in Aula, è arrivato il contrordine (per inammissibilità di materia) da parte della Presidente Maria Elisabetta Casellati.

Una decisione meramente tecnica e assolutamente neutrale, ha affermato la seconda carica dello Stato, adducendo come motivazione il fatto che la norma fosse ordinamentale, e quindi non attinente alla Legge di Bilancio. Il promotore dell’emendamento, il Sen, Matteo Mantero (M5S), non è stato dello stesso avviso e ha ritenuto che si sia trattato di una precisa scelta politica frutto di pressioni da parte dei partiti di centrodestra.

Al netto delle polemiche, è necessario considerare l’attuale quadro normativo e l’incertezza che da tempo avvolge l’intero settore della canapa industriale.

La legge 242/2016 nata “per il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della canapa, quale coltura in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione”permette di coltivare alcune varietà della canapa senza necessità di autorizzazione.

Tuttavia il mercato della pianta si è sviluppato grazie e soprattutto a quello che la legge NON prevede, tra cui il limite di Thc tollerabile dal punto di vista legale.

Non a caso, la Coldiretti in uno studio condotto a maggio dello scorso anno, intitolato “La new canapa economy” aveva posto l’accento sulla fortissima espansione che aveva riguardato questo settore, sottolineando come l’Italia, nel giro di cinque anni, abbia visto aumentare di dieci volte i terreni coltivati, dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 nel 2018 con esperienze di produzione innovativa che vanno  dalla ricotta agli eco-mattoni isolanti, dall’olio antinfiammatorio alle bioplastiche, fino a semi, fiori per tisane, pasta, biscotti e cosmetici. L’80% della produzione si concentra attualmente fra le province di Mantova, Cremona e Brescia, a tradizionale vocazione agricola. Seguono Bergamo, Milano e Lodi.

Si tratterebbe, in realtà, di un ritorno a una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100 mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino – conclude la Coldiretti –  è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un’ombra sulla pianta.

In più, sono stati monitorati gli esercizi commerciali riconosciuti legalmente nelle regioni e nelle province d’Italia che si occupano della canapa, ed è emerso che la crescita in questo settore che ammonta complessivamente al 75% nel 2018, è stata determinata dalla nascita di ben 305 nuovi store. In testa c’è Roma che ha registrato un incremento di 51 unità, seguita da Milano con 23 unità in più e poi da Torino con un aumento di 11 unità.

La stessa Coldiretti aveva mostrato la sua approvazione nei confronti dell’emendamento della discordia, dal momento che quello della canapa è un settore in fortissimo sviluppo in tutto il mondo, con un fatturato potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro e con un rilevante impatto occupazionale per effetto del coinvolgimento di centinaia di aziende agricole. L’inammissibilità della norma approvata a Palazzo Madama lascia ancora una volta il settore privo di una regolamentazione efficace, gettando nel caos l’intera economia ad esso collegata.

A quanto pare, si dovrà aspettare un Disegno di Legge apposito, in realtà già depositato a luglio dallo stesso Mantero, ma che fino a oggi non è mai stato calendarizzato.