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Bitcoin, perché fanno così paura ai governi? Ecco come funzionano

È la criptovaluta più diffusa. Pur essendo denaro, utilizzabile per fare acquisti, non esistono sotto forma di oggetti tangibili (monete o banconote), ma solo online

di Valentina Magri

I bitcoin sono tornati al centro del dibattito, anche tra non addetti ai lavori. Colpa del loro andamento altalenante in Borsa: Il valore dei bitcoin ha subìto una forte impennata nel tempo passando pochi centesimi del 2009 agli 8.200 di fine luglio. Queste impennate hanno alimentato una “corsa al bitcoin” e favorito il loro ingresso nel mercato dei future, dove si scommette sul valore futuro di un bene.

Ma cosa sono i bitcoin? Sono la criptovaluta più diffusa. Pur essendo denaro, utilizzabile per fare acquisti, non esistono sotto forma di oggetti tangibili (monete o banconote), ma solo online. Sono “l’equivalente digitale dell’oro” secondo Ferdinando Maria Ametrano, dicente di bitcoin e blockchain presso l’Università Bicocca e il Politecnico di Milano, intervistato da questa testata nel dicembre scorso. I bitcoin sono stati introdotti nel 2008 dal programmatore Satoshi Nakamoto, uno pseudonimo la cui identità è ancora ignota.

La generazione di nuova valuta (mining) o l’attribuzione di proprietà di basa sul protocollo bitcoin. La tecnologia che sta dietro al suo utilizzo è di tipo peer-to-peer (P2P). Le transazioni in bitcoin sono memorizzate su un database distribuito (blockchain), ossia replicato da tutti coloro che possiedono un wallet, i conti pubblici in bitcoin degli utenti. Il database distribuito controlla e registra la transazione su tutti i nodi della rete, in modo da evitare che una quantità già spesa possa essere riutilizzata nuovamente. Il numero  massimo di bitcoin che il sistema è in grado di sostenere è 21 milioni: un limite che dovrebbe essere raggiunto nell’arco di circa 130 anni.

Ai bitcoin non occorre un sistema bancario che li emetta e neppure un governo che conferisca loro valore. Queste caratteristiche preoccupano i governi, che non possono controllare la quantità di bitcoin da emettere o distruggere attraverso la politica monetaria. Non possono neppure controllarne i movimenti, indagare su chi beneficia dei profitti di tali movimenti, tassarli oppure punire attività criminali finanziate dai bitcoin. Le transazioni finanziarie non tracciabili infatti favoriscono crimini come traffico di droga, prostituzione, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e terrorismo.  Il controllo di una moneta esercitato dal governo ha pertanto un impatto sulla politica fiscale e sul controllo del crimine.

Inoltre, secondo la Secla Consob americana, i bitcoin potrebbero essere usati dai criminali per creare a danno dei risparmiatori degli schemi di Ponziun modello di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste ultime reclutino nuovi investitori. A questo proposito, il finanziere e fondatore del fondo Algebris Davide Serra in un suo tweet ha definito il bitcoin “il più grande schema Ponzi di tutti i tempi con un valore di 160 miliardi di dollari, ossia tre volte Madoff”.

Alcuni governi hanno già preso dei provvedimenti a sfavore dei bitcoin. La Banca centrale indiana ha intimato alle banche di depennare i loro clienti (risparmiatori o aziende) che utilizzino i bitcoin.

E in Italia? Banca d’Italia nel lontano 2015 ha reso noto con un apposito Bollettino di vigilanza sulle valute virtuali che “condivide l’opinione dell’Eba (European Banking Association) di scoraggiare le banche e gli altri intermediari vigilati dall’acquistare, detenere o vendere valute virtuali”. Le banche e gli intermediari sono chiamate a loro volta ad avvertire i loro clienti (imprese e famiglie) dei rischi delle criptovalute e dell’orientamento di Banca d’Italia su di essi, prima di intraprendere operazioni con esse. L’istituto bancario nazionale ha ribadito questa posizione nel suo ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria 1/2018.

Nel marzo 2018 il Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) ha avviato un piano di analisi e controllo dei rischi delle valute virtuali in collaborazione con le autorità nazionali dei paesi membri.

Tuttavia, ad oggi vige ancora un vuoto legislativo sul bitcoin, sia a livello europeo,  sia a livello italiano.