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Roma 2021 / Gualtieri e lo stile da ministro che non “buca” nelle periferie

A cura di Elisa Sciarra

L’ Ex Ministro dell’Economia scende di livello per ricoprire una delle cariche politico/amministrative più complesse: il Campidoglio. Il cambiamento di strategia comunicativa certamente non è semplice: passare da una comunicazione istituzionale ad una comunicazione politica più dinamica, quale quella di una campagna elettorale, per di più da candidato sfidante, richiede grandi capacità comunicative e strategiche. 

Analizzeremo nello specifico temi, scelte comunicative, piattaforme utilizzate, slogan e manifesti. Da ex ministro dell’economia, infatti, non stupisce che i temi più utilizzati siano il “Recovery Roma” seguito dall’occupazione, investimenti finanziari, industriali e innovazione digitale

Temi molto complessi da comunicare in modo chiaro e diretto ai cittadini e la difficoltà dello stesso Gualtieri è chiaramente visibile. Rimangono presenti sulla scena, seppur in modo marginale e senza una proposta specifica, le tematiche che l’elettore si aspetta che un candidato sindaco tratti: trasporti, rifiuti, manutenzione, verde, legalità

Ma quali sono gli strumenti che Gualtieri utilizza per comunicare? Tutte e tre le piattaforme social a disposizione: Twitter, Instagram e Facebook, senza dubbio privilegiando quest’ultima. Prima di tutto, per un’analisi più chiara, un paio di numeri: la pagina Facebook ha un discreto seguito di Follower, per la precisione 46.780, seppur non riconducibili tutti all’interno del Raccordo Anulare. Vengono sponsorizzati molti contenuti, per lo più video, arrivando ad una spesa complessiva di circa 800/900 euro a settimana

Venendo ai contenuti pubblicati vi è certamente un tentativo di narrazione postando periodicamente, attraverso video che spesso riportano solo immagini di cittadini attorno al candidato senza messaggi chiari e precisi all’elettorato, visite nelle periferie della città. 

Salta subito all’attenzione però una discrasia nella narrazione: nei video e nella quotidianità Gualtieri mostra, senza proposte di risoluzione, i problemi comuni come appunto i rifiuti, il degrado, i trasporti, l’emarginazione sociale. Nelle ospitate televisive, come da Giovanni Floris, Sky tg24 e altre però torna su temi più “altisonanti”, come l’investimento finanziario e il Recovery Roma, che sicuramente per il contesto è adatto, senza però riuscire a fonderlo con la dimensione più strettamente territoriale-amministrativa che cerca di raccontare settimanalmente. 

Insomma, da qui si evince la difficoltà di Gualtieri di togliersi l’abito da Ministro per indossare quello di candidato sindaco che gira nei mercati rionali e nei quartieri popolari. I quartieri visitati dallo stesso, tranne per il I Municipio, sono tutti collocati nelle periferie della città, aumentando così la difficoltà di Gualtieri a farsi percepire da quel tipo di elettorato attraverso l’immedesimazione ed empatia. Il “tone of voice” utilizzato non può essere che formale e distaccato, trattando anche tematiche tecniche e complesse. 

Talvolta cerca di interpretare il sentimento di rabbia dei cittadini postando contenuti contro la sindaca uscente Virginia Raggi, ma i toni risultano sempre molto deboli. Per completare questa veloce analisi vorrei concentrarmi ora su una particolarità tutta grafica di questa campagna: i manifesti. 

I manifesti utilizzati richiamano, per i più addentrati del settore, la campagna elettorale tenuta dalla democratica Alexandra Ocasio-Cortez negli USA. Una grafica dinamica che nel caso della democratica statunitense, molto giovane e alla prima candidatura risulta appropriata, nel nostro caso con un candidato statico e già avvezzo al mondo politico non sortisce, chiaramente, lo stesso effetto agli occhi degli elettori. 

Sommariamente, quindi, la narrazione risulta poco chiara e lineare, non si comprende esplicitamente la ricetta di Gualtieri per il comune di Roma, specialmente se paragonata a quella di alcuni suoi competitor con una narrazione più strutturata come ad esempio Calenda. 

Confusione che si ripercuote anche nel fatto di non riuscire a scegliere uno slogan unico per la campagna: ci ritroviamo più slogan come “Roma deve rinascere”, “cambiare il volto di Roma” e altri ancora. Insomma l’impresa è ardua e sul terreno della comunicazione Gualtieri è ancora molto distante dai suoi principali competitor per il Campidoglio.