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8 marzo. Le 10 curiosità sulle donne nelle leggi italiane

Gli ultimi 70 anni di normativa in una Nota del Servizio Studi del Senato. Ma siamo ancora lontani dal colmare il gender gap

di Marialessandra Carro

La Giornata internazionale della donna assume quest’anno, per noi italiane, un significato particolare. A ricordarcelo è la Nota Breve “Senza distinzione di Sesso. Dall’articolo 3 della Costituzione alla lotta contro il femminicidio. I 70 anni in cui le donne hanno cambiato le leggi e l’Italia” pubblicata dal Servizio Studi del Senato della Repubblica.

La Nota, redatta da Carmen Andreuccioli, rilegge l’evoluzione della condizione femminile nel nostro Paese attraverso le leggi della Repubblica, a partire proprio da quel mese di marzo del 1947 quando l’Assemblea costituente discusse e approvò il testo dell’Articolo 3 della Costituzione.

A distanza di 70 anni l’Italia occupa il 50esimo posto nella classifica generale sul gender gap stilata dal Word Economic Forum (dati 2016 su 142 Stati esaminati), a testimonianza del fatto che ancora molto c’è da fare per la piena realizzazione del dettato costituzionale.

Il dossier del Senato fa un excursus dei principali atti legislativi volti a garantire alle donne parità sociale, giuridica e sul lavoro.

Ecco 10 curiosità che emergono dalla lettura:

  1. è del 1950 la legge che, tra le altre cose, sancisce il divieto di adibire al lavoro le donne nei tre mesi precedenti il parto e nelle otto settimane successive salvo possibili estensioni;
  2. le donne possono accedere alla magistratura del 1956, sia pure limitatamente alle funzioni di giudici popolari (ordinari o supplenti) e di componenti dei Tribunali dei minorenni;
  3. nel 1963 fu vietato qualsiasi genere di licenziamento in conseguenza del matrimonio;
  4. la potestà parentale sostituì la patria potestà con una legge del 1975;
  5. una legge del 1977 sanciva il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella formazione professionale, nelle retribuzioni e nell’attribuzione di qualifiche professionali;
  6. solo nel 1981 fu abrogato l’istituto del matrimonio riparatore (il reato di stupro si considerava estinto se l’autore del reato sposava la sua vittima);
  7. a partire dal 1998 si iniziò ad affrontare la crescente necessità di conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, tipici del nuovo millennio e delle grandi città;
  8. il pieno riconoscimento del lavoro domestico svolto per la cura del nucleo familiare avvenne nel 1999, dello stesso anno è la legge che consente alle donne la possibilità di svolgere il servizio militare;
  9. il “reato di atti persecutori”, ovvero il cosiddetto stalking, entra nel nostro codice penale nel 2009;
  10. nel 2011 furono imposte per obbligo le cosiddette “quote rosa” nei consigli di amministrazione.

La Nota si conclude ricordando due iniziative legislative attualmente all’esame del Parlamento.

La prima (AS 1628) prevede l’attribuzione ai figli anche del cognome materno. La seconda (AS 638 e connessi) per la prima volta porta all’attenzione del legislatore il dramma mondiale delle spose bambine.