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Brexit, tre giorni non basteranno per il piano B

Come era ampiamente previsto i Comuni hanno bocciato nettamente l’accordo May-Ue. Nonostante ci siano soluzioni, nessuna appare soddisfacente per la vasta maggioranza contro questo questo tipo di Brexit

di Simone Santucci

Ottocentoquarantaquattro giorni dopo l’improvvisa e umorale scelta di chiudere con l’esperienza europea i britannici si risvegliano, di nuovo, con le stesse incognite di sempre. La batosta senza precedenti rimediata ieri sera da Theresa May alla Camera dei Comuni, con 432 voti contro e solo 202 favorevoli, dimostra chiaro nei numeri che nemmeno a Westminster è chiara quale sia la via di uscita migliore e cosa significhi attuare, veramente, la Brexit.

Il percorso scelto dal governo, infatti, nonostante le ondivaghe e contraddittorie prese di posizione di questi anni, aveva cercato di preservare il più possibile lo shock prodotto da una uscita hard sotto il punto di vista sociale ed economico in una nazione dove i più fulgidi esempi di multiculturalismo e integrazione convivono con delle sacche di resistenza immutate del vecchio passato aristocratico e coloniale, unitamente a uno dei confini più instabili della storia, quello tra l’Ulter e l’Eire.

Ma è proprio la volontà di salvare capre e cavoli che ha condannato la premier a questa clamorosa sconfitta, frutto visioni clamorosamente opposte tra i brexiteers e l’anima più conciliante che aveva sostenuto (May compresa) la timida linea del remain.  Ma le stesse divisioni dei conservatori si ripercuotono in gioco di specchi all’interno del Partito laburista guidato dal più euroscettico leader che la sinistra britannica ricordi. Né gli uni né gli altri sono stati in grado di uscire allo scoperto con una reale alternativa a questo piano, comunque già negoziotato con Bruxelles. E per questo un intero Paese naviga a vista verso l’ignoto.

Nemmeno a livello tecnico sembra esserci una soluzione chiara: un secondo referendum, oltre a destare dubbi sulla produzione di almeno tre quesiti (chi vince poi?) legherebbe mani e piedi il governo (e quale governo? Questo? Un altro?) ad un mandato che poi, come abbiamo visto, non si è certi di poter portare a termine nel rispetto della volontà popolare. La soluzione più semplice, lasciar fare il lavoro sporco a May e poi mandare a casa l’intero governo per presentarsi ad elezioni anticipate si sta scontrando con la realpolitick. E come vediamo, fare programmi con la Brexit di mezzo è impossibile.