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Autorità Energia: “Quo vadis” in attesa di una difficile successione

Guido Bortoni, presidente dell'Aeegsi

Bortoni, alla Camera, riassume i temi per il nuovo collegio. “Evitare soluzioni di continuità”. Sul tavolo del Governo un nuovo provvedimento di proroga

di LabParlamento

“Evitare soluzioni di continuità per l’istituzione”. Così, nella sua relazione di fine mandato, il presidente dell’Autorità dell’Energia, Gas e Acqua, Guido Bortoni, ha voluto sottolineare le propria volontà di fare un passo indietro in vista del rinnovo del collegio esortando a pensare a “personalità nuove”. “E’ mia intenzione consegnare questa relazione come testimone alla prossima Consiliatura” ha aggiunto, affermando comunque “la voglia e il dovere di stare qui fino all’ultimo giorno”. A margine del suo intervento, Bortoni ha ricordato che è “possibile una eventuale proroga automatica di 60 giorni” delle sue funzioni. Per il presidente, “sono anche mature le premesse per fare un ulteriore passo per includere” fra i servizi regolati dall’Autorità “anche l’altro grande servizio ambientale,”quello dei rifiuti urbani ed assimilati”.

Proprio in questi giorni, del resto, il tema del rinnovo (febbraio 2018) è arrivato sul tavolo dell’esecutivo. La complessa procedura di nomina parlamentare, a maggioranza qualificata, rende difficile un accordi bipartisan. La semplice proroga di 60 giorni tuttavia non sarebbe sufficiente visto che poi si sciolgono le Camere. Dunque, si sta ragionando su un nuovo provvedimento.

Nella sua relazione, l’Autorità ha sottolineato, punto per punto, i temi di maggiore attualità del momento assieme alle linee strategiche. Un Quo vadis, ripetuto più volte, che rappresenta un’eredità importante per il prossimo collegio.

“Non si può omettere di riscontrare in alcune politiche pubbliche, talvolta eccessive, visibili distorsioni. In particolare nel settore elettrico si è generato un gap rilevante tra i prezzi pagati dai consumatori finali nei mercati al dettaglio ed i corsi delle relative commodity sui mercati all’ingrosso. Segno preoccupante di veri e propri mercati a due velocità”, ha detto tra l’altro il presidente. “Questo fenomeno non solo italiano confina l’effetto della regolazione pro-concorrenziale (per lItalia) soltanto ad una parte intorno al 50% del prezzo finale pagato da cittadini ed imprese”, ha aggiunto.

Per questo, sempre a suo avviso, occorre che gli oneri di incentivazione siano rimessi sotto controllo ed efficientati, cosa fatta in maniera timida nel passato, e che ogni risorsa liberata possa essere reinvestita nella frontiera di ricerca ed innovazione per le nuove tecnologie, al fine di abbassare i costi delle iniziative sostenibili. Non possiamo procedere per eccessi perché ne andrebbe di mezzo la crescita della nostra economia afflitta da prezzi finali dell’energia elevati, né possiamo dimenticarci di innovare perché la strada della riduzione dei prezzi dell’energia green passa unicamente da lì”.

“Sono già in corso una serie di attuazioni della legge sulla concorrenza in vista del avvio del mercato libero, della riforma del mercato elettrico e per favorire l’integrazione delle forme rinnovabili, ha poi ricordato”. “Con la disciplina delle offerte Placet (prezzo libero a condizioni equiparate di tutela) e con l’impostazione accelerata del portale di comparabilità delle offerte” l’autorità ha avviato questo processo di liberalizzazione voluto dalla legge sulla concorrenza. “Quanto ai clienti meno attivi sul mercato – ha detto Bortoni – la regolazione predisporrà strumenti di aggregazione quali ad esempio i Gruppi di acquisto di energia”.

Per Bortoni è anche necessario “promuovere lo sviluppo coordinato delle reti di distribuzione del gas e dell’energia elettrica, sino a oggi caratterizzate da pianificazione separata, financo conflittuale. A tale scopo, andranno individuati strumenti regolatori ad hoc, per attuare obiettivi auspicabilmente ricompresi in una visione strategica coordinata e di lungo termine”. In particolare nel settore del gas, aggiunge Bortoni, “l’utilità delle infrastrutture posizionate sul territorio italiano o ivi afferenti è spesso a vantaggio di altri Paesi dell’Unione europea interconnessi. Diventa, dunque, centrale riuscire a garantire che l’onere dell’infrastruttura sia correttamente gravante anche su tali Paesi e commisurato ai benefici esportati”.

Quanto ai consumatori, da questi, sottolinea Bortoni, arrivano “segnali critici, riscontrabili nel numero in crescita, di reclami, per cui abbiamo rafforzato gli standard di qualità e gli indennizzi in capo agli operatori. Soprattutto ci si è focalizzati sul livello successivo quando i reclami, se irrisolti, si trasformano in meta-reclami ovvero in vere e proprie controversie cliente-fornitore-distributore”. La regolazione ha quindi puntato ad un nuovo sistema di composizione delle controversie. “Nel primo anno di vita del sistema, si raggiungono 40.000 casi di conciliazione di cui ben l’80% perviene a conclusione positiva. Questo contribuisce a ridare fiducia al consumatore”. ha aggiunto.

Infine, nel settore idrico, c’è “un ingente bisogno di investimenti per tutelare il cliente finale e fornire un bene essenziale di qualità”. L’Autorità, ha rivendicato Bertoni, ha “incentivato la ripartenza e la crescita degli investimenti effettivi”. Gli investimenti sul territorio “vedono così una progressione geometrica: erano circa 900 milioni di euro nel 2012 a 1,6 miliardi nel 2015 con una stima di raggiungimento di 3,2 miliardi per ogni anno nel quadriennio 2016-2019”.