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In arrivo la legge per proibire il cellulare ai minorenni: forse una boutade, ma il problema esiste

Fa discutere la proposta di un senatore del Vermont (forse più una provocazione che una reale idea legislativa) di vietare l’uso del telefono ai minori di 21 anni. Scarsa responsabilità e carenza di giudizio alla base dello stop agli smartphone. Ma se invece avesse ragione?

di Alessandro Alongi

Mentre in Italia si fa strada la proposta di riforma costituzionale per aprire il voto del Senato ai 18enni, i legislatori americani sembrano andare nel verso opposto, mettendo in dubbio la maturità dei giovani a stelle e strisce, finanche proibire loro l’uso dei telefoni cellulari, almeno sino a 21 anni compiuti.

È questa la proposta di John Rodgers, senatore democratico del Vermont, presentata all’assise statale qualche giorno fa. Se tale disegno di legge verrà approvato chiunque – al di sotto dei 21 anni – verrà trovato in possesso di uno smartphone rischierà sino a un anno di galera e mille dollari di multa.

 Dopo l’epopea di Al Capone e il contrabbando alcolico degli anni venti, dopo cento anni esatti nuove stagioni di divieti – seppur aggiornati nella sostanza – si affacciano negli States: stop a tutto quello che di dannoso può derivare per il corpo (e lo spirito) degli americani.

Lo Zio Sam si appresta ad inaugurare una nuova stagione proibizionistica? In molti sono convinti che la proposta di legge avanzata dal parlamentare americano farebbe impallidire persino Scarface. Il senso della provocazione, infatti, appare sin troppo ovvia, ed è lo stesso Rodgers a non nutrire particolari speranze sull’approvazione finale del testo dal lui sponsorizzato: “Non mi illudo che passerà. Probabilmente nemmeno io la voterei” ha affermato il senatore americano, che però non ha esitato ad evidenziare il problema sociale dell’uso indiscriminato del telefono cellulare da parte dei giovanissimi.

Per rispondere alle accuse di imbastire una crociata contro il digitale, il Rodgers ha tirato fuori parecchie argomentazioni e, dati la mano, ha provato a dimostrare la fondatezza della sua tesi. Basta prendere i dati sugli incidenti stradali che dimostrano, con estrema facilità, come l’uso del telefonino alla guida è la principale causa di incidenti tra gli adolescenti. Ancora, l’uso dei device elettronici per minaccia o violenza come cyberbullismo e revenge porn (altro capitolo affrontato nel disegno di legge) sono causa indiscussa di stati di ansia, depressione e suicidi, specie nei più giovani e indifesi.

Come se non bastasse la facilità di accesso ai social media direttamente dai cellullari favoriscono il radicalizzarsi di teorie estreme o poco veritiere, senza contare il contributo delle piattaforme digitali nel favorire il reclutamento di terroristi, a discapito della sicurezza nazionale. Sulla scorta anche di tali risultanze si può agevolmente dedurre – secondo l’autore della proposta – che i giovani di oggi non sono maturi per controllare e governare con giudizio simile tecnologia. Proprio come le armi da fuoco, le sigarette e gli alcolici, anche i telefonini vanno vietati ai minorenni.

Ma, al di là della polemica, qualcuno teme che le argomentazioni sostenute dal senatore di Montpelier non siano poi così infondate, specie guardando al contesto italiano. Secondo il Rapporto Digital 2019 sono quasi 55 milioni gli italiani ad accedere ad internet, vale a dire oltre 9 su 10. Negli ultimi anni si è inoltre registrata un’ulteriore crescita di utenti di piattaforme social, ora 35 milioni, +2,9% rispetto al 2018, con ben 31 milioni di connazionali attivi su queste piattaforme direttamente da smartphone (un incremento del 3,3%). Tutte pistole cariche in mano ad altrettanti italiani senza porto d’armi?. Anche nel nostro Paese la causa principale degli incidenti stradali è, infatti, la distrazione alla guida, in gran parte dovuta proprio al cellulare. Cosa che fa mestamente dedurre che, contrariamente a quanto si pensa, una telefonata non allunga la vita.

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi

Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi
Alessandro Alongi collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso l’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TIM, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti.