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Belli e maledetti (con la tecnologia): arriva Zao. Ed è subito allarme privacy

Non ancora disponibile in Europa, l’applicazione capace di sostituire l’immagine dell’utente a quella di attori famosi è già disponibile in Cina. Ignoti i rischi per i dati personali, anche se fioccano le prime segnalazioni. Un nuovo caso FaceApp?

di Alessandro Alongi

Volete apparire belli, alti, slanciati e con un fisico asciutto? Stracciate pure l’abbonamento al centro sportivo e smettetela di alzarvi all’alba per andare a correre sotto casa: dalla Cina arriva Zao, la prima applicazione che trasforma chiunque in un attore di Hollywood.

Dopo il caso eclatante di FaceApp, l’applicazione di invecchiamento dei volti che LabParlamento ha recentemente raccontato, un nuovo caso muove alla ribalta del panorama tecnologico mondiale. Zao, basata sull’intelligenza artificiale, è in grado di sostituire il volto dell’utente a quello degli attori famosi, tramite una tecnica conosciuta come Deepfake per mezzo della quale un software può sintetizzare ogni immagine umana e inserirla nei contesti più disparati.

Debuttata il 30 agosto scorso, in pochissimi giorni Zao ha subito scalato le classifiche delle app più scaricate all’interno dei confini del paese asiatico. Una volta caricata la propria immagine, Zao sovrappone – con gli opportuni accorgimenti – la foto dell’utente ad alcune scene di famosi film, così da immergere il nuovo protagonista all’interno di epiche scene cinematografiche. Sfondi quasi perfetti, con migliaia di nuovi Leonardo Di Caprio pronti ad affacciarsi in tutti i social e nelle piazze virtuali, brandendo spade medievali o saltando giù da elicotteri in fiamme.

Ignoti, allo stato attuale, i rischi per la privacy, con la domanda comune circa la vera natura e scopo dell’applicazione. In molti, infatti, si chiedono quale sia il business model alla base di questa nuova trovata e – soprattutto – se mai potrà sbarcare in Europa, visti i rigidi paletti della normativa comunitaria volta a proteggere i dati personali.

Nei termini e condizioni che regolano gli aspetti giuridici dell’App, si giura che le immagini degli utenti non verranno utilizzati per scopi diversi da quelli pre-concordati con gli utenti stessi. E qui potrebbe aprirsi un baratro leguleio. Infatti, basandosi sui commenti espressi da alcuni utenti sull’App Store, pare che Zao violi la normativa cinese sulla privacy, utilizzando le immagini degli aspiranti Sean Connery anche per finalità di marketing e per la vendita a inserzionisti terzi.

Per quanto, dunque, sia simpatico poter recitare in un famoso film, magari con Marilyn Monroe in abito bianco ad un tiro di schioppo, se madre natura non ci ha assistito per migliorare il nostro aspetto e assomigliare ad una famosa star cinematografica bisognerà ricorrere ai cari vecchi metodi, ad iniziare proprio dalla corsetta mattutina, tanto screditata dal vecchio adagio andreottiano per cui «Quando ho letto che l’americano inventore del jogging è morto poco più che quarantenne ho ringraziato Dio per aver sempre avuto scarsa propensione per il moto».

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.