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Annuario Istat: Italia troppo “timida”

I dati di fine 2019: il Pil cresce, ma poco. I consumi anche aumentano, ma dello zero virgola. Migliora il potere di acquisto delle famiglie, crescono gli stipendi, ma la pressione fiscale è sempre oltre il 42%. Minimo storico per le nascite dai tempi dell’Unità d’Italia

di Stefano Bruni

Anno nuovo vita nuova, si è soliti dire. Ma non sempre è così.

Il 2020 inizia infatti portando con sé i dati resi noti a fine dicembre dall’Istat. E a guardare le varie tabelle contenute nell’annuario 2019, non sembrerebbe prospettarsi una “vita nuova”.

Nel 2018, il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.756.982 milioni di euro correnti, registrando un incremento dello 0,9 per cento.

Tuttavia, l’Italia tra i grandi paesi dell’Unione europea registra il più basso tasso di crescita del Pil in termini di volume.

Anche i consumi finali nazionali sono aumentati, ma sempre di uno 0 virgola (nello specifico dello 0,5 per cento). Analizzando i dati nel dettaglio l’Istat rileva che la spesa delle famiglie residenti, effettuata sia in Italia sia all’estero, è cresciuta dello 0,6 per cento, seppur in frenata rispetto al 2017, e la spesa delle Amministrazioni pubbliche dello 0,2 per cento.

La dinamica in volume degli investimenti fissi lordi è anch’essa positiva (+3,4 per cento), ma con un rallentamento rispetto all’anno precedente, anche se lieve e non tale da interrompere la tendenza espansiva iniziata nel 2016.

Quanto alle esportazioni di beni e servizi, l’Annuario Istat indica un aumento dell’1,9 per cento, mentre per le importazioni la crescita è pari al 2,3%. In entrambi i casi prosegue il trend positivo, ma in maniera inferiore rispetto al 2017. Relativamente ai settori di attività economica, il valore aggiunto in volume ha registrato aumenti nell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,9 per cento) e aumenti nell’industria in senso stretto (+1,8 per cento), nei servizi (+0,6 per cento) e nelle costruzioni (+1,7 per cento).

Migliora anche il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici (+0,9 per cento).

Aumenta dell’1,6 per cento la spesa per consumi finali, così come la propensione al risparmio (+ 0,3% rispetto al 2017).

L’indebitamento netto delle Ap in rapporto al Pil è pari a 2,1 per cento. L’incidenza sul Pil delle entrate totali delle Ap è rimasta invariata al 46,5 per cento.

Sono aumentate però anche le imposte indirette del 2,1 per cento, mentre quelle dirette sono diminuite dello 0,7 per cento.

La pressione fiscale complessiva (cioè la somma degli ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) è risultata pari al 42,1 per cento, invariata rispetto a quella registrata nel precedente anno.

L’incidenza delle uscite totali, pari al 48,6 per cento del Pil, in diminuzione per 0,3 punti percentuali. Nel 2018, le entrate dell’intero sistema della protezione sociale ammontano a 526,4 miliardi di euro (+2,1 per cento rispetto al 2017) mentre la spesa sostenuta per la protezione sociale ha raggiunto i 514,1 miliardi, con un incremento dell’1,9 per cento e una incidenza sul Pil del 29,3 per cento.

Positivo nel 2018 anche l’andamento degli stipendi che sono tornanti a salire. Una crescita che mancava da quasi un decennio. “Dopo una fase di decelerazione che perdurava da nove anni – ha scritto l’Istat – le retribuzioni contrattuali orarie nel totale economia sono tornate ad aumentare (+1,5%). Tale variazione è stata determinata per più di due terzi dai miglioramenti economici intervenuti nell’anno. Il contributo maggiore è derivato dagli aumenti retributivi previsti per la quasi totalità dei dipendenti pubblici (+2,6%) dopo il blocco contrattuale che si protraeva dal 2010.

Le famiglie italiane invece aumentano nel numero, ma sono sempre più piccole. “Il numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l’aumento delle famiglie unipersonali che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti: dal 21,5% nel 1997-98 al 33,0% nel 2017-2018, ovvero un terzo del totale delle famiglie“, spiega l’Istat.

Ancor più preoccupante l’andamento delle nascite. “Nel 2018 continua il calo delle nascite: i nati vivi, che nel 2017 erano 458.151, nel 2018 passano a 439.747, nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia“. Lo dice l’Istat nell’Annuario. Sempre nel 2018, sottolinea, “il numero dei decessi diminuisce e raggiunge le 633.133 unità“. La speranza di vita media alla nascita “riprende ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018“. Tutto ciò rende “l’Italia uno dei Paesi più vecchi al mondo, con 173,1 persone con 65 anni e oltre ogni cento persone con meno di 15 anni al primo gennaio 2019.

Insomma, anno nuovo, ma di “nuove vite” se ne vedono sempre meno.

Stefano Bruni

Stefano Bruni

Stefano Bruni, classe 1978, laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza.Già Capo della segreteria tecnica del Presidente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), è stato componente del Comitato CNEL-ISTAT per l’individuazione di nuovi indicatori integrativi del Pil (Bes) dal 2011 al 2015. Assistente Parlamentare del Presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati nel 2005, componente della Segreteria Tecnica della Commissione per il futuro di Roma Capitale (2008-2009). Assistente del Presidente dell’Associazione internazionale dei Consigli Economici e sociali (Aicesis) con sede a Parigi (2009–2011). Consigliere delegato per i Public Affairs di Confassociazioni (2015–2018) e, dal 2018, membro del comitato etico, scientifico e di indirizzo con delega alle relazioni istituzionali. Sales Manager Miowelfare srl (2016–2017). Consulente di società specializzate in relazioni pubbliche e istituzionali.
Da settembre 2017 è Responsabile rapporti istituzionali del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Da gennaio 2019 Amministratore unico del Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli s.r.l.. Dal 2017 collabora con LabParlamento. Ha scritto e collaborato con IlSussidiario.net, Formiche.net, Consumerismo.it, Secondowelfare.it, ItaliaOggi e Avvenire.
Stefano Bruni